
Dopo il titolo inaugurale e in attesa del secondo capitolo della tetralogia wagneriana, il Teatro alla Scala ripropone in scena in queste settimane il Falstaff di Giuseppe Verdi nello storico allestimento padano di Giorgio Strehler, la cui direzione musicale è stata affidata alla bacchetta del maestro Daniele Gatti, che aveva già diretto il capolavoro verdiano nel 2015, quando l’allestimento presentato era però quello firmato Robert Carsen.
Lo storico spettacolo di Giorgio Strehler (ripreso per questa occasione da Marina Bianchi) è quello celeberrimo che debuttò nel 1980 sotto la bacchetta di Lorin Maazel e che è stato ripreso continuativamente fino al 2004 quando l’allestimento è stato dismesso e le scenografie regalate al Bolshoi di Mosca. Per questa ripresa infatti le maestranze scaligere sono andate a ricostruire le storiche scenografie che, unite all’attrezzeria originale, hanno permesso di riportare in scena lo spettacolo strehleriano. Si parla di allestimento padano in quanto questo Falstaff è ambientato nella Bassa, negli spazi all’interno di una cascina lombarda, idea che pare essere venuta a Strehler durante una visita allo scenografo Ezio Frigerio impegnato nelle riprese di Novecento di Bertolucci. Particolarmente suggestive appaiono le luci, come sempre negli allestimenti di Strehler che si è avuto modo di rivedere negli anni al Teatro alla Scala, perché aiutano in questo caso a ricreare perfettamente l’atmosfera padana, di quelle estati torride con il sole a picco sui campi e i coni d’ombra in cui ripararsi alla ricerca di frescura. L’ambientazione risulta quindi suggestiva e la ripresa della regia ha alcuni momenti ben riusciti, tuttavia questo spettacolo fatica oggi a reggere il confronto con letture più recenti.
Come già detto, sul podio abbiamo ritrovato Daniele Gatti che ha diretto Falstaff numerosissime volte nel corso della sua carriera, tra cui anche al Piermarini nel 2015. La sua lettura di quest’opera ci è parsa differente rispetto a quella di 10 anni fa, maturata nel cercare di sottolineare gli aspetti più malinconici e nostalgici di un’opera, l’ultima del catalogo verdiano, che ci parla dello scorrere del tempo e della solitudine di un personaggio che, decaduto e invecchiato, non accetta che tutto è cambiato. Il direttore milanese sceglie quindi un incedere meditativo, mettendo quindi in secondo piano i momenti più frizzanti e burleschi che appartengono a questa partitura.
Alterno il risultato del cast coinvolto. Nei panni di Falstaff c’era Ambrogio Maestri, interprete a cui questo ruolo, vestito innumerevoli volte, ha sempre calzato a pennello. Oggi però purtroppo la voce non è più quella di un tempo e nel corso di tutta la recita si sono notati dei momenti di sfasamento che il baritono pavese riesce a gestire con professionalità a fronte della grande conoscenza del ruolo. Ben si è destreggiato invece Luca Micheletti nei panni di Ford, scenicamente efficace e vocalmente solido, con voce sonora e brunita. Al suo fianco come Alice Ford c’era Rosa Feola, interprete raffinata e precisa che risolve con gran mestiere una parte che non sembra adattarsi troppo alla sua vocalità. Come Nannetta Rosalia Cid ha voce luminosa, ma purtroppo fatica in certi momenti a superare la massa orchestrale, problema condiviso con Juan Francisco Gatell nei panni di Fenton, dalla voce leggera e giovanile, ma a volte difficile da sentire. Buona la resa vocale delle altre due comari: la Quickly di Marianna Pizzolato e la Meg di Martina Belli. Completavano il cast l’ottimo e sonoro Dottor Cajus di Antonino Siragusa insieme a Christian Collia (Bardolfo) e Marco Spotti (Pistola). Puntuale come sempre l’apporto del coro scaligero diretto da Alberto Malazzi.
Al termine della recita applausi per tutto il cast, le recite di questa ripresa di Falstaff proseguono fino al 7 febbraio, mentre la stagione scaligera prosegue dal 5 febbraio con Die Walküre, seconda tappa della nuova tetralogia wagneriana firmata da David McVicar.
Teatro alla Scala
Milano | 23 gennaio 2025
Falstaff
commedia lirica in tre atti
libretto di Arrigo Boito
musica di Giuseppe Verdi
Sir John Falstaff | Ambrogio Maestri
Ford | Luca Micheletti
Fenton | Juan Francisco Gatell
Dott. Cajus | Antonino Siragusa
Bardolfo | Christian Collia
Pistola | Marco Spotti
Mrs. Alice Ford | Rosa Feola
Nannetta | Rosalia Cid
Mrs. Quickly | Marianna Pizzolato
Mrs. Meg Page | Martina Belli
L’Oste della Giarrettiera | Mauro Barbiero
Robin, paggio di Falstaff | Lorenzo Forte
Orchestra e Coro del Teatro alla Scala
con la partecipazione delle Allieve della Scuola di Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala diretta da Frédéric Oliveiri
direttore | Daniele Gatti
maestro del coro | Alberto Malazzi
regia | Giorgio Strehler
ripresa da Marina Bianchi
luci | Marco Filibeck
scene e costumi | Ezio Frigerio
scene riprese da Leila Fteita
supervisione dei costumi di Franca Squarciapino
coreografia | Anna Maria Prina
ph. Brescia & Amisano