Festival Donizetti 2024 | Roberto Devereux

Il primo titolo ad inaugurare la decima edizione del Donizetti Opera 2024 è stato il Roberto Devereux, opera di grande successo del compositore bergamasco, sin dalla sua prima rappresentazione avvenuta al Teatro San Carlo di Napoli nel 1837. A Bergamo in occasione del Festival si è avuto l’occasione di ascoltare proprio la versione andata in scena a Napoli (nell’edizione critica a cura di Julia Lockhart pubblicata nel 2022) e non quella che più di frequente si esegue, rimaneggiata da Donizetti per l’esecuzione parigina di qualche anno più tardi. Le differenze tra le due versioni non sono molto numerose, ma tra di esse sono sicuramente da segnalare quelle nella cabaletta del duetto tra Roberto ed Elisabetta e la mancanza della sinfonia iniziale. La direzione musicale è stata qui affidata a Riccardo Frizza, direttore musicale del Festival, mentre la regia è stata firmata da Stephen Langridge, regista britannico, attuale direttore artistico del Festival di Glyndebourne. 

Roberto Devereux è l’ultima delle opere donizettiane dedicate a personaggi della storia inglese legati alla dinastia Tudor. Dopo Il castello di Kenilworth, Maria Stuarda e Anna Bolena, quest’opera, nonostante il titolo si riferisca al personaggio di Robert Devereux, conte di Essex, indaga gli ultimi tempi della vita di Elisabetta I, alle prese con i rimpianti di una vita vissuta totalmente all’ombra della corona. Composta da Donizetti in un periodo di grande sconforto a causa di difficili vicende personali, Roberto Devereux mostra un punto di arrivo nella ricerca formale di Donizetti, sempre più tesa ad un superamento degli stilemi tipici dell’opera seria a lui contemporanea. Dell’assoluta importanza di questa partitura è convinto anche Riccardo Frizza che sul podio dell’Orchestra Donizetti Opera si dimostra un grande conoscitore del repertorio belcantistico. Il racconto è teso e cupo, non mancano i momenti di grande drammaticità, così come quelli più lirici, senza però mai esagerare nelle dinamiche e dando particolare supporto ai cantanti in palcoscenico. Di ottimo livello anche l’apporto del coro dell’Accademia del Teatro alla Scala preparato da Salvo Sgrò. 

Nei panni di Elisabetta, vera protagonista di quest’opera, c’è Jessica Pratt che si è misurata a Bergamo per la prima volta con una parte di grande difficoltà, pensata per voci più liriche rispetto a quella del soprano australiano che abbiamo negli anni apprezzato come Lucia, Regina della Notte, Gilda o Konstanze. A dispetto però di queste premesse, Jessica Pratt ha vinto questa sfida, sfoggiando ancora una volta un’ottima tecnica vocale, agilità sicure, acuti sfavillanti, recitativi scolpiti, il tutto sempre accompagnato da grande partecipazione interpretativa che ci hanno mostrato una regina pronta a combattere per un amore che sembra essere l’unico appiglio che le rimane contro il tempo che passa troppo inesorabile. Al suo fianco l’ottima Sara di Raffaella Lupinacci, capace di dominare con sicurezza l’ampia tessitura di questo ruolo con voce omogenea e puntature acute sonore e sferzanti. Interpretativamente riesce a ritrarre intensamente una donna divisa tra giusto e sbagliato, ma pronta a tutto per salvare un amore. Nei panni di Robert Devereux c’è John Osborn, dalla vocalità perfetta per questo ruolo, voce leggera, sicurissima negli acuti e ben proiettata, perfetta per lo spavaldo eroe romantico che si sacrifica per salvare l’onore dell’amata. Chiude il quartetto dei protagonisti il nobile Nottingham di Simone Piazzola che sfoggia voce baritonale di grande intensità e dal colore suadente. Di buon livello anche i tre comprimari coinvolti: il Lord Cecil di David Astorga, il Raleigh di Ignas Melnikas e Fulvio Valente come familiare di Nottingham e cavaliere. 

La regia di Stephen Langridge con semplicità e senza troppi fronzoli riesce a rievocare con efficacia l’epoca e la corte della regina Elisabetta I e a trasportare lo spettatore all’interno di uno spettacolo dal  sapore antico, quasi elisabettiano con il coro collocato su di una balconata oppure su spalti lignei che fanno da contorno all’azione. Tutta la lettura registica ruota attorno al tema della morte che aleggia sopra ai personaggi, elemento reso grazie ad una serie di immagini ricorrenti, innanzitutto la Vanitas ricostruita su di un tavolo in proscenio (e che ritroviamo anche stampata sulle balze della gonna di Elisabetta), fino all’apparizione in palcoscenico dello scheletro della stessa Elisabetta (mosso con grande maestria da Noemi Giannico e Matteo Moglianesi), che accompagna lo spettacolo fino al termine, mostrandosi come monito alla sovrana, un’eventualità dalla quale Elisabetta cercherà di scappare il più a lungo possibile. Dalle oscure scenografie (firmate come anche gli splendidi costumi da Katie Davenport) risaltano solo pochi elementi, colorati di un rosso fluorescente molto pop come il trono di Elisabetta e il letto, elementi attorno a cui ruotano tutte le trame dell’opera. Tra gli elementi più disturbanti della messinscena dobbiamo segnalare la cornice luminosa, che come una sorta di soglia mistica divide lo spazio pubblico da quello privato dei protagonisti. Purtroppo però ogni volta che un personaggio attraversa quella soglia per rimanere con se stesso e quindi questa cornice viene accesa, il pubblico finisce per essere accecato dalla sua intensa luminosità. 

Al termine della prima recita di venerdì 15 novembre il numeroso pubblico che affollava il Teatro Donizetti di Bergamo ha tributato calorosi applausi a tutto il cast, ovazioni per Jessica Pratt e John Osborn e applausi anche per il maestro Riccardo Frizza e per il team registico, segnando quindi a tutti gli effetti l’avvio di questo Donizetti Opera 2024 che si svolgerà fino al 1 dicembre 2024. 


Festival Donizetti Opera
Teatro Donizetti
Bergamo | 15 novembre 2024

Roberto Devereux
tragedia lirica in tre atti di Salvadore Cammarano
musica di Gaetano Donizetti

Elisabetta | Jessica Pratt
il duca di Nottingham | Simone Piazzola
Sara | Raffaella Lupinacci
Roberto Devereux | John Osborn
Lord Cecil | David Astorga
Sir Gualtiero Raleigh | Ignas Melnikas*
Un familiare di Nottingham e un cavaliere | Fulvio Valenti
Mimo | Luca Maino
burattinai per l’animazione pupazzo | Noemi Giannico e Matteo Moglianesi

* Allievo della Bottega Donizetti

Orchestra Donizetti Opera
Coro dell’Accademia Teatro alla Scala

direttore | Riccardo Frizza
maestro del coro | Salvo Sgrò
regia | Stephen Langridge
scene e costumi | Katie Davenport
luci | Peter Mumford
regia animazione pupazzo | Poppy Franziska
assistente alla regia | Katerina Petsatodi



ph. Gianfranco Rota

 

 

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