Il barbiere di Siviglia; Gioachino Rossini; Teatro Regio di Parma; Opera; pier Luigi Pizzi

Il barbiere di Siviglia apre la stagione di Parma

Il Barbiere di Siviglia di Rossini ha inaugurato la stagione lirica del Teatro Regio di Parma nelle scorse settimane. Lo spettacolo, una ripresa dell’allestimento di Pier Luigi Pizzi per il ROF del 2018, è probabilmente una delle più belle versioni di Barbiere che abbiamo visto, sia per la qualità degli interpreti sia per la bellezza della regia e delle scene.

Il cast, molto applaudito, è stato un elemento fondamentale per l’eccellente riuscita della serata. Tutti gli interpreti si sono mostrati al di sopra delle aspettative e hanno contribuito, ognuno con la propria parte, a regalare al pubblico uno spettacolo divertente e di puro intrattenimento.

Il tenore Maxim Mironov, vestiva i panni del Conte Almaviva (Lindoro). Delicato ed elegante nella voce come nell’aspetto, si prodiga in variazioni, melismi e colorature fin dalla prima aria, senza risparmiarsi. Voce dal volume non gigante, ma estremamente flessibile, regala filatini, trilli e scale ascendenti o discendenti senza far sembrare minimamente difficile alcuna peripezia musicale. Mai esagerato nella recitazione, dismette presto la nobile eleganza un po’ austera dell’inizio dell’opera e si lascia andare a gag divertentissime sempre con leggerezza e gusto. La sua aria a fine opera, “Cessa di più resistere” è interpretata magistralmente, con voce piena nei gravi e con grande pathos. Nella cabaletta seguente, snocciola con precisione estrema le note delle velocissime agilità, rendendo giustizia a questi brani che purtroppo spesso sono tagliati.

Figaro ha la voce e l’aspetto di Andrzej Filónczyk. Un Figaro fresco, giovane, spigliato in scena. Voce di buon volume, facile all’acuto ma corposa nei centri, piena nel registro grave. Evidentemente padrone del suo mezzo vocale, il baritono non deve preoccuparsi di come cantare ma può concentrarsi su come stare in scena, e offre un’interpretazione molto naturale del barbiere tuttofare. Molto bene anche i duetti del primo atto. 

Rosina (Maria Kataeva) può vantare una bella voce e una bella presenza scenica. Un bel timbro grave accompagnato da acuti saldi e squillanti, portati in sala con un considerevole volume. Buona attrice, affronta la parte con uno stile fresco e frizzantino, molto coinvolgente. Eccellente fin dalla sua aria di sortita, si muove sicura in tutti i registri, su e giù per Il pentagramma, con solidità e sicurezza. Nell’aria di coloratura “Contro un cor” fa sfoggio delle sue capacità vocali tra amabili variazioni e infiorettature, sempre con un volume gigante.

Il fenomenale Bartolo di Marco Filippo Romano ha la capacità di far ridere anche senza avere ancora aperto bocca, solo con uno sguardo o un saltello. Questo interprete, ormai consacrato come punto di riferimento per questi ruoli di basso buffo, può vantare una emissione e una dizione perfette, e grazie alla sicurezza di avere il totale controllo della sua voce può dedicarsi a scolpire il personaggio dal punto di vista scenico e attoriale, offrendone un’interpretazione memorabile. Romano si presenta in scena con una affettatissima R moscia, molto nobile ma anche molto dichiaratamente parmigiana, serissimo nella sua aria “A un dottor della mia sorte”, affrontata a gran voce e con piglio sicuro. Il suo cavallo di battaglia è sicuramente il “rap rossiniano”, il sillabato veloce, che rende con una nitidezza cristallina e una velocità da mitragliatrice. Attore eccellente, si diletta anche in balletti improbabili e divertentissime gag, e viene accolto da ovazioni calorosissime non solo a fine spettacolo, ma anche a scena aperta.

Buonissima prova, sia dal punto di vista vocale che attoriale, anche per Roberto Tagliavini (Don Basilio). Voce dal gran volume, bel timbro scuro, ricca di sonorità nei gravi e con una buonissima tenuta del fiato. Riceve molti applausi e molti “bravo” dopo l’aria della calunnia, e prosegue con un secondo atto molto ben interpretato, con ottima resa del personaggio.

