Staatsoper Stuttgart; Stoccarda; Don Carlos; Elektra

Don Carlos ed Elektra alla Staatsoper di Stoccarda

A ridosso delle festività pasquali la Staatsoper di Stoccarda ha programmato tra i vari titoli due interessanti riprese di due produzioni del repertorio il Don Carlos di Giuseppe Verdi (nella versione in cinque atti in francese) firmato da Lotte de Beer ed Elektra di Richard Strauss, nell’allestimento ormai storico di Peter Konwitschny coprodotto con il Det Kongelige Teater Kopenhagen.

Il 29 marzo abbiamo avuto la possibilità di assistere alla ripresa del Don Carlos di Verdi diretto dal maestro Valerio Galli alla testa dell’orchestra della Stuttgarter Oper di un nutrito cast. Il Maestro toscano ha dato una lettura che ha sottolineato (in linea anche con la regia) gli aspetti più violenti della partitura, scegliendo tempi piuttosto sostenuti, senza indugi, proponendo una lettura in cui gli eventi sembrano precipitare verso dolorosi traguardi. Ottimo l’apporto del coro preparato dal M° Manuel Pujol. 

Il giovane Infante era David Junghoon Kim, in possesso di una voce tenorile dal colore eroico che sale salda verso il registro acuto. Il tenore coreano tende un po’ a gonfiare i centri, ma a parte questo aspetto, la sua prova è stata positiva e interpretativamente ha ben comunicato il disagio che questo complesso personaggio attraversa nel corso dell’opera. Olga Busuioc tornava invece a interpretare Elisabeth dopo il debutto in questa produzione nel 2019. Il soprano moldavo ha convinto grazie ad un grande temperamento, voce dal bel timbro brunito con facili salite verso l’acuto, mentre il registro grave risulta meno sonoro. Diana Haller era invece la Principessa Eboli. Dopo una Chanson du voile che ha mostrato qualche difficoltà nelle colorature e nel registro acuto, la prova del mezzosoprano croato dalla voce piena e ben proiettata è andata migliorando, offrendo una buona prova nel O Don fatale, di grande intensità drammatica. Adam Palka è stato invece un Philipp II corretto, dal colore vocale chiaro, interpretativamente distaccato, proponendo in linea con la regia un freddo e calcolatore. Johannes Kammler vestiva per la prima volta invece i panni di Rodrigue, offrendo una prova di ottimo livello, dal fraseggio curato, con voce calda e interpretazione coinvolgente. Chiudeva il gruppo dei protagonisti Gianluca Buratto nei panni del Grande Inquisitore, con voce scura e tonante e ben proiettata, unita ad un ottimo fraseggio. Di buon livello i comprimari impegnati tra cui citiamo: Michael Nagl (un monaco), Natasha Te Rupe Wilson (Thibault), Alma Ruoqi Sun (una voce dal cielo), Alberto Robert (Lerma). 

Lotte de Beer firma uno spettacolo con una lettura per lo più tradizionale, senza stravolgimenti di trama e con un forte accento sui traumi subiti e sui travagli interiori di Don Carlos e di Philippe. La messinscena è dominata da grandi contrasti cromatici, il palco è  completamente nero, l’oscurità regna sovrana, mentre i costumi sono praticamente tutti bianchi. La vicenda risulta ambientata in un mondo fuori dal tempo e solo i costumi (firmati come le scene da Christof Hetzer) aiutano a collocare la vicenda in tempo più vicino a noi. L’intera scena è dominata da una colossale parete rotante tondeggiante che permette di volta in volta di cambiare e trasformare l’aspetto del palcoscenico. Tra gli elementi più interessanti (e sicuramente di maggior impatto) la decisione di Lotte de Beer di aggiungere alla musica composta da Verdi per il balletto del III atto una composizione contemporanea di Gerhard Winkler, la Pussy-(r)-Polka del 2013, brano che riesce incredibilmente ad integrarsi con la narrazione e ad accompagnare la pantomima che un gruppo di giovanissimi attori inscenano sul palco, questi bambini avranno un ruolo fondamentale lungo tutto lo spettacolo, arrivando al termine dello spettacolo a soffocare con un sacchetto Carlo V. Sono proprio i bambini ad essere al centro della produzione di Lotte de Beer che li mostra senza controlli e inclini alla violenza, come la società in cui sono cresciuti, un modo per dare una lettura tragica della vicenda, nonché del futuro, perché bambini cresciuti in un clima di violenza creano altra violenza, senza che questo aspetto possa aver fine. 

Il 30 marzo è stata la volta di Elektra di Strauss. Come accennavamo all’inizio lo spettacolo è quello del 2005 che Peter Konwitschny firmò per i teatri di Copenhagen e Stoccarda e che in questi quasi venti anni è diventato uno dei capisaldi del repertorio della Staatsoper Stuttgart. 

Lo spettacolo di Konwitschny attualizza il dramma di Elektra portandolo ai nostri giorni e trasformandolo in un vero e proprio dramma familiare; ancor prima che la musica abbia inizio, sul proscenio il pubblico può assistere ad una sorta di antefatto (non troppo fedele al mito ma efficace) che mostra Agamennone (interpretato dall’attore berlinese Peer Oscar Musinowski) intento a giocare attorno ad una vasca da bagno con i suoi tre piccoli figli. Proprio nel momento dell’attacco della musica il re di Micene viene assassinato per mano di Egisto e Clitemnestra, il tutto davanti agli occhi della piccola Elettra che ne resta traumatizzata. Il corpo di Agamennone, riverso nella vasca resterà poi in scena per tutto lo spettacolo, diventando un fantasma e un’ossessione presente e costante che Elettra utilizzerà per convincere il fratello a commettere la strage finale. La scena è dominata per quasi tutta la durata dello spettacolo da un enorme conto alla rovescia proiettato sul fondale, timer che ci divide dall’inizio della strage. La materializzazione di Agamennone in scena per tutto lo spettacolo è giustificata da Konwitschny dal continuo ricorrere dall’Agamemnon-Akkord sin dalle battute iniziali dell’opera. L’intera sequenza finale, con la strage da parte di Oreste e del suo precettore di tutte le persone presenti nella casa, sebbene nata quasi vent’anni fa ricordando gli attentati terroristici dei primi anni 2000, risulta oggi ancora terribilmente attuale alla luce dei recenti attentati. Esemplare, nonostante gli anni passati dalla prima, il lavoro attoriale sui personaggi che risultano estremamente ben caratterizzati e vividi. 

