Hamlet di Thomas al Teatro Regio di Torino

La stagione del Teatro Regio di Torino sta presentando in queste settimane una delle produzioni più interessanti del 2025, ossia Hamlet di Ambroise Thomas qui proposta in un nuovo allestimento curato da Jacopo Spirei e diretto dal maestro francese Jérémie Rhorer. 

Hamlet è un’opera poco frequentata dai teatri lirici italiani, ma vanta un particolare rapporto con Torino, dove venne rappresentata nel 2001 per la prima volta in lingua francese in forma scenica con protagonisti Ludovic Tézier e Annick Massis. Anche questa produzione è stata l’occasione per un’altra prima volta: in scena infatti si è potuto ascoltare la versione per tenore (e non quella solitamente eseguita con Amleto baritono), una versione mai andata in scena finora. Ambroise Thomas lavorò a lungo alla stesura del suo Hamlet componendo prima una versione in quattro atti, adattata poi in cinque con aggiunta di balletto secondo le esigenze dell’Opéra di Parigi, dove l’opera andò in scena con grande successo per la prima volta nel 1868. La mancanza di un tenore all’altezza per la parte di Amleto impose a Thomas di rivedere la parte, adattandola per il celebre baritono francese Jean-Baptiste Faure. Da quel momento l’opera è sempre stata eseguita con Amleto baritono, almeno fino ad ora, quando, dopo il ritrovamento della partitura originale, abbiamo potuto ascoltare la versione originaria concepita da Thomas, con una chiara voce tenorile a dare sfogo ai drammi e ai turbamenti del giovane Amleto.

Hamlet di Ambroise Thomas è un’opera di passaggio, a cavallo tra il genere del grand opéra di soggetto per lo più storico con temi politico-religiosi a quello del drame lyrique di fine Ottocento, di matrice più intimista. La vicenda qui è ispirata a un grande capolavoro letterario, ma viene narrata in maniera diversa da quella della tragedia di Shakespeare e si focalizza per lo più sul dissidio interiore del protagonista e sugli aspetti romantici, mettendo al centro Amleto, Ofelia e il loro amore mancato. La regia di Jacopo Spirei lavora con l’intento di sottolineare proprio questi aspetti. I personaggi del dramma si muovono all’interno di un’ambientazione ottocentesca, con richiami gotici e decadenti, con momenti di grande impatto visivo (grazie alle magnifiche scenografie firmate da Gary McCann e al disegno luci firmato da Fiammetta Baldiserri). Ne sono alcuni esempi la scena dello svelamento dell’uccisione del vecchio re in cui la stanza da letto dei regnanti è caratterizzata da un rosso fuoco quasi a voler simboleggiare il sangue versato per ottenere il potere da parte di Gertrude e Claudio o alla scena della pantomima realizzata con inquietanti grandi pupazzi giganti (di grande impatto i movimenti coreografici di Ron Howell) che ben amplificano il timore e la preoccupazione di Claudio di essere scoperto. In questa grande magnificenza visiva lo spettacolo conduce lo spettatore nel labirinto della mente di Amleto (i cui tormenti vengono spesso doppiati da figuranti intenti nella lettura) angosciato e ossessionato dalla responsabilità datagli dal padre, onnipresente sotto forma di fantasma e spesso accompagnato da due bambini, simulacri dei giovanissimi Amleto e Ofelia. Al termine dell’opera, questo Amleto non potrà accettare di vivere dopo la morte dell’amata e dopo l’orrore che lo circonda, decidendo quindi di pugnalarsi, mentre in sella al cavallino a dondolo di quando era bambino il fantasma del padre lo guida nell’uccisione di Claudio e tutto il popolo inneggia a lui come nuovo re. Uno spettacolo di grande fascino, pieno di rimandi simbolici, che non può che incantare lo spettatore. 

Di grande interesse si è dimostrata anche l’esecuzione musicale. Alla testa delle ottime compagini del Teatro Regio di Torino abbiamo trovato Jérémie Rhorer che ha offerto una lettura estremamente drammatica della partitura, in totale armonia con quanto accadeva in palcoscenico e completamente tesa verso l’angoscioso finale. In questa direzione è andato il taglio dei ballabili che precedono solitamente la pazzia di Ofelia nel IV atto (l’opera è stata infatti composta per l’Opéra di Parigi che richiedeva la presenza del balletto) che così assume ancora più rilevanza tragica. Puntuali e precisi gli importanti interventi del Coro del Teatro Regio preparato da Ulisse Trabacchin. 

John Osborn è tornato al Regio di Torino dopo il successo de La fille du régiment. In questo Hamlet è stato protagonista nel ruolo del titolo, proposto eccezionalmente nella versione per tenore che lui aveva avuto occasione di cantare in forma di concerto nel 2022 a Montpellier. Il tenore americano si conferma un fuoriclasse, perfettamente in grado dal punto di vista interpretativo di calarsi nei panni del principe oppresso e turbato, mentre dal punto di vista vocale, in una parte che insiste molto sul registro centrale, convince appieno grazie ad una voce elegante, un fraseggio di pregio e pianissimi di grande bellezza. Molto e giustamente applaudita la prova di Sara Blanch nei panni di Ofelia, una parte da soprano di coloratura a cui è affidata una funambolica scena di pazzia. Il soprano catalano non si è lasciata intimidire, ha sfoggiato una voce luminosa, con acuti vertiginosi, di grande intensità nei momenti più lirici e introspettivi. Dal punto di vista interpretativo ha offerto un’Ofelia non dimessa, ma tragicamente coinvolta in un crudele destino. Di grande rilievo anche Clémentine Margaine come Gertrude, con voce mezzosopranile ampia e pastosa, ben timbrata e scenicamente spietata. Riccardo Zanellato ha interpretato invece Claudio, con voce di basso morbida e scolpita, perfetta nell’interpretazione del sovrano tormentato dai propri errori. Ottimo il tenore Julien Henric come Laerte e tonante è stato il basso Alastair Miles come spettro del defunto re. Hanno completato ottimamente il cast Nicolò Donini (Polonio), Tomislav Lavoie (Orazio), Alexander Marev (Marcello), Janusz Nosek e Pierre-Antoine Chaumien (becchini).

Ovazioni per tutti al termine della recita e ovazioni, con applausi a scena aperta per i due protagonisti John Osborn e Sara Blanch. La stagione 24/25 del Teatro Regio di Torino si chiuderà il mese prossimo con il nuovo allestimento dell’Andrea Chénier di Giordano.



Teatro Regio

Torino | 18 maggio 2025

Hamlet
opera in cinque atti
musica di Ambroise Thomas
libretto di Michel Carré e Jules Barbier
tratto da William Shakespeare

Hamlet, principe di Danimarca | John Osborn
Ophélie | Sara Blanch
Gertrude | Clémentine Margaine
Claudius | Riccardo Zanellato
Laërte | Julien Henric
Lo spettro del defunto re, padre di Hamlet | Alastair Miles
Marcellus | Alexander Marev
Horatio | Tomislav Lavoie
Polonius | Nicolò Donini
Primo becchino | Janusz Nosek
Secondo becchino | Maciej Kwasnikowski

Orchestra e Coro Teatro Regio di Torino

Direttore | Jérémie Rhorer
Maestro del coro | Ulisse Trabacchin
Regia | Jacopo Spirei
Scene | Gary McCann
Costumi | Giada Masi
Coreografia | Ron Howell
Luci | Fiammetta Baldiserri



Leave a reply

Previous Post

Next Post

Sidebar
Scroll to Top
Loading

Signing-in 3 seconds...

Signing-up 3 seconds...