A Milano finalmente apre Palazzo Citterio

Museo, Home Page, Arte, News1 year ago

Lo scorso 7 dicembre a Milano, dopo 52 anni di idee, progetti abbandonati, ripensamenti, ostacoli, imprevisti e attese ha finalmente aperto al pubblico Palazzo Citterio, dove hanno trovato una degna collocazione le opere Novecentesche della Pinacoteca di Brera e dove da ora in avanti verranno ospitate alcune mostre temporanee, andando così a completare quella che viene comunemente definita la Grande Brera.

 

Visti i diversi interventi disomogenei e mai terminati che si sono succeduti negli anni, da quello originario di Giancarlo Ortelli ed Edoardo Sianesi del 1972 a quello di James Stirling del 1986, fino all’ultimo maldestro intervento firmato da Amerigo Restucci del 2014 che ha dato a Palazzo Citterio l’aspetto odierno (con l’orrido scalone di accesso, degno del più anonimo poliambulatorio di provincia e non di quello che vorrebbe essere una delle sedi del più importante museo milanese), per coordinare gli spazi e terminare la sistemazione del palazzo è stato chiamato l’architetto Mario Cucinella che è riuscito a firmare un allestimento elegante e sobrio che ha saputo integrarsi bene con le sale settecentesche del palazzo che conservano le decorazioni originali, andando a ricreare quasi una sorta di nuova casa-museo.

Il piano nobile del palazzo, che è stato recuperato grazie ad un attento restauro, è dedicato all’esposizione della collezione permanente (dove hanno trovato la loro definitiva collocazione le opere della Collezione Jesi, della Collezione Vitali oltre ad altre opere arrivate a Brera negli anni). Il percorso si apre in continuità con la Pinacoteca, dalla Sala 40, dove il visitatore è accolto da Fiumana di Pellizza da Volpedo, a cui è accostato un nucleo di opere di Gaetano Previati (tra cui la bellissima Maternità del 1890/1891) e un paio di splendidi ritratti di Giovanni Boldini. A questo punto il percorso prosegue nelle sei sale dedicate alla Collezione Jesi che si collocano nell’ala del palazzo che guarda verso via Brera; si inizia da una sala monografica dedicata alle opere di Filippo de Pisis e prosegue con la sala dedicata al Futurismo, dove sono esposti, tra gli altri, tre capolavori di Umberto Boccioni come l’Autoritratto del 1908, Rissa in Galleria del 1910  e lo studio per La città che sale  del 1910. Nella terza sala troviamo invece due opere di Modigliani come il Ritratto del pittore Moisè Kisling e la Testa di giovane donna, entrambi del 1915. La quarta sala è interamente dedicata ai lavori di Giorgio Morandi (ad esclusione dello splendido Bevitore di Arturo Martini del 1928/29 che troneggia nel centro della sala). L’infilata di sale su via Brera si chiude con la Sala 44 che ospita la Testa di toro di Picasso e Le guéridon vert devant la fenêtre di Braque, entrambi del 1942 e l’Angelo ribelle con luna bianca di Licini del 1955. L’ultima sala dedicata alle opere della Collezione Jesi raccoglie un nucleo di opere metafisiche come: La musa metafisica di Carlo Carrà del 1917 e la La lampada di Mario Sironi del 1919.

 

L’ala del piano nobile che invece guarda verso il giardino è dedicata ad ospitare l’eterogenea Collezione Vitali, che, oltre ad un importante nucleo di opere di Giorgio Morandi tra cui spicca la splendida Natura morta con tavolo rotondo del 1920, presenta al pubblico frammenti musivi, fondi oro medievali e un gruppo di ritratti del Fayyum, oltre ad una ricca collezione di reperti archeologici, splendidamente esposti su di un tavolo metallico appositamente progettato dallo Studio Cucinella. Le ultime due sale del piano ospitano invece opere di diverse provenienze come l’eccezionale collezione di Autoritratti minimi di Cesare Zavattini, che raccoglie più di 150 autoritratti di alcuni dei più importanti artisti italiani del Novecento, in un formato 9×8 cm, o ancora parte della collezione di opere di de Chirico, Savinio e Severini che decoravano la dimora parigina di Léonce Rosenberg.

Il secondo piano del palazzo, praticamente l’unico residuo del progetto di Ortelli e Sianesi (assieme al salone d’ingresso e alla Sala 40), nonché unico spazio veramente museale sarà dedicato alle mostre temporanee e in occasione dell’inaugurazione del palazzo ospita, fino al 9 marzo prossimo, l’interessante mostra, curata da Luca Molinari dal titolo La Grande Brera. Una comunità di arti e scienze; mostra che ripercorre attraverso progetti, fotografie, disegni, modellini e documenti d’archivio la storia del Palazzo di Brera e di Palazzo Citterio e ricostruisce la pluralità di storie e di tesori che trovano casa all’interno di Brera. Invece l’affascinante spazio ipogeo, unica parte realizzata del progetto di James Stirling, ospita una mostra praticamente inaccessibile di Mario Ceroli.

Al netto del giusto entusiasmo per un nuovo museo che apre e per uno spazio recuperato atteso a lungo e della gioia di poter rivedere finalmente esposti dignitosamente alcuni capolavori dell’arte italiana del Novecento, bisogna tuttavia guardare al risultato con la giusta prospettiva per cercare di correggere gli errori (a partire dalle illeggibili didascalie) e di trasformare Palazzo Citterio in quel fondamentale tassello della Grande Brera che merita di essere. Speriamo che i lavori ancora in corso (e che dovrebbero proseguire per tutto il prossimo anno) riescano a mitigare i problemi e a migliorare gli spazi ed i servizi di questo nuovo museo.


In questi primi mesi di rodaggio (almeno fino a maggio) Palazzo Citterio sarà visitabile solamente da giovedì a domenica, dalle 14 alle 19, con un biglietto di 12,00€ diverso da quello della Pinacoteca che invece prosegue con i soliti orari d’apertura da martedì a domenica dalle 8.30 alle 19.15.


 

Palazzo Citterio
via Brera, 12 – Milano
aperto da giovedì a domenica dalle 14.00 alle 19.00 

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