In un cast di altissimo livello, non sono da meno i comprimari: molto bravo William Corrò (Fiorello), che apre l’opera con un canto piacevole, dai delicati pianissimi, e un apprezzabile vibrato. Buona la pronuncia, sempre chiara. La bella presenza e una buona interpretazione scenica completano i personaggi di Fiorello e dell’ufficiale. Licia Piermatteo è una Berta dalla voce squillante, ben distinguibile nei concertati, e offre una resa interessante del personaggio, che in questa regia viene visto come alleato di Rosina. Buon volume soprattutto nei centri ma emissione pulita anche nel registro acuto. Il domestico Ambrogio più che comprimario dovrebbe essere annoverato come reale protagonista di questa regia. Divertentissimo nell’interpretazione di Armando De Ceccon, che è quasi sempre sul palco e arricchisce con le sue gag e i suoi movimenti ogni scena. Riceve dal pubblico una meritatissima ovazione nei saluti finali.

Buona prova anche per la Filarmonica Arturo Toscanini diretta dal maestro Diego Cerreta. Nell’ouverture, suonata interamente a sipario chiuso, si sentono distintamente i contributi di tutti gli strumenti, senza prevaricazioni di uno sull’altro. Già dall’apertura dell’opera, generosamente applaudita, si nota una direzione vivace, ma non caotica, veemente ma non assordante. In alcuni momenti, come il finale dell’atto primo, si sarebbe potuto spingere un po’ più in là, rendendo più frizzante il delirio rossiniano, ma nel complesso si è apprezzata una buona direzione e una buona interpretazione da parte dei maestri d’orchestra. Rimarchevole il contributo al fortepiano del Maestro di sala, Gianluca Ascheri, un vero virtuoso della tastiera, che commenta musicalmente ogni recitativo del lungo libretto, in cui nessuna parte è stata tagliata.

Uno dei motivi del successo di questa produzione è sicuramente anche la regia elegante e creativa di Pier Luigi Pizzi. La scena si apre su un adorabile villino, immancabilmente sui toni di grigio, cifra stilistica di Pizzi, luminosissimo ed elegante. Saranno i personaggi, nel corso dell’opera, a dare un tocco di colore con i loro vestiti e i loro movimenti alla compassata e aristocratica architettura. Regia e movimenti curatissimi, a volte sembra di poter leggere i pensieri dei personaggi sulle loro facce. Il regista introduce gag e trovate uniche, molto divertenti e mai grossolane, pensate anche in base alla località in cui viene rappresentato lo spettacolo, come la R moscia di Bartolo o l’eucaristia con una fetta di salame, in onore ai salumi Emiliani. Bellissimi i costumi, di ispirazione chiaramente neoclassica, e le luci. Molto apprezzato il fatto che in ogni duetto i cantanti si scambino di posizione nelle varie strofe o ripetizioni, in modo che gli spettatori sui due lati del teatro possano udire molto bene sia l’una che l’altra voce indipendentemente da dove sono seduti.

Questa unione di un cast eccezionale, una catena senza “anelli deboli”, e di una regia intelligente ed elegante, ha offerto al pubblico un Barbiere di Siviglia memorabile, di altissima qualità, ed è stato salutato da lunghissimi applausi e divertito entusiasmo.

Roberto Cighetti


Teatro Regio 
Parma | 16 gennaio 2024

Il barbiere di Siviglia
commedia in due atti di Cesare Sterbini
musica di Gioachino Rossini
Edizione critica della Fondazione Rossini, in collaborazione con Casa Ricordi, a cura di Alberto Zedda

Il Conte d’Almaviva | MAXIM MIRONOV
Don Bartolo | MARCO FILIPPO ROMANO
Rosina | MARIA KATAEVA
Figaro | ANDRZEJ FILÓNCZYK
Don Basilio | ROBERTO TAGLIAVINI
Berta | LICIA PIERMATTEO
Fiorello/Un ufficiale | WILLIAM CORRÒ
Ambrogio | ARMANDO DE CECCON

 Filarmonica Arturo Toscanini
Coro del Teatro Regio di Parma

Maestro concertatore e direttore | DIEGO CERETTA
Maestro del coro | MARTINO FAGGIANI
Regia, scene e costumi | PIER LUIGI PIZZI
Regista collaboratore e luci | MASSIMO GASPARON

Riallestimento in coproduzione Rossini Opera Festival e Teatro Regio di Parma



ph. Roberto Ricci

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