A livello musicale, sul podio abbiamo trovato Cornelius Meister, direttore musicale della Staatsoper Stuttgart. Nonostante qualche piccola imperfezione, la prova dell’orchestra è stata di buon livello, mentre la lettura di Cornelius Meister è stata improntata a far emergere i temi più violenti dell’opera, come per esempio quello della vendetta, senza però esagerare nel volume. Ottima è stata infatti la coordinazione tra buca e palcoscenico. Di ottimo livello il cast coinvolto per questa ripresa che dopo le date a Stoccarda si sposterà a Parigi al Théâtre des Champs-Élysées e a Colonia. La protagonista era Iréne Theorin che ha offerto una prova drammatica di grande valore. A dispetto di un vibrato piuttosto marcato, la voce è capace di fraseggiare in modo interpretativamente efficace ed è capace di sferzate in acuto di grande intensità. A livello attoriale la prova del soprano svedese è maiuscola, capace di portarti dritto nel dramma di questa donna traumatizzata dalla morte del padre e in cerca di vendetta. Di grande spessore anche la Klytämnestra di Violeta Urmana, dalla voce mezzosopranile ben timbrata e suadente. Simone Schneider interpretava invece Chrysothemis con voce solida e ben proiettata da soprano drammatico, donando un ritratto di questo personaggio meno infantile, ma più sofferente nel disperato desiderio di normalità. Buona la prova del baritono Pawel Konik che vestiva invece i panni di un Orest dimesso, meno combattivo, ma più sofferente. Quasi istrionico invece l’Egisth di Matthias Klink, vocalmente ottimo e interpretativamente molto coinvolgente, nonostante la piccola parte.

Di buon livello i numerosi comprimari, a cominciare dal precettore di Orest di Sebastian Bollacher, per continuare con il folto numero delle serve e ancelle e la loro sorvegliante:  Anna Matyuschenko, Lena Spohn, Catriona Smith, Stine Marie Fischer, Ida Ranzlov, Alexandra Ionis, Clare Tunney ed Esther Dierkes. Corretto il piccolo intervento del coro della Staatsoper Stuttgart preparato da Manuel Pujol. 

Per entrambe le recite il teatro era praticamente esaurito e come da tradizione il pubblico entusiasta ha accolto gli artisti con lunghe ovazioni ed applausi.

Staatsoper Stuttgart
Stoccarda | 29 marzo 2024

Don Carlos
opera in cinque atti 

musica | Giuseppe Verdi

libretto | Joseph Méry e Camille du Locle

Philipp II | Adam Palka
Don Carlos | David Junghoon Kim
Rodrigue | Johannes Kammler
Le grand inquisiteur | Gianluca Buratto
Un moine | Michael Nagl
Elisabeth de Valois | Olga Busuioc
Eboli | Diana Haller
Thibault | Natasha Te Rupe Wilson
Une voix du ciel | Alma Ruoqi Sun
Lerma | Alberto Robert
Six députés flamands | Sebastian Bollacher, Henrik Czerny, Daniel Kaleta, Malte Kebuschull, Stephan Storck, Ulrich Wand.

Staatsopernchor Stuttgart
Extrachor der Staatsoper Stuttgart
Statisterie der Staatsoper Stuttgart
Staatsorchester Stuttgart

direttore | Valerio Galli
maestro del coro | Manuel Pujol
regia | Lotte de Beer
ripresa da Tizian Olivieri
scene e costumi | Christof Hetzer
luci | Alex Brok
dramaturgie | Franz-Erdmann Meyer-Herder, Peter Te Nuyl




Staatsoper Stuttgart
Stoccarda | 30 marzo 2024

Elektra
tragedia in un atto
musica di Richard Strauss

libretto di Hugo von Hofmannsthal

Klytämnestra | Violeta Urmana
Elektra | Irene Theorin
Chrysothemis | Simone Schneider
Orest | Pawel Konik
Aegisth | Matthias Klink
Pfleger des Orest | Sebastian Bollacher
Vertraute | Anna Matyuschenko
Schleppenträgerin | Lena Spohn
Junger Diener | Alexander Efanov
Alter Diener | Daniel Kaleta
Aufseherin | Catriona Smith
Erste Magd | Stine Marie Fischer
Zweite Magd | Ida Ranzlov
Dritte Magd | Alexandra Ionis
Vierte Magd | Clare Tunney
Fünfte Magd | Esther Dierkes
Agamemnon | Peer Oscar Musinowski

Staatsopernchor Stuttgart
Statisterie der Staatsoper Stuttgart
Staatsorchester Stuttgart

direttore | Cornelius Meister
maestro del coro | Manuel Pujol
regia | Peter Konwitschny
ripresa da Rebecca Bienek
scene e costumi | Hans-Joachim Schlieker
video | Signe Keogh
luci | Manfred Voss
dramaturgie | Werner Hintze, Juliane Votteler, Jens Schroth


ph. Martin Sigmund

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