
A inizio mese abbiamo assistito a una rappresentazione de La Sonnambula di Bellini al Gran Teatre del Liceu di Barcellona con una coppia di interpreti per i ruoli principali che potrebbe diventare il punto di riferimento per questo titolo per gli anni a venire. Il fragorosissimo successo della rappresentazione si deve infatti alla parte musicale dello spettacolo e alla scelta di un tenore e un soprano che sono dei veri fuoriclasse che sembrano non avere né limiti né rivali nel panorama lirico odierno.
Tanto ci sarebbe da dire per elogiare gli interpreti e la resa musicale della serata quanto ci sarebbe da criticare la regia, insulsa e insensata, ideata da Bárbara Lluch, che ha rovinato più di un momento dell’opera, dal preludio (con la partecipazione complice delle coreografie di Metamorphosis Dance) fino al gran finale dell’opera. Da questa esperienza ci portiamo a casa una considerazione generale: che il talento e il rispetto per l’arte non si ereditano per essere “nipote di”. Ciò detto, non aggiungerò altro sulle scelte registiche e coreografiche, ma mi concentrerò sugli aspetti musicali e sull’eccellente lavoro svolto da (quasi) tutti gli interpreti per rendere la serata indimenticabile nonostante la direzione scenica.
La protagonista dell’opera e star assoluta della serata è Nadine Sierra (Amina), già sentita in questo teatro per una Traviata eccezionale, che dimostra ancora una volta doti vocali straordinarie, apparentemente senza limiti. Il pieno controllo della voce e una tecnica impeccabile le consentono di arrivare ovunque vuole, correndo su e giù per il pentagramma senza mostrare la minima esitazione né la minima fatica. Padroneggia il canto in italiano in maniera eccezionale, con una pronuncia delle singole parole non solo corretta ma pure espressiva e adatta al momento teatrale. Modula il volume della voce magistralmente, passando da un volume che inonda il teatro a delicati pianissimi e filati. I suoi fiati sono lunghi, lunghissimi, quasi da mandare in apnea gli spettatori. Le agilità, i trilli, le variazioni, i picchettati dell’aria di apertura e della cabaletta sono stati affrontati con una maestria incredibile, a una velocità vertiginosa. E il pubblico è andato giustamente in visibilio. Mai vista un’ovazione simile per una singola aria. Il secondo atto non fa che confermare il talento del soprano statunitense, che passa da recitativi convincenti, a un canto soave, vellutato come un flauto, che snocciola senza sforzo apparente acuti e sovracuti. E poi si arriva alla gran scena finale, una vera e propria mad scene belcantistica, cantata a diversi metri di altezza con grande pathos e una delicatezza unica, che hanno incantato gli spettatori.
Xabier Anduaga è stato un fantastico Elvino, porgendo un canto che dimostra una solida tecnica, con un volume enorme e piena sicurezza. Intonatissimo, mette ogni nota al suo posto anche nei lunghi e complessi melismi della sua prima aria, adattandosi ai tempi molto molto lenti staccati dal direttore d’orchestra. Impeccabili i duetti d’amore del primo atto, per arrivare ai momenti più concitati sul finale primo, con un bellissimo “Non è questo ingrato core” affrontato a piena velocità, dalla grande resa musicale e drammatica. Nel secondo atto, convince e affascina, con la scena e aria “Tutto è sciolto – Pasci il guardo” nelle quali interpola acuti con una sicurezza e un volume incredibili, e con la cabaletta “Ah perché non posso odiarti” dove offre molte variazioni interessanti e un acuto finale da manuale che hanno infiammato il pubblico. Il giovane tenore basco può essere considerato oggi uno dei migliori nel panorama belcantistico mondiale e il suo progresso, la sua crescita artistica, sono sotto gli occhi di tutti. Puntando alla perfezione assoluta, quello che gli rimane come margine di miglioramento è la cura della pronuncia italiana, già buonissima, in modo da arrivare a porgere ogni parola, ogni singola lettera, in modo corretto e scenicamente significativo. La pronuncia di tutte le lettere, specialmente le consonanti, è infatti a nostro avviso fondamentale per arrivare a una forma di belcanto che sia più di un semplice esercizio musicale ma che trasmetta i sentimenti e i pensieri del personaggio. C’è da prestare attenzione, inoltre, a non scurire eccessivamente la voce per evitare un effetto “ingolato” ed artificiosamente ingrossato. Visto il recente cambio di vocalità e di repertorio di questo promettente tenore, è auspicabile che mantenga la freschezza del timbro e la spontaneità dell’emissione che l’hanno reso celebre e acclamato in teatri di tutta Europa.
Non altrettanto bene il ruolo del Conte Rodolfo (Fernando Radó) che pare un po’ fuori forma vocale o magari fuori repertorio. Si fa forte però di un aspetto fisico notevole, che la direzione scenica non perde occasione per esibire, anche se poi penalizza il povero personaggio del Conte con scelte registiche a dir poco discutibili.
Lisa (Sabrina Gárdez) apre l’opera in maniera eccellente, con una voce dai centri ricchi e pieni, che si conferma ottima anche nel secondo atto. Buonissima intonazione e acuti sicuri, ci regala anche molte variazioni e infiorettamenti, che affronta con agilità molto precise seppure non velocissime. Buona l’interpretazione di Teresa (Carmen Artaza), soprattutto nella scena del confronto con Lisa nel secondo atto, e di Alessio (Isaac Galán), dalla bella voce e bella presenza scenica. Notevole anche il contributo di questi interpreti al delicato e sentito sestetto del secondo atto, insieme a Elvino e al Conte.
Molto bene il preparatissimo Coro del Gran Teatre del Liceu, guidato dal Maestro Pablo Assante, che nonostante le insensatezze registiche offre almeno una magistrale interpretazione vocale, grandemente apprezzata. Ottima anche l’Orquestra Simfònica del Gran Teatre del Liceu sotto la direzione brillante del Maestro Lorenzo Passerini, che tiene insieme buca e orchestra in maniera impeccabile e che accompagna tutti gli artisti attraverso tempi molto variati, dai lentissimi recitativi (forse anche troppo lenti) ai tempi incalzanti delle pirotecniche cabalette. Molto apprezzato l’assolo di ottoni dell’apertura del secondo atto, subito dopo l’intervento del coro.
Per concludere, quindi, una recita che è stata un vero piacere per le orecchie (un po’ meno per gli occhi, peccato, un’occasione sprecata) che ha raccolto un successo incredibile e grandi acclamazioni da parte del pubblico, che è uscito dal teatro incantato e soddisfatto.
Roberto Cighetti
Gran Teatre del Liceu
Barcelona | 2 maggio 2025
La sonnambula
melodramma in due atti
libretto di Felice Romani
musica di Vincenzo Bellini
Conde Rodolfo | Fernando Radu
Teresa | Carmen Artaza
Amina | Nadine Sierra
Elvino | Xabier Anduaga
Lisa | Sabrina Gárdez
Alessio | Isaac Galán
Notaro | Gerardo López
Orchestra Sinfonica del Gran Teatre del Liceu
Coro del Gran Teatre del Liceu
direttore | Lorenzo Passerini
maestro del coro | Pablo Assante
regia | Bárbara Lluch
coreografia | Metamorphosis Dance
scene | Christof Daniel Hetzer
costumi | Clara Peluffo Valentini
luci | Urs Schönebaum
ph. A. Bofill