
La decima edizione del Festival Donizetti Opera di Bergamo, l’ultima diretta da Francesco Micheli, si è chiusa il 1 dicembre 2024 con la terza replica della Zoraida di Granata andata in scena al Teatro Sociale nel cuore della Città Alta, per la regia di Bruno Ravella e frutto di una prestigiosa coproduzione con il Wexford Festival Opera. Questo titolo rientra nel progetto #donizetti200 che punta a mettere in scena ad ogni edizione del Festival un’opera scritta da Donizetti esattamente 200 anni prima. In questa occasione infatti la Zoraida di Granata a cui abbiamo assistito a Bergamo è la seconda versione in gran parte riscritta da Donizetti proprio nel 1824, dopo il debutto avvenuto al Teatro Argentina di Roma del gennaio 1822.
Zoraida è un titolo misconosciuto del catalogo donizettiano, andato in scena per la prima volta in tempi moderni proprio a Wexford nel 2023 dove è stata eseguita la versione del 1822. E’ stato quindi molto interessante poter ascoltare invece al Festival per questa occasione la seconda versione del 1824. Le differenze tra le due sono molteplici, in quanto, a seguito di un grosso rimaneggiamento del libretto ad opera di Jacopo Ferretti che mise mano a gran parte del testo aggiungendone anche alcune parti, Donizetti fu costretto a scrivere e riscrivere altra musica. Non meno importanti erano poi le esigenze dei solisti a disposizione della ripresa romana che il compositore bergamasco cercò di soddisfare. Ne scaturì quindi sostanzialmente un’altra opera: se la prima risentiva parecchio dell’influenza del maestro Johann Simon Mayr, nella seconda da noi ascoltata è invece evidente un maggior influsso della musica di Gioachino Rossini.
Lo spettacolo firmato da Bruno Ravella non stravolge del tutto la trama, ma bensì sposta la vicenda quasi fino ai giorni nostri; grazie alla magnifica ed iperrealista scenografia di Gary McCann lo spettatore è trasportato a Sarajevo durante i tragici giorni dell’agosto 1992, quando la Biblioteca nazionale e universitaria di Bosnia e Erzegovina fu distrutta dalle bombe incendiarie durante l’assedio della città. L’intera vicenda si svolge dunque durante la guerra, tra le macerie del celebre atrio della biblioteca, dove l’architettura neomoresca fa da collegamento con la vicenda originale dell’opera, ambientata nella Granada di fine Quattrocento, poco prima della reconquista. In realtà oltre alle macerie della biblioteca di Sarajevo (immagine estremamente evocativa, ma probabilmente non così immediata per le generazioni più giovani) l’elemento che aiuta a collocare la vicenda nel nostro tempo sono i costumi (per lo più tute mimetiche e qualche vestito anni ‘90) firmati anch’essi da Gary McCann.
Il cast era capitanato dall’Abenamet di Cecilia Molinari e dalla Zoraida di Zuzana Markovà, entrambe fautrici di prove di alto livello. La prima impegnata in questo ruolo en travesti ha sfoggiato agilità di grande precisione, voce omogenea in tutti i registri e una presenza scenica rilevante che hanno reso il personaggio dell’eroe veramente credibile. Il soprano ceco ha voce ben proiettata, ottima dizione e riesce a tener testa alla complessa coloratura di questo ruolo. Si dimostra intensa e commovente nell’aria Rose, che un dì spiegaste del secondo atto. Konu Kim tornava al Donizetti Opera dopo L’ange de Nisida e ha convinto anche stavolta in una parte molto complessa come quella di Almuzir affidata alla prima al celebre tenore Domenico Donzelli. Oltre ad essere scenicamente coinvolgente, Il tenore sudcoreano ha sfoggiato acuti sicuri e sfavillanti che non hanno mancato di impressionare il pubblico. Completavano il cast tre ottimi giovani allievi della Bottega Donizetti: Valerio Morelli come Alì a cui spettava in questa versione l’aria solista Sì, vi tradì la sorte…Furia mia, Lilla Takàcs, un’intensa Ines, e Tuty Hernàndez come Almanzor.
Sul podio abbiamo trovato Alberto Zanardi che ha saputo ben calibrare questa partitura tutta da conoscere, offrendo una direzione brillante e ricca di colori e creando un ottimo affiatamento tra palcoscenico e buca, dove abbiamo trovato l’orchestra Gli Originali, compagine orchestrale che imbraccia strumenti d’epoca. Puntuale il contributo del coro maschile dell’Accademia del Teatro alla Scala diretto da Salvo Sgrò.
Con i calorosi applausi per tutti gli artisti alla fine della recita di domenica 1 dicembre si è chiusa l’ultima edizione del Donizetti Opera diretta da Francesco Micheli. Ieri 4 dicembre è stata annunciata la nomina di Riccardo Frizza (già direttore musicale) alla direzione artistica del Festival bergamasco, una nomina che segna continuità con il percorso che il Festival ha seguito in questi dieci anni e che ha sempre più fatto breccia nel cuore del pubblico.
Donizetti Opera Festival 2024
Teatro Sociale
Bergamo | 1 dicembre
Zoraida di Granata
Melodramma eroico di Bartolomeo Merelli e Jacopo Ferretti
musica di Gaetano Donizetti
Almuzir | Konu Kim
Zoraida | Zuzana Markovà
Abenamet | Cecilia Molinari
Almanzor | Tuty Hernàndez*
Ines | Lilla Takàcs*
Alì | Valerio Morelli*
* Allievi della Bottega Donizetti
Orchestra Gli Originali
Coro dell’Accademia Teatro alla Scala
direttore | Alberto Zanardi
maestro del coro | Salvo Sgrò
regia | Bruno Ravella
scene e costumi | Gary McCann
luci | Daniele Naldi
costumista collaboratrice | Gabriella Ingram
assistente alla regia | Filippo Rotondo
assistente alle scene | Gloria Bolchini
assistente alle luci | Paolo Bonapace
ph. Gianfranco Rota