La riscoperta de L’opera seria di Gassmann alla Scala

In queste settimane il cartellone del Teatro alla Scala di Milano ha proposto in abbonamento la riscoperta de L’opera seria di Florian Leopold Gassmann, opera raramente eseguita dopo il debutto viennese nel 1769 e la ripresa fiorentina del 1771. Per l’occasione si sono uniti all’ensemble scaligero su strumenti antichi i componenti de Les Talens Lyriques, mentre sul podio era impegnato il maestro Christophe Rousset, grande esperto di musica preromantica e fondatore proprio della compagine francese. La regia dello spettacolo (una coproduzione con il Theater an der Wien) è stata invece affidata a Laurent Pelly che mancava alla Scala dal 2016, quando firmò la regia del dittico L’heure espagnole e L’Enfant et les sortilèges di Maurice Ravel, e tornerà al Piermarini in autunno con la sua ormai storica produzione de La fille du régiment di Donizetti.

Poco noto al pubblico contemporaneo, Florian Leopold Gassmann è stato successore di Gluck come compositore di balletti per i teatri viennesi per poi diventare predecessore di Antonio Salieri (di cui è stato maestro) nel ruolo di Kapellmeister sempre a Vienna. Boemo di nascita, ma veneziano di formazione, Gassmann compose un gran numero di opere buffe per la corte, dando inizio ad una tradizione comica che proseguì poi con Salieri e con Mozart. L’opera seria rientra nell’ambito di queste opere composte per la corte viennese e si tratta di un’opera totalmente metateatrale che fa ironia sulle dinamiche interne al mondo del teatro (a partire dai nomi dei personaggi: dal tenore Ritornello alla primadonna Stonatrilla, passando per il maître du ballet Passagallo) e sulla forma dell’opera seria. In scena infatti vediamo le dinamiche che portano dalle prove alla messinscena di un’opera per arrivare al debutto dove però niente va come deve andare. 

Come già anticipato, l’allestimento è stato firmato da Laurent Pelly che decide di trasformare l’intera vicenda nell’incubo di Fallito, l’impresario teatrale (l’unico vestito con abiti di foggia contemporanea e colori), mentre tutti gli altri personaggi, dai cantanti al librettista e al compositore, paiono spettri di epoche diverse resi con costumi di foggia antica virati al bianco e nero. Le scenografie di Massimo Troncanetti (sempre in bianco e nero) rievocano nella prima parte dello spettacolo una sorta di sala prove che nel corso dello spettacolo si va trasformando in un vero e proprio palcoscenico, mentre la rappresentazione dell’opera nell’ultima parte dello spettacolo è a tutti gli effetti un tradizionale spettacolo con scene oleografiche e fondi dipinti (sempre in bianco e nero, quasi come dentro ad un’incisione) che ad un certo punto crolleranno rovinosamente, decretando la disfatta dello spettacolo con l’impresario che scappa e gli artisti si ritrovano senza soldi e senza lavoro. Ad accompagnare tutta la vicenda erano poi presenti dei diavoletti, tutti vestiti di nero che rappresentano le ansie e le paure dell’impresario e che  aiutano a movimentare i props di scena. L’opera di Gassmann ha una drammaturgia da un lato poco equilibrata, con i primi due atti dove accade poco, dedicati alle schermaglie dei cantanti e alla preparazione dello spettacolo, seguiti da un terzo atto dove invece si concentra il clou delle azioni. Pelly sceglie esplicitamente di non calcare la mano sugli aspetti più farseschi, lasciando emergere la comicità dall’assurdità delle situazioni e dalla mimica e dalla recitazione dei personaggi. Ne scaturisce quindi uno spettacolo che, seppur risultando molto piacevole da vedere e da ascoltare, fatica un po’ ad ingranare nei primi due atti per poi dare il meglio nell’ultimo atto.

Riuscito il versante musicale, soprattutto per quanto riguarda il cast coinvolto. Come abbiamo già detto, Christophe Rousset si trovava a dirigere una compagine mista che univa le prime parti dell’orchestra da lui fondata (Les Talents Lyriques) ad alcuni professori scaligeri impegnati su strumenti d’epoca. Il direttore francese ha proposto una lettura brillante e scorrevole, inserendo qualche taglio alla lunga partitura, cercando così di dare ritmo ad un’opera che, come abbiamo già detto in precedenza, ha una drammaturgia non bilanciata. 

Tanti i cantanti coinvolti nella produzione che si sono tutti distinti per una grande partecipazione interpretativa, riuscendo a creare personaggi a tutto tondo. Pietro Spagnoli interpretava l’impresario Fallito con grande teatralità, voce baritonale sonora e fraseggio di grande eleganza. Ottimi anche il librettista Delirio e il compositore Sospiro, qui interpretati rispettivamente da un autorevole Mattia Olivieri e da Giovanni Sala dalla leggera voce tenorile. Il primo musico Ritornello era invece il tenore canadese Josh Lovell, dotato di voce ben proiettata e tecnicamente molto precisa, mentre interpretativamente risulta irresistibile per la sua altezzosità. A loro si aggiunge anche Passagallo, il maestro di ballo, dell’ottimo Alessio Arduini. Sul versante femminile abbiamo trovato la Stonatrilla di Julie Fuchs, soprano francese dall’ottima tecnica e di grande presenza scenica (la ritroveremo con piacere come Marie ne La fille du régiment il prossimo novembre), la Porporina di Serena Gamberoni, perfettamente a suo agio in questo repertorio, e Andrea Carroll nei panni di un’esilarante Smorfiosa, dalla voce limpida e squillante. Chiudono la lunga lista dei protagonisti le tre mamme delle cantanti, presenti solo nel terzo atto a chiusura dell’opera, con un intervento caratterizzato da grande comicità. Ottimi gli interventi dei controtenori Filippo Mineccia e Lawrence Zazzo (rispettivamente Caverna e Befana) e del tenore Alberto Allegrezza (Bragherona). Completavano il cast il coro dei ballerini, interpretati da alcuni allievi dell’Accademia del Teatro alla Scala: Maria Martin Campos, Dilan Saka, Haiyang Guo, e Xhieldo Hyseni.

Al termine della recita buoni applausi per tutti gli artisti coinvolti nella produzione, dopo questa riscoperta la stagione della Scala propone la prima assoluta de Il nome della rosa di Francesco Filidei.


Teatro alla Scala
Milano | 3 aprile 2025

L’opera seria
commedia per musica in tre atti
libretto di Ranieri de’ Calzabigi
musica di Florian Leopold Gassmann
Edition Les Talens Lyriques réalisé par Nicolas Sceaux

Fallito | Pietro Spagnoli
Delirio | Mattia Olivieri
Sospiro | Giovanni Sala
Ritornello | Josh Lovell
Stornatrilla | Julie Fuchs
Smorfiosa | Andrea Carroll
Porporina | Serena Gamberoni
Passagallo | Alessio Arduini
Bragherona | Alberto Allgrezza
Befana | Lawrence Zazzo
Caverna | Filippo Mineccia
Ballerina | Maria Martin Campos
coro di ballerini | Maria Martin Campos, Dilan Saka, Haiyang Guo, Xhieldo Hyseni

Orchestra del Teatro alla Scala su strumenti storici
Les Talens Lyriques

direttore | Christophe Rousset
basso continuo | Valeria Montanari
violoncello | Emmanuel Jacques
regia e costumi | Laurent Pelly
scene | Massimo Troncanetti
luci | Marco Giusti
coreografie | Lionel Hoche

 

ph. Brescia & Amisano © Teatro alla Scala



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