
Il 19 gennaio si aperta la stagione lirica 2025 del Teatro Filarmonico di Verona con la prima rappresentazione della nuova produzione del Falstaff, ossia Le tre burle di Antonio Salieri, titolo che nel 1975 aveva segnato la riapertura del teatro dopo i lunghi anni di chiusura dovuti alla distruzione avvenuta nel febbraio del 1945, durante i bombardamenti della città. A cinquant’anni di distanza da quella rappresentazione e a duecento anni dalla morte di Salieri (nato proprio in provincia di Verona) il Teatro Filarmonico ha scelto di riportarlo in scena in una nuova edizione critica firmata da Elena Biggi Parodi, affidandone la regia a Paolo Valerio, mentre alla testa dei complessi della Fondazione Arena di Verona abbiamo trovato il maestro Francesco Ommassini.
Questo Falstaff fu composto da Antonio Salieri nel 1799, sul finire di una lunga e importante carriera operistica che terminerà nel 1804. Noto al grande pubblico forse più per Amadeus, la celebre pièce teatrale di Peter Shaffer divenuta poi film di successo, che per il suo lavoro di musicista, il compositore veronese fu ultimo Kapellmeister della corte asburgica, prolifico compositore, nonché insegnante di musica di tanti cantanti e compositori poi divenuti noti al grande pubblico (ricordiamo per esempio Beethoven, Schubert e Liszt). Il genio di Mozart mise in secondo piano la produzione operistica di Salieri, che però, a dispetto di quanto raccontato da Shaffer e da Forman nel film, non fu mai ostile al salisburghese. Nonostante a questo Falstaff ascoltato a Verona manchi forse il guizzo del genio, non sono mancati motivi di interesse verso l’ascolto di quest’opera: innanzitutto l’occasione di sentire una rarità e di ascoltare altra musica del tempo di Mozart (musica all’epoca molto ascoltata e apprezzata), inoltre aver modo di apprezzare la capacità di Salieri di fondere con maestria elementi dell’opera seria e dell’opera buffa, riuscendo a superare in molti momenti la logica del numero chiuso e inoltre aver modo di conoscere oltre al celeberrimo Falstaff verdiano un’altra rilettura della commedia shakespeariana The Merry Wives of Windsor.
Lo spettacolo, del tutto rispettoso del libretto di Carlo Prospero Defranceschi, si prende l’unica libertà di spostare la vicenda dall’Inghilterra rinascimentale a Settecento Veneziano, quasi a voler paragonare Falstaff ad una sorta Casanova ante litteram. Le fin troppo semplici scene di Ezio Antonelli lasciano l’intero palcoscenico nel buio per quasi tutto il tempo, le diverse ambientazioni sono rese grazie a pochi oggetti di scena (come un letto, delle altalene e un tavolo) e a grandi dei pannelli rotanti specchiati su cui vengono proiettati dei fondali raffiguranti vedute veneziane. Il regista Paolo Valerio qui firma anche i sontuosi costumi di foggia settecentesca, che si trasformano qui nell’unico punto di colore presente sulla scena.
Di buon livello la realizzazione musicale, guidata come già detto precedentemente da Francesco Ommassini. Il direttore veneziano si destreggia con professionalità, ben supportando i numerosi cantanti in palcoscenico, ma senza imprimere una particolare vivacità alla partitura. Puntuali gli interventi di Federico Brunello al basso continuo, così come anche quelli del Coro della Fondazione Arena di Verona preparato da Roberto Gabbiani.
Falstaff era qui interpretato da Giulio Mastrotoraro, dalla voce di basso chiara e duttile, con fraseggio scolpito e grande disinvoltura scenica. Il basso trentino rende irresistibile questo damerino che viene preso di mira dalle comari. Alice Ford era invece Gilda Fiume che si conferma un interprete di primo livello, di grande musicalità, con una voce brunita e duttile, capace in questo caso di adattarsi ad una parte che insiste tanto sul registro di mezzo. Scenicamente l’abbiamo trovata davvero spassosa, soprattutto camuffata da giovane tedesca, pronta a ingannare Falstaff. L’altra comare, Mistress Slender, era invece l’ottima Laura Verrecchia che supera con slancio le agilità e le difficoltà della sua parte. Molto applaudita è stata la sua aria Vendetta, sì vendetta. Sul fronte dei mariti delle comari, abbiamo trovato il mister Ford di Marco Ciaponi. In questo Falstaff di Salieri il ruolo di Ford è centrale, quasi da protagonista rispetto agli altri. Il tenore toscano ha affrontato con destrezza le numerose insidie di questa parte, offrendo al pubblico voce elegante da tenore lirico leggero, colorature e agilità precise e grande partecipazione interpretativa. Mister Slender è stato invece Michele Patti, dalla voce ben proiettata ed elegante, perfetta per il ruolo che era chiamato ad interpretare. Completavano il cast Eleonora Bellocci come Betty, una servetta scaltra al servizio delle comari, interpretata con voce brillante e schietta, e Romano Dal Zovo come Bardolf, ottimo servo di Falstaff.
Al termine di questa bella inaugurazione di stagione, grandi applausi per tutti gli interpreti. Dopo l’ultima recita di Falstaff del 26 gennaio, la stagione lirica del Teatro Filarmonico prosegue con La Wally di Catalani, in scena dal 16 al 23 di febbraio.
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Teatro Filarmonico
Verona | 19 gennaio 2025
Falstaff, ossia Le tre burle
Opera comica in due atti
libretto di Carlo Prospero Defranceschi
dalla commedia Le Allegre comari di Windsor di William Shakespeare
musica di Antonio Salieri
Sir John Falstaff | Giulio Mastrototaro
Mrs. Ford | Gilda Fiume
Mr. Ford | Marco Ciaponi
Mr. Slender | Michele Patti
Mrs. Slender | Laura Verrecchia
Bardolf | Romano Dal Zovo
Betty | Eleonora Bellocci
Orchestra, Coro e Tecnici di Fondazione Arena di Verona
direttore | Francesco Ommassini
maestro del coro | Roberto Gabbiani
clavicembalo/basso continuo | Federico Brunello
regia e costumi | Paolo Valerio
assistente alla regia | Giulia Bonghi
scene e projection design | Ezio Antonelli
assistenti a scene e projection design | Matteo Semprini e Livio Savini
luci | Claudio Schmid
responsabile movimenti mimici | Daniele Schiavone
direttore allestimenti scenici | Michele Olcese
ph. Ennevi Foto