Jenufa; Daphne; Staatsoper Berlin; Unter den Linden; Strauss; Janacek; Castellucci; Michieletto

Tra ghiaccio e neve il gennaio della Staatsoper di Berlino

Lo scorso fine settimana siamo stati alla Staatsoper Unter den Linden di Berlino per assistere a due magnifici spettacoli come: Jenůfa di Leoš Janáček e Daphne di Richard Strauss. Due produzioni con numerosi punti in comune che la casualità della programmazione del principale teatro d’opera berlinese ha affiancato nell’ultima data e nella premiere della prima ripresa di queste due produzioni, firmate dai due registi italiani più acclamati e interessanti dei nostri giorni, stiamo parlando di Damiano Michieletto e Romeo Castellucci. Tema centrale delle due produzioni è il ghiaccio e la neve, tematica che si adattava bene alle fredde giornate berlinesi di metà gennaio e che ha fatto da inatteso fil-rouge tra i due spettacoli “italiani”. 

La sera del 19 gennaio abbiamo potuto assistere all’ultima delle recite della prima ripresa (dopo il debutto nel febbraio 2021 a teatro vuoto nel pieno della seconda ondata di chiusure causate dal COVID) della Jenůfa, terzo titolo d’opera scritto da Janáček e per questa occasione affidato alla bacchetta di Axel Kober, mentre la regia, come accennavamo poco fa è stata affidata all’estro di Damiano Michieletto che con questo titolo ha fatto il suo debutto alla Staatsoper di Berlino.

Jenůfa di Leoš Janáček | Staatsoper Unter den Linden - Berlino ph. Bernd Uhlig
Jenůfa di Leoš Janáček | Staatsoper Unter den Linden – Berlino ph. Bernd Uhlig

La scena pensata da Paolo Fantin per Jenůfa nella sua estrema semplicità trasforma il palcoscenico in una vera e propria installazione artistica con evidenti richiami agli Ambienti cronotopici della fine degli anni Sessanta di Nanda Vigo; infatti due lati della scena sono chiusi da una serie di pannelli di plexiglass smerigliato che, grazie anche all’efficacia delle luci al neon di Alessandro Carletti, trasformano la scena in un freddo e ostile (nonché asettico) paesaggio astratto, che aiuta ancora di più a sezionare pubblicamente davanti a tutta la comunità lo straziante dolore della vicenda di Jenůfa. Su tutto incombe il ghiaccio di un enorme iceberg che durante tutto lo spettacolo crescerà fino a soccombere sui personaggi e a svelare con il suo scioglimento la tragica verità sulla morte del figlio di Jenůfa. Il ghiaccio accompagna la vicenda però sin dall’inizio: lo porta Števa al suo ingresso in scena e da lì non lascerà più la scena, accompagnandone i momenti più drammatici. Unica nota di colore in questo bianco è il rosso dell’abitino del bambino di Jenůfa, una sineddoche sta ad indicare il bambino stesso del tutto assente.

Uno spettacolo toccante supportato da un cast che, oltre che vocalmente, è riuscito interpretativamente a trasportare gli spettatori al cuore della vicenda. Su tutti spicca la prova di Vida Miknevičiūtė nei panni di Jenůfa. Sebben annunciato indisposto, il soprano lituano ha offerto una prova vocale e drammatica di grande spessore, mostrandoci una donna determinata nonostante il dolore che subisce. Al suo fianco, toccante la Kostelnička di Rosie Aldridge, vocalmente precisa e interpretativamente coinvolgente. Al termine dell’opera la troviamo immobile sotto all’iceberg in disgelo, con l’acqua che le piove addosso, simbolo del senso di colpa che mai riuscirà ad abbandonarla. Ottimo anche lo Števa di Pavol Breslik che sfoggia voce lirica e irruenza interpretativa. Meno a fuoco a livello vocale il Laca di Stephan Rügamer, scenicamente però perfetto. Di grande livello anche i numerosi comprimari, tutti molto partecipi anche a livello interpretativo, tra cui segnaliamo la nonna di Hanna Schwarz, la Karolka di Maria Kokareva e Natalia Skrycka come moglie del sindaco. 

Alla testa della Staatskapelle di Berlino abbiamo trovato Axel Kober. Il direttore tedesco accompagna in modo coinvolgente l’azione e ben supporta i cantanti, senza che le dinamiche orchestrali prevalgano sulla loro interpretazione. Buona anche la prova del coro preparato da Dani Juris. 

Daphne di Richard Strauss | Staatsoper Unter den Linden - Berlino ph. Monika Rittershaus
Daphne di Richard Strauss | Staatsoper Unter den Linden – Berlino ph. Monika Rittershaus

Il 20 gennaio abbiamo invece potuto assistere alla prima delle riprese della Daphne di Richard Strauss nell’onirico allestimento firmato da Romeo Castellucci, produzione che ha debuttato nel febbraio dello scorso anno e che vede anche in questa prima ripresa la direzione musicale del giovane direttore bavarese (classe 1993) Thomas Guggeis.

