
In attesa del ritorno in pianta stabile dei Berliner Philharmoniker all’Osterfestspiele di Salisburgo (infatti come da poco annunciato nelle prossime 4 edizioni del festival Kirill Petrenko dirigerà una nuova produzione del Ring wagneriano firmata da Kirill Serebrennikov) quest’anno la Finnish Radio Symphony Orchestra diretta dal maestro Esa-Pekka Salonen ha proposto una nuova produzione della Chovanščina di Modest Petrovič Musorgskij, presentata in una nuova edizione elaborata da Gerard McBurney. Ogni volta infatti che Chovanščina viene messa in scena, ci si pone l’interrogativo riguardo a quale versione proporre. Come è risaputo infatti, Musorgskij morì prima di poter completare l’opera, lasciando il libretto da lui scritto, lo spartito per canto e pianoforte di gran parte dell’opera, alcuni schizzi orchestrali, ma anche numerose parti senza indicazioni precise. Ci si riferisce soprattutto a parte del secondo atto e all’ultimo atto, in particolare al finale. Negli anni successivi alla morte di Musorgskij, svariati compositori provarono a completare l’opera, cercando di dare una forma a tutti i materiali lasciati dal compositore russo. Più notoriamente ci provarono Nikolaj Rimskij-Korsakov, Igor Stravinskij insieme a Maurice Ravel su richiesta di Sergej Djagilev e Dmitrij Šostakovič, la cui versione del 1958 è poi diventata quella di riferimento per le rappresentazioni successive, tenendo in conto inoltre che il finale proposto da Stravinskij e Ravel era nel frattempo andato perduto. Solo nel 1989 Claudio Abbado riuscì a riproporre quel finale, unendolo alla versione di Šostakovič.
Per questa rappresentazione invece il musicologo e compositore Gerard McBurney ha approntato una nuova edizione, in cui ha cercato di completare Chovanščina, utilizzando l’orchestrazione di Šostakovič e il coro finale di Igor Stravinskij, sfruttando però anche una pagina manoscritta di Musorgskij ritrovata decenni dopo la versione di Šostakovič e custodita al Museo della Musica Nazionale Russa a Mosca. In questo manoscritto si ritrova la linea vocale per il finale della scena tra Andrej e Marfa, probabilmente preparata per una prova domestica. McBurney sceglie di usare queste linee vocali accompagnate solo da poche note sostenute, così da far trasparire l’intensità delle melodie proposte da Musorgskij, usandole come ponte tra due mondi musicali, quello di Šostakovič e quello di Stravinskij. McBurney ha inoltre anche proposto una nuova traduzione inglese del libretto, più vicino al linguaggio colloquiale del libretto di Musorgskij.
La regia era firmata da Simon McBurney, fratello della musicologo che si è occupato di questa edizione, regista internazionale e attore. È parso sin da subito evidente che l’intento di questa produzione fosse quello di far comprendere allo spettatore la straordinaria attualità di Chovanščina. Il regista inglese decide infatti di ambientare l’opera nella contemporaneità, con chiari riferimenti alla Russia odierna, al mondo degli oligarchi assetati di potere, ai gruppi armati che cercano consenso e potere, alla capacità di manipolare le informazioni. Al centro troviamo la figura potente di Marfa, donna dai mille volti, divisa tra passato e futuro, protagonista di una delle scene più forti di questo allestimento: durante il finale, quando i Vecchi Credenti decidono di suicidarsi in massa dandosi fuoco, lei resta sola al centro del palcoscenico con le voci dei credenti fuori scena, mentre cerca di seppellire Andrej.
Sul podio abbiamo trovato Esa-Pekka Salonen alla testa della sua Finnish Radio Symphony Orchestra. Salonen ha proposto una Chovanščina fortemente drammatica e violenta, molto ritmata, senza abbandoni nel lirismo, un’esecuzione che ha esaltato la frammentarietà dell’opera di Musorgskij, portandoci ad apprezzarne ancora di più la grandezza. In questa esecuzione l’orchestra finlandese si è dimostrata in totale comunione di intenti con il proprio direttore, imponendosi come compagine di alto livello. Ottima anche la prova del grande coro coinvolto, fondamentale per quest’opera dove funge da vero e proprio personaggio. Qui a Salisburgo abbiamo ascoltato lo Slovenský filharmonický zbor (il coro filarmonico slovacco) e il Bachchor di Salisburgo insieme alle giovani voci del coro dei bambini del Festival di Salisburgo.
Tanti i solisti coinvolti in quest’opera, tutti i fautori di una buona prova vocale, a cominciare da Nadezhda Karyazina nei panni di Marfa, vera protagonista di quest’opera. Il mezzosoprano russo ha offerto una prova superba, sia dal punto di vista vocale grazie ad una voce ben timbrata ed espressiva, sia da quello interpretativo, con un’esecuzione di grande intensità drammatica. Ottimo l’Ivan Chovanskij di Vitalij Kowaljow dalla voce scura e penetrante, ben proiettata e ben capace di ridare la spregiudicatezza del personaggio. Al suo fianco con voce dal timbro chiaro, ma di bell’accento il tenore Thomas Atkins nei panni di Andrej Chovanskij. Tonante il Dosifej del basso Ain Anger che qui trova un ruolo più adatto per la sua vocalità rispetto a quelli affrontati di recente al Teatro alla Scala. Di grande presenza scenica e vocalmente sicuro il baritono Daniel Okulitch impegnato come Šaklovityj. Matthew White è stato invece un Golicyn più debole, con voce di piccole dimensioni che faticava a farsi sentire oltre l’imponente massa orchestrale. Sagace è stato invece lo scrivano di Wolfgang Ablinger-Sperrhacke. Completavano il cast Allison Cook (Susanna), Natalia Tanasii (Emma), Rupert Grössinger (Varsonof’ev), Theo Lebow (Kuz’ka Strelec) e Daniel Fussek (Strešnev).
Al termine dell’ultima recita, che ha chiuso l’edizione 2025 del festival pasquale di Salisburgo, la Großes Festspielhaus gremita ha tributato straripanti applausi a tutti gli artisti coinvolti e al termine anche tutti i musicisti dell’orchestra finlandese sono saliti sul palco per congedarsi dal pubblico del festival.
Osterfestspiele Salzburg
Großes Festspielhaus
Salisburgo | 21 aprile 2025
Chovanščina
dramma nazionale in musica in 5 atti
libretto e musica di Modest Petrovič Musorgskij
Principe Ivan Chovanskij | Vitalij Kowaljow
Principe Andrej Chovanskij | Thomas Atkins
Principe Vasilij Golicyn | Matthew White
Šaklovityj | Daniel Okulitch
Dosifej | Ain Anger
Marfa | Nadezhda Karyazina
Susanna | Allison Cook
Scrivano | Wolfgang Ablinger-Sperrhacke
Emma | Natalia Tanasii
Varsonof’ev | Rupert Grössinger
Kuz’ka Strelec | Theo Lebow
Strešnev | Daniel Fussek
Finnish Radio Symphony Orchestra
Slowakischer Philharmonischer Chor
Bachchor Salzburg
Salzburger Festspiele und Theater Kinderchor
direttore | Esa-Pekka Salonen
maestro del coro | Jan Rozehnal e Michael Schneider
maestro del coro di voci bianche | Wolfgang Götz e Regina Sgier
regia e coreografia | Simon McBurney
scene | Rebecca Ringst
costumi | Christina Cunningham
luci | Tom Visser
video | Will Duke
assistente alla regia e ai movimenti | Leah Hausman
dramaturg | Gerard McBurney e Hannah Whitley
soundesign | Tuomas Norvio
coproduzione con Metropolitan Opera House di New York
ph. Tom Visser Design