Mefistofele; Boito; Opera di Roma; Simon Stone; Michele Mariotti

Il Mefistofele di Boito apre la stagione dell’Opera di Roma

La nuova stagione 23/24 del Teatro dell’Opera di Roma si è aperta negli scorsi giorni con una nuova produzione del Mefistofele di Arrigo Boito che ha visto sul podio il direttore musicale del teatro, il maestro Michele Mariotti, mentre l’allestimento è stato affidato al pluripremiato regista australiano Simon Stone, che ha così fatto il suo debutto in Italia.

Simon Stone, celebre per le sue riletture in chiave moderna e iconoclasta dei classici del teatro (tra i suoi lavori più celebri va segnalata La Traviata di Verdi che presentava una Violetta influencer e anche il suo Tristan und Isolde di Wagner ambientato in una contemporanea metropoli occidentale), qui si è dovuto confrontare con un’opera problematica e complessa come il Mefistofele di Boito. Tutto lo spettacolo si svolge  all’interno di una grande scatola bianca astratta, un vuoto cosmico (la noia che circonda Faust prima dell’arrivo di Mefistofele) che si anima di volta in volta grazie ad un magnifico gioco di luci (firmato da James Farncombe) e ad alcuni elementi come la giostra della festa di Pasqua a Francoforte, le radiografie dello studiolo di Faust, l’enorme piscina di palline colorate del secondo atto, a simbolo della sfrenatezza del comportamento di Faust con Margherita, o ancora i monumentali resti archeologici del Sabba classico. Particolarmente riuscito risulta il prologo, che Stone sembra trattare come un oratorio schierando il coro immobile e trasformandolo in una parte della scena stessa. L’incontro tra Mefistofele e Dio avviene proprio al centro di questo enorme ambiente astratto vuoto, dominato dal coro che dà voce a Dio e da una scala a chiocciola (un richiamo alla simbologia biblica della Scala di Giacobbe) da dove entra in scena Mefistofele. Nel complesso il regista australiano sembra mettere lo spettatore di fronte ai vizi della modernità, facendo vivere a Faust tutto ciò che mai non si è permesso nella vita prima dell’avvento del diavolo, e cercando così di farci riflettere sulle derive dell’individualismo sfrenato.  

Mefistofele; Boito; Opera di Roma; Simon Stone; Michele Mariotti
Mefistofele – Arrigo Boito | Teatro dell’Opera di Roma

Sul podio del Costanzi il maestro Michele Mariotti che per la prima volta si accostava alla partitura “scapigliata” di Boito. Ne scaturisce una prova di grande interesse che riesce da un lato ad infondere alla partitura grande solennità e spessore drammaturgico, dall’altro a far emergere le diverse anime, i diversi colori e gli stili differenti che contiene, essendo un’opera composita che muta di momento in momento, con quadri molto differenti tra loro. Di grande impatto inoltre la scelta, rinnovata dopo la scorsa stagione, di posizionare una parte degli ottoni sotto la platea, permettendo così allo spettatore di essere totalmente circondato dal suono, come se questo provenisse davvero dagli inferi. Ottimo e molto applaudito il Coro dell’Opera di Roma preparato da Ciro Visco insieme ai giovanissimi del Coro di voci bianche preparato da Alberto De Sanctis, molto impegnati nel corso di quest’opera dove il loro contributo risulta fondamentale.

Di buon livello anche il secondo cast coinvolto in questa produzione. Jerzy Butryn vestiva i panni di Mefistofele. Il basso polacco ha voce risonante e piena e mostra una buona dizione, buona estensione verso il registro acuto e una presenza scenica che disegna un diavolo ironico e difficile da prendere sul serio, seguendo gli intenti del regista che sdrammatizza la serietà dei ruoli, mettendone in luce il lato grottesco. Convincente anche la prova di Anthony Ciaramitaro, qui interprete di Faust. Il giovane tenore italo-americano ha voce lirica interessante e un buono squillo e facilmente gli si perdona un problema nel finale causato probabilmente dalla posizione non troppo comoda in cui si ritrovava a cantare. Valeria Sepe tornava a vestire i panni di Margherita/Elena dopo aver debuttato il ruolo a Pisa qualche anno fa. Il soprano napoletano ha offerto un’ottima prova grazie ad una bella voce lirica e grande carisma in scena, capace di farci assaporare i dolori della donna ingannata e inconsapevole colpevole di matricidio e di infanticidio. Buona la Marta/Pantalis del mezzosoprano Sofia Koberidze, così come convincono gli altri due comprimari: Marco Miglietta (Wagner) e Yoosang Yoon (Nereo). 

Al termine della recita il pubblico presente in sala ha accolto l’intero cast con calorosi applausi, soprattutto nei confronti del maestro Mariotti. la stagione dell’Opera di Roma prosegue con la ripresa dello storico allestimento della prima Tosca di Puccini che debuttò proprio al Costanzi il 14 gennaio 1900 e che sarà sempre diretta dal direttore musicale Michele Mariotti. 

 


Teatro dell’Opera
Roma | 29 novembre 2023

Mefistofele
opera in un prologo, quattro atti e un epilogo
libretto di Arrigo Boito
dal Faust di Johann Wolfgang von Goethe
musica di Arrigo Boito

Mefistofele | Jerzy Butryn
Faust | Anthony Ciaramitaro
Margherita/Elena | Valeria Sepe
Marta/Pantalis | Sofia Koberidze
Wagner | Marco Miglietta
Nereo | Yoosang Yoon

Orchestra e Coro del Teatro dell’Opera di Roma
con la partecipazione del coro di voci bianche del Teatro dell’Opera di Roma

direttore | Michele Mariotti
maestro del coro | Ciro Visco
maestro del coro di voci bianche | Alberto De Sanctis
regia | Simon Stone
scene e costumi | Mel Page
luci | James Farncombe

ph. Fabrizio Sansoni

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *