Guillaume Tell; Teatro alla Scala; Milano; Mariotti

Guillaume Tell di Rossini alla Scala

Accade di rado di assistere ad una rappresentazione la cui parte musicale è così profondamente scissa e distante dalla messinscena, com’è accaduto in occasione delle recite scaligere dell’ultimo Guillaume Tell di Rossini (titolo che mancava dal 1988 al Piermarini e che addirittura non era mai stato rappresentato nella versione originale in francese), dove a fronte di un trionfo della parte musicale diretta da Michele Mariotti, dobbiamo constatare un fragoroso fiasco per quanto riguarda la regia firmata da Chiara Muti.

Lo spettacolo ideato da Chiara Muti appare sin dalle prime scene fin troppo cupo e confusionario, l’ispirazione a Metropolis di Fritz Lang, citata diverse volte dalla regista nel testo di sala e in alcune interviste è identificabile in pochi e sporadici elementi (soprattutto negli splendidi costumi firmati da Ursula Patzak per le figure che interpretano i sette peccati capitali che compaiono durante il balletto del terzo atto attorno a Gessler, che qui rappresenta una sorta di demonio), mentre le opprimenti scene che ambientano l’intera vicenda dentro un carcere (scene firmate da Alessandro Camera) sembrano richiamare vagamente il carcere del Fidelio di Beethoven con la regia di Werner Herzog che inaugurò la stagione scaligera il 7 dicembre 1999. Se dopo il passo a sei del primo atto, in sala si è levata una solitaria protesta, dopo il balletto del terzo atto (una sorta di sabba demoniaco con soldati e prigionieri che si trovano a danzare attorno al grande albero che domina la scena, mentre uno spalto girevole ospita Gesler e la personificazione dei vizi capitali) le proteste sono state numerose e sonore nei confronti di quella che è parsa una messinscena a tratti volgare e priva di gusto, ma soprattutto nel prosieguo della serata l’impressione che si è avuta è quella di star assistendo ad una accozzaglia di suggestioni e ispirazioni, assemblati alla rinfusa. Tuttavia dobbiamo riferire della riuscita dell’ultima scena, in cui il popolo ormai libero si spoglia del grigio uniforme del carcere per trasfigurarsi in bianco assieme a tutto il palcoscenico del teatro dominato a questo punto dalla proiezione di una maestosa cascata.

Festeggiatissimo Michele Mariotti alla testa dell’Orchestra scaligera che qui decide di proporre Guillaume Tell in versione integrale (i tagli come da lui dichiarato sono veramente minimi), anche in virtù del fatto che, come già detto precedentemente, la versione francese non era mai stata eseguita prima al Piermarini. Il direttore pesarese è esperto conoscitore della partitura rossiniana e lo dimostra anche in questa occasione regalando al pubblico scaligero una direzione calibratissima, che mai eccede nei volumi, coerente per tutta la lunga durata, palpabile nell’emozione che scaturisce dai dettagli orchestrali che emergono per arrivare al grande coinvolgente finale. Ottimo inoltre il rapporto tra palcoscenico e buca dove l’orchestra del Teatro alla Scala, salvo qualche imperfezione tra le fila degli ottoni, è fautrice di una prova di alto livello. Di altissimo livello anche la prova del Coro del Teatro alla Scala preparato dal M° Alberto Malazzi, qui impegnato in numerose pagine centrali nello svolgimento dell’opera, tanto da poter essere considerato un vero e proprio personaggio. 

Molto soddisfacente la prova della compagnia di canto coinvolta. Dopo il successo come Filippo II nel Don Carlo inaugurale, Michele Pertusi vestiva qui i panni di Guillaume con grande autorevolezza, fraseggio elegante e fierezza d’accento, perfetto per dare voce a quest’uomo mosso da grandi ideali e amore verso la patria, ma allo stesso tempo anche un uomo come tutti noi, con le sue paure e i suoi affetti.  Dmitry Korchak si è invece calato negli (scomodi) panni di Arnold, una parte difficilissima, che il tenore russo ha affrontato con grande baldanza, ottima proiezione vocale e acuti funambolici che gli sono valsi grandi applausi da parte del pubblico. Interpretativamente scaturisce il lato più eroico di questo personaggio, senza però dimenticare la tenerezza nei passaggi più lirici. Mathilde era invece il soprano Salome Jicia che sfoggia una voce dalle tinte brunite, ben proiettata, corposa e solida, molto adatta alla caratterizzazione del personaggio aristocratico che interpretava. Il registro acuto ha purtroppo evidenziato qualche asprezza e abbiamo percepito qualche imprecisione nelle colorature. Davvero affascinante il connubio di voci femminili nel terzetto dell’ultimo atto durante il quale la voce di Salome Jicia perfettamente si sposava con quella delle interpreti di Jemmy e di Hedwige. Jemmy era il soprano francese Catherine Trottmann dalla voce luminosa che ben rispecchiava la giovinezza del personaggio, ma con acuti che in alcuni momenti hanno fatto fatica ad essere uditi, soprattutto nei concertati. Ottima la prova di Géraldine Chauvet nei panni di una dolente Hedwige.  Di buon livello anche i tre bassi: il rude e cattivo Gesler di Luca Tittoto, l’elegante Walter Fürst di Nahuel Di Pierro e l’autorevole Melchtal di Evgeny Stavinsky

Completavano il lungo cast il buon Leuthold di Paul Grant, il Rodolphe di Brayan Ávila Martinez con qualche problema di proiezione vocale, il Ruodi di Dave Monaco e il cacciatore di Huanhong Li. 

Applausi ed acclamazioni al termine della recita per tutto il cast, ma soprattutto verso il maestro Mariotti, trionfatore assoluto della serata. La stagione scaligera prosegue con le recite della nuova produzione de La Rondine di Puccini, e con le riprese del dittico Cavalleria Rusticana e Pagliacci e del Don Pasquale di Donizetti.


Teatro alla Scala
Milano 10 aprile 2024

Guillaume Tell
melodramma in 4 atti
libretto di Étienne de Jouy e Hippolyte-Louis-Florent Bis
musica  di Gioachino Rossini

Arnold Melchtal | Dmitry Korchak
Guillaume Tell | Michele Pertusi
Walter Fürst | Nahuel Di Pierro
Melchtal | Evgeny Stavinsky
Gesler | Luca Tittoto
Rodolphe | Brayan Ávila Martinez
Leuthold | Paul Grant
Ruodi | Dave Monaco
Mathilde | Salome Jicia
Jemmy | Catherine Trottmann
Hedwige | Géraldine Chauvet
Un chasseur | Huanhong Li

Orchestra e Coro del Teatro alla Scala
Allievi della Scuola di Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala

direttore | Michele Mariotti
maestro del coro | Alberto Malazzi
regia | Chiara Muti
scene | Alessandro Camera
costumi | Ursula Patzak
luci | Vincent Longuemare
coreografia | Silvia Giordano

 


ph. Brescia & Amisano

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *