La dama di picche di Čajkovskij Regio di Torino

La stagione del Teatro Regio di Torino sta proseguendo in queste settimane con una nuova produzione de La dama di picche di Čajkovskij, questo capolavoro, che mancava al Regio di Torino da ormai 16 anni per l’occasione è stato diretto da Valentin Uryupin e presentato nel nuovo allestimento proveniente dall Deutsche Oper di Berlino, firmato da Sam Brown, che ha sostituito il previsto allestimento di Richard Jones.

Questa nuova produzione de La dama di picche nasce da un progetto di Graham Vick che doveva debuttare alla Deutsche Oper di Berlino nel 2020. Lo scoppio della pandemia e la morte del regista britannico hanno rinviato e modificato questa produzione, che è stata portata in scena finalmente da Sam Brown, suo assistente in tante occasioni, solo nel 2024.  Il regista britannico ha utilizzato l’efficace impianto scenotecnico firmato da Stuart Nunn per Graham Vick nel 2020 (che propone con rapide trasformazioni del palco diversi ambienti, di epoche non troppo lontane da noi, come il palazzo della Contessa, la caserma di German e la casa da gioco) per poi inserirci la propria lettura registica, dando vita ad uno spettacolo che seppur ibrido è stato in grado di offrire emozioni e coinvolgere il pubblico. I costumi (firmati sempre da Stuart Nunn) contribuiscono al generale spaesamento cronologico e all’ambiguità dello spettacolo. La messinscena porta sul palcoscenico del Regio l’ossessione di German per quelle cose (e per quelle persone) che pensa possano dargli la felicità che ha sempre sognato. Non a caso nella stanza della caserma dove vive lo vediamo circondato da fotografie, disegni e documenti che riguardano Liza e la Contessa (che si rivela essere una vecchia star del cinema muto), da cui German è completamente ossessionato. German sembra essere animato da una vera e propria malattia che lo porta a rincorrere in qualunque modo l’oggetto della propria ossessione, causandone l’annientamento da cui non riesce a riprendersi, finendo per uccidere anche se stesso. In questo allestimento i due personaggi femminili principali si presentano estremamente in contrapposizione tra loro: la Contessa è una diva il cui momento di gloria è terminato, ma che sogna ancora di far girare la testa ai propri ammiratori. Liza invece sembra aspirare a diventare affascinante come la nonna, ma in realtà è una ragazza a cui piacciono cose semplici, come per esempio le tristi canzoni che la sentiamo intonare insieme a Polina. Nel complesso si tratta di uno spettacolo che non stravolge la drammaturgia originaria, riuscendo allo stesso tempo a farci riflettere sul potere negativo delle ossessioni (e perché no, dello stalking). 

Alla testa dei complessi del Teatro Regio di Torino abbiamo trovato Valentin Uryupin, giovane direttore russo che ha ben saputo dare una lettura coerente della partitura di Čajkovskij, molto equilibrata, a cui a nostro parere è mancato un po’ di vigore nelle parti più squisitamente drammatiche, che in questo caso hanno perso quindi parte della forza che solitamente le caratterizza. Inoltre dobbiamo anche segnalare la decisione di tagliare nella prima scena del secondo atto la Pastorale (taglio già compiuto anche durante il debutto berlinese di questa produzione). Di buon livello la prova del coro del Regio preparato da Ulisse Trabacchin, a cui si sono aggiunte le voci bianche preparate da Claudio Fenoglio. 

Nel complesso di buon livello la prova vocale. German era Mikhail Pirogov, alle prese con un ruolo impervio dal punto di vista vocale. il tenore russo è riuscito a far fronte alle difficoltà con grande piglio, voce chiara e solida nel registro acuto, coinvolto anche dal punto di vista interpretativo. Di grande fascino la Contessa di Jennifer Larmore che tutti conosciamo per l’importante carriera nel repertorio rossiniano. Seppur il registro grave manchi un po’ di corpo, il mezzosoprano americano sfoggia un penetrante fraseggio capace di calare l’ascoltatore nel personaggio fascinoso che la regia ci propone, ammaliando non solo German, ma anche noi. Zarina Abaeva era invece Liza e sfoggiava voce lirica intensa e ben proiettata, a cui si è perdonato qualche piccola difficoltà nel registro acuto. Dal punto di vista interpretativo il soprano russo ha disegnato una Liza ingenua e semplice, in balia di German e della Contessa. Ottime le prove dei due nobili: il conte Tomskij dell’esuberante Elchin Azizov e il principe Eleckij dell’elegante Vladimir Stoyanov, molto applaudito dopo la sua celebre aria. Corretta la Polina di Deniz Uzun che sfoggia voce mezzosopranile dal colore brunito. Molto lunga la lista dei comprimari, tutti di ottimo livello: Alexey Dolgov (Čekalinskij), Vladimir Sazdovski (Surin), Ksenia Chubunova (governante), Joseph Dahdah (Čaplickij), Viktor Shevchenko (Narumov), Irina Bogdanova (Maša). 

Tanti applausi per tutti gli artisti al termine della recita; la stagione lirica del Regio prosegue in maggio con il debutto della nuova produzione dell’Hamlet di Thomas.

 


Teatro Regio
Torino | 8 aprile 2025

La dama di picche
opera in tre atti e sette quadri
libretto di Modest Il’ič Čajkovskij dall’omonimo racconto di Aleksandr Sergeevič Puškin
musica di Pëtr Il’ič Čajkovskij

Liza | Zarina Abaeva
German | Mikhail Pirogov
La contessa | Jennifer Larmore
Il conte Tomskij | Elchin Azizov
Il principe Eleckij | Vladimir Stoyanov
Polina | Deniz Uzun
Čekalinskij | Alexey Dolgov
Surin | Vladimir Sazdovski
La governante | Ksenia Chubunova
Čaplickij, giocatore di carte e maestro di cerimonie | Joseph Dahdah
Narumov | Viktor Shevchenko
Maša | Irina Bogdanova
Il piccolo comandante | Luca Degrandi / Hyperion Nechifor

Orchestra, Coro, Coro di voci bianche Teatro Regio Torino

direttore | Valentin Uryupin
regia | Sam Brown
maestro del coro | Ulisse Trabacchin
maestro del coro di voci bianche | Claudio Fenoglio
ripresa da Sebastian Häupler
scene e costumi | Stuart Nunn
coreografia originale | Ron Howell
ripresa e adattata da Angelo Smimmo
luci | Linus Fellbom
regista assistente | Anna Maria Bruzzese
assistente alla coreografia | Javier Martinez



 

ph. Mattia Gaido

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