Di alto livello la prova musicale, a cominciare dalla direzione di Thomas Guggeis che ha saputo donare alla partitura una leggerezza che contrasta in modo estremamente interessante ciò che accade in palcoscenico. La Staatskapelle segue alla perfezione il giovane direttore offrendo una prova che è stato un vero piacere per l’ascoltatore. La musica ha saputo trasportarci davvero in Arcadia, mentre in palcoscenico Romeo Castellucci ci ha ricordato che quel mondo non esiste più. Lo spettacolo ideato da Castellucci (che come di consueto firma oltre alla regia anche scene, luci e costumi) trasporta infatti lo spettatore in un freddo mondo dall’inverno infinito, l’intera vicenda è infatti ambientata sotto una fitta nevicata che ricopre una terra ormai ostile, in cui l’unica forma di vita è un albero morente a cui Daphne legherà il suo destino, ultimo simulacro della Natura e della vita con cui la ninfa vuole totalmente fondersi. Il mito di Apollo e Dafne (nella versione di Joseph Gregor che differisce da quello ben più noto di Ovidio) è qui riletto da Castellucci in chiave atemporale e può essere letto come una vera e propria riflessione sul cambiamento climatico. Come in tutti gli spettacoli di Castellucci la componente visiva ricopre un ruolo fondamentale che riesce spesso (come in questo caso) a mettere in secondo piano il messaggio dello spettacolo, e il regista cesenate con una scena semplicissima fatta quasi solo da specchi, un magnifico disegno di luci e pochissimi elementi di scena (come il grande fregio classicheggiante, unico richiamo all’antica Grecia) riesce a conquistarci e stupirci.

Vera-Lotte Boecker tornava a interpretare Daphne dopo il grande successo dello scorso anno. Il soprano tedesco conferma la sua prova vocale e interpretativa, offrendo al ruolo della ninfa non sono una voce leggera e radiosa, sfolgorante nelle salite verso il registro acuto, ma anche un’interpretazione totale, fisicamente impegnativa, in totale aderenza allo spettacolo pensato da Castellucci. Johan Krogius e David Butt Philip, rispettivamente Leukippos e Apollo, risultano messi a dura prova dalle tessiture dei due ruoli, con una prova vocale quindi non del tutto a fuoco. Completavano il gruppo dei protagonisti il corretto Peneios di René Pape e l’ottima Gaea di Anna Kissjudit. Di ottimo livello tutti i comprimari: Arttu Kataja, Florian Hoffmann, Adam Kutny, Friedrich Hamel, Evelin Novak e Natalia Skycka.

Il pubblico ha accolto le due produzioni italiane del gennaio della Staatsoper di Berlino con grande entusiasmo e calorosi applausi, sicuramente due degli spettacoli meglio riusciti degli ultimi anni.

 

Staatsoper Unter den Linden
Berlino | 19 gennaio 2024

Jenůfa
opera in tre atti di di Leoš Janáček
tratta dalla pièce teatrale Její pastorkyňa di Gabriela Preissová

 

Nonna Buryjovka | Hanna Schwarz
Laca Klemeň | Stephan Rügamer
Števa Buryja | Pavol Breslik
Kostelnička Buryjovka | Rosie Aldridge
Jenůfa | Vida Miknevičiūtė
Amministratore del mulino | Grigory Shkaruba
Sindaco | David Oštrek
Moglie del sindaco | Natalia Skrycka
Karolka | Maria Kokareva
La vaccara | Ekaterina Chayka-Rubinstein
Barena | Adriane Queiroz
Jano | Victoria Randem
zia | Rebecka Wallroth

Staatsopernchor
Staatskapelle Berlin

direttore | Axel Kober
regia | Damiano Michieletto
scene | Paolo Fantin
costumi | Carla Teti
luci | Alessandro Carletti
coreografia | Thomas Wilhelm

Staatsoper Unter den Linden
Berlino | 20 gennaio 2024

Daphne
opera in un solo atto
musica di Richard Strauss
libretto di Joseph Gregor

Peneios | René  Pape
Gaea | Anna Kissjudit
Daphne | Vera-Lotte Boecker
Leukippos | Johan Krogius
Apollo | David Butt Philip
Vier Schafer | Arttu Kataja, Florian Hoffmann, Adam Kutny, Friedrich Hamel
Zwei Magde | Evelin Novak, Natalia Skycka 

Staatsopernchor
Staatskapelle Berlin

direttore | Thomas Guggeis
regia, scene, luci e costumi | Romeo Castellucci
coreografia | Evelin Facchini



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