Médée Scala; Milano; opera; Damiano Michieletto; Cherubini

Médée di Cherubini alla Scala

Dopo il Don Carlo che ha aperto la stagione 23/24 il Teatro alla Scala propone una nuova produzione della Médée di Luigi Cherubini, titolo che mancava al Piermarini dalla leggendaria produzione del 1962 che vide protagonista Maria Callas, tuttavia quest’anno è la prima volta che il teatro milanese mette in scena la versione originale in francese, dato che nelle uniche tre occasioni in cui l’opera è stata precedentemente presentata (nel 1909, nel 1953 e nel 1962) si scelse la versione italiana dell’opera (con recitativi musicati da Franz Lachner).

Purtroppo anche questa seconda nuova produzione della stagione scaligera è stata segnata dalla sfortuna e da alcuni cambi di cast a partire dalla protagonista annunciata, Sonya Yoncheva che ha cancellato la sua partecipazione a poche settimane dal debutto sostituita inizialmente da Marina Rebeka che aveva cantato il ruolo con successo alla Staatsoper di Berlino. Quest’ultima purtroppo a sua volta ha potuto cantare solo due delle recite, a causa di un’improvvisa malattia, sostituita prima da Maria Pia Piscitelli e successivamente da Claire De Monteil.

Médée di Luigi Cherubini - Teatro alla Scala di Milano | ph. Brescia & Amisano
Médée di Luigi Cherubini – Teatro alla Scala di Milano | ph. Brescia & Amisano

Per questa occasione il nuovo allestimento è stato affidato a Damiano Michieletto, che torna alla Scala dopo il successo della Salome della scorsa stagione e soprattutto dopo la fantasmagorica produzione de Les Contes d’Hoffmann che ha aperto la stagione della Fenice di Venezia. Per questa Médée Michieletto ha deciso di spostare la vicenda ai nostri giorni e di incardinare la lettura sulla sofferenza dei due bambini che si trovano ad essere contesi da Medée e Jason, incapaci di capire il perché della separazione dei due, né di apprezzare la nuova matrigna (Dircé) o il nuovo “nonno” (Créon) che sembra volerseli ingraziare tramite regali per poi toglierseli di torno al momento opportuno rinchiudendoli nella loro stanza. E’ proprio la stanza dei bambini a stare al centro della vicenda, perché è lì che avverrà la loro uccisione da parte della madre, è da lì che esce nel momento della maledizione di Médée a Créon una carrozzina, simbolo della sua maternità e che avevamo visto all’inizio dell’opera quando Michieletto ci ha mostrato una giovane Médée, madre felice, prima che venisse lasciata da Jason. Drammaturgicamente, la scelta di più forte impatto è stata quella di sostituire i recitativi parlati previsti della versione originale francese (ricordiamo infatti che Médée va in scena per la prima volta all’Opéra-Comique a Parigi dove questa era la consuetudine) con parti recitate (e preregistrate) dai bambini che danno voce ai loro pensieri in questa storia, rendendo tutta la vicenda ancora più tragica e coinvolgente, soprattutto quando questi pensieri vengono espressi mentre una giostrina carillon gira sul tema dell’aria di Médée. 

Le scene di Paolo Fantin ambientano la vicenda in quello che sembra un grande salone di un palazzo, quasi una agorà greca, dove tutto ha luogo, questo grande spazio vuoto è però dominato dalla porta che ci divide dalla stanza dei figli di Médée. Tanti sono i momenti scenograficamente di grande impatto che sottolineano i momenti più drammatici della vicenda. Ci riferiamo per esempio all’inizio, quando al termine della sinfonia di apertura il grande telo bianco con la frase di Euripide “Questa famiglia non c’è più, è già distrutta” viene risucchiato dando inizio all’opera, oppure alla crepa che andrà a rompere la parete di fondo durante la scena del temporale, a significare la fine definitiva della famiglia di Médée e Jason. Come sempre estremamente efficaci le luci di Alessandro Carletti, mentre sono in linea con l’ambientazione contemporanea i costumi di Carla Teti.

Médée di Luigi Cherubini - Teatro alla Scala di Milano | ph. Brescia & Amisano
Médée di Luigi Cherubini – Teatro alla Scala di Milano | ph. Brescia & Amisano

Sul podio dell’orchestra scaligera abbiamo trovato Michele Gamba, giovane direttore che ha all’attivo già alcune importanti produzioni operistiche scaligere, tra cui l’ultimo Rigoletto. Gamba sceglie un organico piuttosto ridotto per questa Médée e offre una prova solenne che riesce a dare al dramma una lettura realmente drammatica, capace di farci percepire la grande modernità dietro questa partitura. 

Come abbiamo già detto, la produzione è stata particolarmente sfortunata per quanto riguarda la protagonista femminile. La recita a cui abbiamo assistito è stata iniziata da Marina Rebeka che ha tentato di riprendere il ruolo dopo una forma influenzale. Il soprano lettone ha dato tutto quello che poteva, sia vocalmente che dal punto di vista interpretativo, ma ha concluso a fatica il primo atto per poi lasciare spazio a Claire De Monteil che le era già subentrata nella recita precedente. Il giovane soprano francese ha voce limpida e di buona proiezione vocale, soprattutto nel registro acuto. Per questo ruolo forse le manca un po’ di sonorità nel registro più basso. L’interprete è stata coinvolgente e ha saputo dare rilievo all’idea del personaggio sviluppata dal regista, nonostante il poco tempo a disposizione. 

Alterno il resto del cast, a cominciare dal Jason di Stanislas de Barbeyrac, tenore francese specialista di questo repertorio che si cala perfettamente nel ruolo dal regista, che lo vuole superficiale e gigionesco (salvo disperarsi nel finale per la morte dei figli). Sfoggia un bel fraseggio, ma la voce risulta leggermente ingolata e l’emissione non perfetta. Buona la Dircé di Martina Russomanno, a cui si perdona qualche difficoltà nel registro più acuto. Nahuel Di Pierro non è sembrato abbastanza tonante per il ruolo di Créon. Ambroisine Bré è stata una Néris corretta, dalla voce un po’ piccola per la grande sala scaligera. Ottime le due confidenti di Dircé interpretate da Greta Doveri e Mara Gaudenzi. Buona la partecipazione del Coro del Teatro alla Scala, guidato come sempre dall’ottimo Alberto Malazzi,  in questa produzione il Coro scaligero ha dato vita ad una prova interpretativa intensa e coinvolgente.

Al termine della recita la sala ha tributato applausi per tutti ed ha accolto in maniera davvero calorosa Claire De Monteil che ha coraggiosamente sostituito in corsa Marina Rebeka, salvando la serata.


Teatro alla Scala
Milano | 26 gennaio 2024

Médée
opera in tre atti
libretto di François-Benoît Hoffmann
musica di Luigi Cherubini

Médée | Marina Rebeka / Claire De Monteil
Jason | Stanislas de Barbeyrac
Créon | Nahuel di Pierro
Dircé | Martina Russomanno
Néris | Ambroisine Bré
1ère femme | Greta Doveri
2ème femme | Mara Gaudenzi
Les deux fils de Jason et Médée | Tobia Pintor e Giada Riontino
voci registrate | Timothée Nessi, Sofia Barri

Orchestra e Coro del Teatro alla Scala

direttore | Michele Gamba
maestro del coro | Alberto Malazzi
regia | Damiano Michieletto
scene | Paolo Fantin
costumi | Carla Teti
luci | Alessandro Carletti
drammaturgia | Mattia Palma



ph. Brescia e Amisano

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