
La produzione di Tannhäuser firmata da Tobias Kratzer ha debuttato a Bayreuth nel 2019. Il successo, all’epoca non particolarmente significativo, è poi cresciuto un po’ per l’entusiasmo post pandemia, un po’ per il confronto col deludente Ring firmato da Valentin Schwarz, che è riuscito a mettere d’accordo tutti in negativo. Quella del 2024 è l’ultima edizione e, oltre a segnare un consenso vivo e prolungato al termine dei singoli atti, conta un numero sempre cospicuo di sostenitori che ne esaltano il valore, a nostro parere più per mancanza di valide alternative che per reale convinzione.
Si tratta di uno spettacolo di forte impatto visivo valorizzato da splendidi video sia registrati, sia live curati da Manuel Braun. A venir meno sono l’elemento spirituale e il processo di creazione artistica. Il protagonista, soffrendo le costrizioni del proprio contesto sociale, lo aveva abbandonato per poi cercare di rientrarvi senza successo. Stufo delle restrizioni sia sociali che artistiche, se ne era allontano preferendovi la libertà di un gruppo errante di artisti che infrangono le convenzioni del contesto ingessato dal quale lui proviene. Il Festspielhaus è riconoscibile, il gruppo si installa nel laghetto ai piedi della collina, si esibisce nel corso del primo intervallo per poi penetrarvi nell’atto successivo, disturbando la tenzone in seguito alla quale Tannhäuser sarà allontanato dal Wartbrug. Un bello spettacolo nel complesso che, pur scostandosi dai criteri della tradizione, risulta ad ogni modo convenzionale poiché presenta tutti i luoghi comuni ricorrenti nel teatro di regia odierno: sesso (Wolfram che abusa di Elisabeth), violenza gratuita (l’autolesionismo della protagonista che finisce poi col tagliarsi le vene) e contesti urbani degradati (terzo atto).

La direzione di Natalie Stutzmann cerca un linguaggio in frattura con le letture iconiche della tradizione di Bayreuth. Non si sposa personalmente col gusto di chi scrive per via del carattere asciutto, più intimistico che magniloquente, ma non si può negare che si tratti in ogni caso di una lettura meritevole di essere ascoltata. Spiace constatare, essendo stata lei stessa un contralto di fama, che i tempi staccati risultino un po’ lenti in rapporto alle caratteristiche dei solisti schierati. Eccellente si conferma la prova del Coro e una menzione per il suo direttore dimissionario Eberhard Friedrich. Grande perdita per il Festival, ha rassegnato le dimissioni dopo 24 anni di onorato servizio dopo disaccordi sulla gestione del numero degli artisti da coinvolgere nelle produzioni. La direzione prosegue con la riduzione del Coro portandone i membri effettivi a sole ottanta unità (gli aggiunti sono considerati a parte). Tanta stima e solidarietà nei suoi confronti e l’auspicio che i vertici si ravvedano nella disposizione dei piani per la prossima stagione che presentano sia Meistersinger che Lohengrin.
Klaus Florian Vogt (Tannhäuser), nonostante lo stuolo di detrattori che godono nello sminuirlo al fine di esaltare la concorrenza, si conferma un interprete solido nonostante il timbro molto chiaro. A deludere è Elisabeth Teige (Elisabeth): presenza scenica notevole ma durezze nell’emissione e dizione poco incisiva. Incantevole è Irene Roberts (Venus) e ottimo Markus Eiche (Wolfram) che, a discapito di una voce di tonnellaggio ridotto, trova la quale col lavoro sul fraseggio. Günther Groissböck (il Langravio) è caratterizzato dalla solita inopportuna baldanza sulla scena che innamora gli spettatori d’ambo i sessi. Tra gli altri, menzione d’onore per Siyabonga Maqungo (Walther).
Grande successo al termine degli atti e un quarto d’ora di applausi al termine della recita.
Richard-Wagner-Festspielhaus
Bayreuth 16 agosto 2024
Tannhäuser
libretto e musica di Richard Wagner
Landgraf Hermann | Günther Groissböck
Tannhäuser | Klaus Florian Vogt
Wolfram von Eschenbach | Markus Eiche
Walther von der Vogelweide | Siyabonga Maqungo
Biterolf | Olafur Sigurdarson
Heinrich der Schreiber | Martin Koch
Reinmar von Zweter | Jens-Erik Aasbø
Elisabeth, Nichte des Landgrafen | Elisabeth Teige
Venus | Irene Roberts
Ein junger Hirt | Flurina Stucki
Le Gateau Chocolat | Le Gateau Chocolat
Oskar | Manni Laudenbach
direttrice | Nathalie Stutzmann
direttore del teatro | Eberhard Friedrich
regia | Tobias Kratzer
scene e costumi | Rainer Sellmaier
luci | Reinhard Traub
video | Manuel Braun
dramaturgie | Konrad Kuhn
ph. Bayreuther Festspiele / Enrico Nawrath