
Al Teatro alla Scala è tornato in scena per sei repliche Der Rosenkavalier, quinta opera di Richard Strauss, nonché una delle sue più amate dal pubblico, qui proposta nell’allestimento di Harry Kupfer ideato per il Festival di Salisburgo nel 2014 e già andata in scena alla Scala nel giugno 2016. La storia di questo titolo è strettamente legata al Teatro alla Scala dove andò in scena per la prima volta a pochi mesi di distanza dal debutto assoluto avvenuto nel gennaio 1911 a Dresda. Da quel momento l’opera è stata riproposta in altre nove occasioni, con un gradimento del pubblico sempre crescente. Non fa eccezione questa ripresa che, complice anche la presenza sul podio di Kirill Petrenko, sta registrando un grandissimo successo.
Come già detto, motivo di principale interesse di questa ripresa è il debutto scaligero di Kirill Petrenko, oggi Chefdirigent dei Berliner Philharmoniker, che aveva già diretto in Scala nel 2016 alla testa però della Bayerische Staatsorchester di cui all’epoca era il direttore musicale. Petrenko non ha deluso le aspettative e ha proposto una direzione di grande intensità, fatta di trascinanti cascate sonore tra solennità e leggerezza, con una grande attenzione al dettaglio e un ottimo equilibrio nei volumi e nelle dinamiche. L’ha ben seguito l’Orchestra scaligera che abbiamo trovato in questa occasione in ottima forma. Ottimi anche gli interventi del Coro preparato da Alberto Malazzi. Marco De Gasperi ha invece preparato il Coro di voci bianche impegnato nel terzo atto.
Di buon livello anche il cast radunato sul palco e che in parte aveva già partecipato alla produzione nel 2016. Krassimira Stoyanova tornava così nei panni della Marschallin, convincendo anche in questa occasione, grazie ad un suadente e caldo colore vocale, acuti ben a fuoco e ottimo fraseggio. La Marschallin del soprano bulgaro è interpretativamente elegante, disinibita e con quel tocco di malinconia che ben si addice a questo personaggio. Günther Groissböck interpretava nuovamente il ruolo del Barone Ochs con grande successo. La voce non è sempre ottimale, ma il fraseggio è prezioso e scolpito e interpretativamente risulta perfetto, in grado di dar corpo ad un uomo grezzo che cerca di approfittarsi di una giovane ragazza. Questa giovane ragazza, Sophie, era Sabine Devieilhe, dalla voce da soprano leggero angelicata, perfetta per ridare la giovinezza del suo personaggio, etereo nei suoi 15 anni. Il giovane Octavian era invece il mezzosoprano americano Kate Lindsay dalla voce ambrata, sicura negli acuti, ma un po’ meno a fuoco nel complesso rispetto alla prova dei colleghi. Interpretativamente risulta un Octavian esuberante e spavaldo, pieno di ardore giovanile. Lunghissima la lista dei comprimari di questa produzione, tutti di buon livello, tra i quali citiamo il Faninal di Michael Kraus, ottimi anche i due italiani, l’Annina di Tarja Ariane Baumgartner e il Valzacchi di Gerhard Siegel. Bene anche la prova di Piero Pretti impegnato nell’impegnativa aria del cantante italiano durante il primo atto.
Anello debole di questa produzione, che complici gli intoppi che stanno precedendo l’inizio del nuovo Ring wagneriano (le cui recite inizieranno proprio nei prossimi giorni) si sta trasformando nel vero evento di questa ultima parte di stagione scaligera, è senz’altro l’insipido allestimento postmoderno di Harry Kupfer, in un palco sostanzialmente vuoto (fatto salvo per alcuni elementi che di volta in volta caratterizzano gli ambienti) formato da cigolanti pedane mobili (che durante la recita a cui abbiamo assistito si sono bloccate più di una volta, incastrandosi con le coperte del letto, unico elemento presente sul palco in quel momento) la scena è completamente dominata da uno schermo che durante tutto lo spettacolo mostra al pubblico delle nostalgiche immagini in bianco e nero della Vienna fin-de-siècle.
Trionfo assoluto per Kirill Petrenko applauditissimo dal pubblico internazionale, accorso alla Scala per una delle sempre più rare occasioni in cui il direttore dei Berliner è impegnato nella direzione d’opera. Applauditissime anche le tre protagoniste femminili, mentre da segnalare qualche contestazione nei confronti di Günther Groissböck.
Teatro alla Scala
Milano | 19 ottobre 2024
Der Rosenkavalier
Commedia per musica in tre atti
libretto di Hugo von Hofmannsthal
musica di Richard Strauss
Die Fledermaschallin | Krassimira Stoyanova
Der Baron Ochs auf Lerchenau | Günther Groissböck
Octavian | Kate Lidsey
Herr von Faninal | Michael Kraus
Sophie | Sabine Devieilhe
Jungfer Marianne Leitmetzerin | Caroline Wenborne
Valzacchi | Gerhard Siegel
Annina | Tanja Ariane Baumgartner
Ein Polizeikommissar | Bastian-Thomas Kohl
Der Haushofmeister bei der Feldmarschallin | Haiyang Guo
Der Haushofmeister bei der Faninal | Jörg Schneider
Ein Notar | Bastian-Thomas Kohl
Ein Wirt | Jörg Schneider
Ein Sanger | Piero Pretti
Eine Modistin | Laura Lolita Peresivana
Ein Tierhändler | Jörg Schneider
Vier Lakaien der Marschallin/Vier Kellner | Luigi Alvani, Guillermo Esteban Bussolini, Andrzej Glowienka, Emidio Guidotti
Hausknecht | Giorgio Valerio
Orchestra e Coro del Teatro alla Scala
Coro di Voci Bianche dell’Accademia del Teatro alla Scala
direttore | Kirill Petrenko
maestro del coro | Alberto Malazzi
maestro del coro di voci bianche | Marco De Gaspari
regia | Harry Kupfer
ripresa da Derek Gimpel
scene | Hans Schavernoch
costumi | Yan Tax
luci | Juergen Hoffman
video | Thomas Reimer
ph. Brescia & Amisano