Bayreuther Festspiele 2024 | Parsifal

La produzione di Parsifal, per la regia di Jay Scheib, dopo aver inaugurato l’edizione 2023 del Festival di Bayreuth senza destare scalpore o disappunto, torna in scena senza catalizzare l’attenzione del pubblico, che sembra non curarsene più di dopo le sonore contestazioni rivolte nuovamente al il Ring firmato da Valentin Schwarz e le ovazioni rivolte a Tannhäuser (Tobias Kratzer) e Der fliegende Holländer (Dmitri Tcherniakov).

Si tratta di un allestimento di impronta ecologista che gioca per sottrazione e tratta con encomiabile delicatezza anche degli effetti fisici causati dall’abuso che l’essere umano compie quotidianamente a danno dell’ambiente. Lodevole l’idea di rappresentare le deformazioni servendosi quasi solo dei costumi (firmati da Meentje Nielsen), con parti di indumenti sottratte o aggiunte in funzione della menomazione. Per quanto riguarda le scene di Mimi Lien, il secondo atto è quello di maggiore impatto dal punto di vista visivo combinando elementi bidimensionali e tridimensionali dai colori accesi a schermi che trasmettono splendide inquadrature video, che valorizzavano in particolar modo le doti sceniche di Ekaterina Gubanova (Kundry). 

L’utilizzo della realtà aumentata (a cura di Joshua Higgason), riservata a un numero limitato di spettatori per ciascun settore, si rivela più un’operazione di marketing che una possibilità concreta poiché i posti dai quali è possibile una tale fruizione (a prezzi molto maggiorati) sono davvero esigui rispetto alla capienza della sala. Un paio di comodissimi occhiali, con lenti calibrate su ogni spettatore, sono collegati ad un dispositivo rettangolare installato sotto la seduta e riposti all’interno di una sacca collocata alla sinistra di ogni posto abilitato. Ciò che si vede è a tratti banale, a tratti risibile, a tratti perfettibile. Vi sono animali trafitti, insetti che si posizionano sulla lente (creando incontenibili risate, subito messe a tacere dai vicini ignari), figure che si stringono e simulano amplessi, e una figura femminile che nel corso del secondo atto, quando Kundry seduce Parsifal, sembra quasi praticare un rapporto orale allo spettatore. Quella della fruizione con la realtà aumentata si rivela in sintesi un’avventura divertente che resta impressa più per le gomitate date e ricevute dai vicini per segnalare di indossare prontamente gli occhiali e vedere cosa accadeva che per altro che per ragioni artistiche. Si loda la capacità organizzativa, gli ottici che regolavano con lenti aggiuntive i dispositivi di ciascuno, il servizio cortesia nel corso dello spettacolo, ma dal punto di vista strettamente creativo il risultato non è compiuto.   

Pablo Heras-Casado offre una lettura caratterizzata da tempi celeri e un vibrante lirismo che non va a danno della scansione della parola e si pone in contrasto con letture più concettuali, asettiche e poco teatrali (quali ad esempio il “Tristan” diretto quest’anno da Semyon Bichkov). Andreas Schager (Parsifal), pur essendo un riferimento nel panorama odierno, risulta affaticato da dover sostenere Tristan e Parsifal in serate consecutive, senza giorno di pausa tra un ruolo e l’altro. Se da un lato si condannano le scelte organizzative operate da Katharina Wagner, direttrice del Festival, dall’altro occorre anche sottolineare che, essendo Schager un artista di primo piano, potrebbe benissimo rifiutare di rendersi disponibile così da preservare la voce, che inevitabilmente ne risente a livello di intonazione. Georg Zeppenfeld (Gurnemanz) è artista di consolidata esperienza e ormai una delle colonne portanti dei cast schierati annualmente a Bayreuth. I suoi momenti di espansione lirica nel primo e nel terzo atto sono eseguiti con invidiabile perizia e sostenuti da fiati lunghi che permettono di scandire frasi iconiche senza spezzarle. Derek Welton è un Amfortas autorevole vocalmente e misurato sulla scena senza esagerare sulla sofferenza fisica che affligge il personaggio, che spesso risulta caricaturale. Jordan Shanahan è un Klingsor che, pur corretto, fatica ad emergere rispetto ai colleghi. Ekaterina Gubanova (Kundry) trova la cifra perfetta per delineare l’ambiguità del personaggio senza mai rifugiarsi nel parlato. Vocalmente è autorevole e si produce in un secondo atto trascinante. Attrice magnetica, sarà inoltre impegnata come Venus nelle due ultime recite di Tannhäuser. Corretto Tobias Kehrer (Titurel), eccellente il nutrito stuolo di comprimari tra i quali si segnalano Jorge Rodriguez Norton (Terzo Scudiero) ed Evelin Novak (una Fanciulla Fiore). Al termine della recita del 10 agosto dodici minuti di applausi.


Richard-Wagner-Festspielhaus 
Bayreuth 10 agosto 2024

Parsifal
musica e libretto di Richard Wagner


Amfortas | Derek Welton
Titurel | Tobias Kehrer
Gurnemanz | Georg Zeppenfeld
Parsifal | Andreas Schager
Klingsor | Jordan Shanahan
Kundry | Ekaterina Gubanova
1. Gralsritter | Siyabonga Maqungo
2. Gralsritter | Jens-Erik Aasbø
1. Knappe | Betsy Horne
2. Knappe | Margaret Plummer
3. Knappe | Jorge Rodríguez-Norton
4. Knappe | Matthew Newlin
Klingsors Zaubermädchen | Evelin Novak, Catalina Bertucci, Lavinia Dames
10.8. (Umbesetzung), Margaret Plummer, Flurina Stucki, Betsy Horne, Marie Henriette Reinhold
Altsolo | Marie Henriette Reinhold

 

direttore | Pablo Heras-Casado
direttore del coro | Eberhard Friedrich
regia | Jay Scheib
scene | Mimi Lien
costumi | Meentje Nielsen
luci | Rainer Casper
video+VR | Joshua Higgason
Dramaturgie | Marlene Schleicher

 

 

 

ph. Bayreuther Festspiele / Enrico Nawrath

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