
Nell’ambito del progetto che tutti gli anni porta i giovani studenti dell’Accademia del Teatro alla Scala ad esibirsi sul palco del Piermarini, quest’anno la scelta è ricaduta su Il cappello di paglia di Firenze di Nino Rota, con una nuova produzione firmata da Mario Acampa, mentre la parte musicale è stata affidata al maestro Donato Renzetti, il titolo mancava alla Scala dal 1998, quando andò in scena in una produzione di Pier Luigi Pizzi con protagonista un giovane Juan Diego Florez.
Il cappello di paglia di Firenze nasce dal genio di Nino Rota durante gli ultimi anni del secondo conflitto mondiale, anni che il compositore trascorse a Bari in compagnia della madre Ernesta, celebre pianista. E’ proprio dal sodalizio con la madre (Rota redigerà insieme a lei il libretto) che nacque questa farsa che rielabora un vaudeville francese del 1851, una vera e propria folle journée in cui i personaggi corrono da un posto all’altro senza mai riuscire ad ottenere ciò che sperano, tra scambi di persona e colpi di scena improbabili. Non particolarmente amata dai critici al momento del suo debutto nel 1955, a causa della sua inattualità rispetto al panorama della musica contemporanea di quell’epoca, negli anni la fama di questa partitura è cresciuta ed è stata messa in scena a più riprese nei teatri italiani e stranieri. Il pubblico da sempre l’ha amata, per la sua verve e per il divertimento che ne scaturisce, nonché perché da subito risulta familiare grazie ai numerosi rimandi e citazioni che vi si ritrovano: da Rossini a Verdi, passando per Dukas, Chopin e Mahler.
Per questo nuovo allestimento Mario Acampa ha dato una lettura che ha modernizzato (ma non troppo) la vicenda, ambientando i fatti negli anni ‘50, più o meno all’epoca della composizione dell’opera, e trasformando il tutto in una sorta di sogno (o meglio incubo) vissuto dal protagonista. Fadinard è qui un povero addetto alle pulizie di una fabbrica di cappelli che, malmenato dopo aver distrutto proprio un cappello di paglia di Firenze, sogna l’intera vicenda mentre giace a terra fuori dalla fabbrica. Questo antefatto ci introduce alla vicenda durante l’ouverture, mentre lo spettacolo è un susseguirsi di eventi, colpi di scena e continue disgrazie che strappano più di una risata al pubblico. Fondamentale nell’economia dello spettacolo il magnifico impianto scenico firmato da Riccardo Sgaramella che con l’aiuto di una grande pedana rotante ci trascina nel vorticoso intreccio di equivoci all’interno della fabbrica di cappelli, dove sono ricostruiti dettagliatamente i vari ambienti. Splendidi anche i costumi di Chiara Amaltea Ciarelli che aiutano a collocare temporalmente la vicenda.
Di ottimo livello anche la parte musicale, a partire dalla direzione di Donato Renzetti che, alla testa dell’Orchestra dell’Accademia del Teatro alla Scala è riuscito a mantenere ottima coesione tra buca a palcoscenico e a imprimere la giusta leggerezza e il giusto brio a questa partitura. Numerosissimi i personaggi e di conseguenza i cantanti coinvolti. Il giovane tenore Andrea Tanzillo, allievo dell’Accademia nel biennio 2021-2023, ha convinto nei panni del protagonista Fadinard, scenicamente disinvolto e vocalmente preciso, dotato di voce dalla buona proiezione e ottimo fraseggio. Tonante e sonoro il Nonancourt del basso Xhieldo Hyseni e ottimo anche il marito tradito Beaupertuis di Chao Liu. Maria Martin Campos è stata una tenera Elena, dalla voce sopranile ben timbrata e omogenea nei diversi registri, mentre Greta Doveri era una disinibita Anaide dalla voce vellutata. Divertente e sopra le righe la baronessa di Marcela Rahal. Lunga è la lista dei personaggi minori che popolano l’universo di questa storia: dallo spassoso zio Vézinet di Paolo Antonio Nevi al tenente Emilio di Wonjun Jo, passando per la modista di Fan Zhou e il servo Felice di Haiyang Guo, chiudendo con le guardie di Tianxuefei Sun e William Allione. Concludiamo citando l’ottimo risultato del Coro dell’Accademia, a lungo impegnato in questa produzione, ben preparato da Salvo Sgrò.
Al termine della recita il numeroso pubblico presente in sala ha tributato calorosi applausi all’intero giovane cast, la stagione del Teatro alla Scala può così ripartire con un buon successo.
Teatro alla Scala
Milano | 7 settembre 2024
Il cappello di paglia di Firenze
farsa musicale in quattro atti e cinque quadri
libretto di Ernesta e Nino Rota
musica di Nino Rota
Fadinard | Andrea Tanzillo
Nonancourt | Xhieldo Hyseni
Beaupertuis | Chao Liu
Lo zio Vézinet | Paolo Antonio Nevi
Emilio | Wonju Jo
Felice | Haiyang Guo
Achille di Rosalba / Una guardia | Tianxuefei Sun
Una caporale delle guardie | William Allione
Minardi | Daniel Bossi
Elena | Maria Martin Campos
Anaide | Greta Doveri
La baronessa di Champigny | Marcela Rahal
La modista | Fan Zhou
Orchestra e coro dell’Accademia Teatro alla Scala
direttore | Donato Renzetti
maestro del coro | Salvo Sgrò
regia | Mario Acampa
scene | Riccardo Sgaramella
costumi | Chiara Amaltea Ciarelli
luci | Andrea Giretti
coreografia Anna Olkhovaya