
La stagione 2024/2025 del Teatro Regio di Torino (che si aprirà ufficialmente il prossimo novembre con Le nozze di Figaro di Mozart) sta avendo in queste settimane un ricco preambolo, una sorta di Festival interamente dedicato al personaggio di Manon, con la messinscena delle tre opere tratte dal romanzo dell’Abbé Prevost Histoire du chevalier Des Grieux et de Manon Lescaut: Manon Lescaut di Puccini, Manon di Massenet e Manon Lescaut di Auber, legate tutte dal fil rouge della regia di Arnaud Bernard, che ha voluto legare questo progetto alla città di Torino, omaggiando, attraverso i tre spettacoli, il mondo del cinema (e in particolare del cinema francese): la Manon di Puccini è una diva degli anni Trenta/Quaranta, quella di Massenet è una diva degli anni Sessanta, mentre la Manon di Auber è una diva del cinema muto.
Domenica 20 ottobre abbiamo avuto l’occasione di assistere ad una delle recite della Manon di Jules Massenet. Scritta tra il 1881 e il 1884 per l’Opéra-Comique di Parigi, questa partitura nasce come opéra-comique, ma nella realtà coniuga a livello formale elementi della grand opéra e le modalità con cui vengono trattati alcuni temi rappresentano un vero e proprio superamento del genere dell’opéra-comique, segnando in questo modo la fine di un’epoca. Se infatti i temi moralisti e la prevalenza della spiritualità sono centrali nelle opéra-comique tanto amate dal pubblico francese, qui nella Manon di Massenet è la sensualità che prevale sulla spiritualità.

Non si fatica quindi a comprendere perché il regista Arnaud Bernard abbia scelto di rappresentare Manon come una giovane e affascinante Brigitte Bardot. L’ispirazione per questa Manon è infatti apertamente il film di Henri-Georges Clouzot La Verità del 1960 e il personaggio di Manon Lescaut è plasmato attorno a quello della protagonista del film, interpretato per l’appunto da Brigitte Bardot, accusata di aver ucciso un ex fidanzato. L’intera vicenda è resa nei primi atti come un enorme flashback (seguendo passo dopo passo la struttura del film), come se assistessimo al processo di Manon in tribunale. La scena è dominata da una gradinata, che altro non è che la tribuna dei giudici e della giuria, e tutto si svolge davanti al loro sguardo vigile. In seguito al racconto di quanto successo, la protagonista viene condannata e così la vicenda di Manon si sovrappone a quella di Dominique Marceau nel film, condividendo la stessa fine: entrambe condannate, entrambe destinate a morire. L’andamento del racconto è interrotto dalle proiezioni di sequenze del film che dialogano direttamente con la trama dell’opera, sovrapponendo in questo modo le due storie. Le belle scenografie, firmate da Alessandro Camera, aiutano a restituire (anche grazie ai toni tutti virati sul bianco e nero) perfettamente l’ambientazione del film anni Sessanta; buoni anche i costumi di Carla Ricotti che grazie ad un attento lavoro (in coordinato con il trucco e parrucco) è riuscita a trasfigurare Ekaterina Bakanova, dando al pubblico in sala l’impressione di essere davanti ad una ringiovanita Brigitte Bardot.
I complessi del Regio per l’occasione sono stati guidati da Evelino Pidò, la cui direzione non risulta mai eccessiva, non si abbandona mai ai grandi squarci lirici, ma risulta elegante e molto attenta a quello che accade in palcoscenico. Ottimo il contributo del Coro del Regio di Torino preparato da Ulisse Trabacchin, qui non solo convincente dal punto di vista musicale, ma anche parte importante della messinscena.
Protagonista nei panni di Manon una trascinante Ekaterina Bakanova. Il soprano russo ha un timbro fascinoso e, seppur a fronte di qualche imperfezione nel registro acuto, risolve egregiamente le difficoltà che riserva questo ruolo. Scenicamente e interpretativamente risulta spavalda e coinvolgente, inizialmente innocente e poi sempre più disinvolta. Atalla Ayan ben si difende vocalmente nei panni di Des Grieux, più a suo agio nei momenti dolenti e lirici einterpretativamente molto convincente. Da segnalare anche il corretto Lescaut di Björn Bürger, il nobile Des Grieux padre di Roberto Scandiuzzi e il vivace Thomas Morris come Guillot de Morfontaine. Molto lunga anche la lista dei comprimari, tutti di buon livello, tra i quali sono da segnalare le tre amiche di Manon, Poussette, Javotte e Rosette, ben interpretate da Olivia Doray, Marie Kalinine e Lilia Istratii.
Buon successo di applausi per tutti al termine della recita e grandi acclamazioni per la coppia dei protagonisti, a lungo applauditi in proscenio.
Teatro Regio
Torino | 20 ottobre 2024
Manon
Opera in cinque atti e sei quadri
musica di Jules Massenet
libretto di Henry Meilhac and Philippe Gille, tratto dal romanzo Histoire du Chevalier Des Grieux et de Manon Lescaut di Antoine-François Prévost
Manon Lescaut | Ekaterina Bakanova
Il cavaliere des Grieux | Atalla Ayan
Il conte des Grieux | Roberto Scandiuzzi
Lescaut | Björn Bürger
Guillot de Morfontaine | Thomas Morris
Monsieur de Brétigny | Allen Boxer
L’oste | Ugo Rabec |
Poussette | Olivia Doray
Javotte | Marie Kalinine
Rosette | Lilia Istratii
Una guardia | Alejandro Escobar
Un’altra guardia | Leopoldo Lo Sciuto
Un mercante | Roberto Miani
M. de Chansons | Franco Rizzo
M. de Elixir | Giovanni Castagliuolo
Cuciniere | Andrea Goglio
Un commerciante | Junghye Lee
Orchestra e Coro Teatro Regio Torino
Direttore d’orchestra | Evelino Pidò
Regia | Arnaud Bernard
Regista collaboratore | Stephen Taylor
Scene | Alessandro Camera
Costumi | Carla Ricotti
Luci | Fiammetta Baldiserri
Video | Marcello Alongi
Movimenti coreografici | Tiziana Colombo
Scenografo assistente | Andrea Gregori
Assistente ai costumi | Margherita Platè
Assistente alle luci | Oscar Frosio
Maestro del coro | Ulisse Trabacchin
ph. Mattia Gaido & Simone Borras