
Il Teatro alla Scala di Milano ha riportato in scena in queste settimane uno dei progetti nati nei mesi di chiusura per la pandemia, il Dittico Weill diretto anche in questa occasione dal maestro Riccardo Chailly, formato da Die sieben Todsünden e Mahagonny Songspiel che per l’occasione è stato trasformato in trittico, con l’aggiunta di The Songs of Happy End, sempre una collaborazione tra Weill e Brecht, il tutto con la regia di Irina Brook.
I tre pezzi che formano questo inedito trittico presentato alla Scala fanno parte della collaborazione tra due esponenti di spicco della vita artistica e culturale tedesca tra gli anni Venti e Trenta, Kurt Weill, musicista, e Bertolt Brecht, noto drammaturgo, entrambi in esilio volontario a Parigi dopo l’ascesa di Hitler al potere. I due collaborarono per soli 6 anni, dal 1927 al 1933, prima di prendere strade separate a causa di divergenze artistiche, ma i loro lavori riempiono ancora oggi i cartelloni dei teatri, parlando alla nostra contemporaneità con inaspettata forza e pertinenza. La musica di Weill cala l’ascoltatore nel mondo del cabaret berlinese, con sonorità dissacranti, stranianti e ammiccamenti al jazz, per dare voce e suono ai testi pieni di critica sociale di Brecht. Mahagonny Songspiel, prima collaborazione tra i due e nucleo primigenio dell’opera Aufstieg und Fall der Stadt Mahagonny, racconta di un gruppo di uomini e donne che decidono di raggiungere la città di Mahagonny, nella convinzione che lì troveranno tutto ciò che desiderano, per poi accorgersi che la realtà è però ben diversa. Die sieben Todsünden è invece l’ultimo frutto della collaborazione dei due e si tratta di un ballet chanté con al centro due sorelle molto diverse tra loro che lasciano casa per cercare fortuna, avventurandosi di città in città e facendo esperienza in ognuna di esse di uno dei sette peccati capitali, per poi tornare dopo anni di peregrinazioni alla loro roulotte di famiglia in Louisiana. Happy End è invece una commedia musicale che racconta del rapporto tra una gang di malviventi e l’Esercito della Salvezza che cerca di redimerli. Alla Scala però si sono ascoltate solo le songs, senza quindi i dialoghi recitati, a cui è stato aggiunto il brano Youkali, un tango-habanera su parole di Roger Fernay e musica di Kurt Weill.
In questo spettacolo nato durante la pandemia, Irina Brook pone al centro una compagnia di attori che si trova a recitare in un mondo al limite, che corre verso la distruzione e lo sfacelo. Nella prima parte con Die sieben Todsünden e Mahagonny Songspiel il grande palcoscenico è riempito da un piccolo palco all’interno di uno strano locale dove il gruppo di attori si trova ad esibirsi, ma senza pubblico. Sopra di loro è appesa come una spada di Damocle durante Die sieben Todsünden una nuvola fatta di plastica che poi diventerà simbolo della desolazione della città di Mahagonny nel pezzo successivo. In Happy End invece il palcoscenico è vuoto e la compagnia teatrale si trova a prepararsi come se fosse in camerino per poi esibirsi nelle diverse songs, una dopo l’altra in un crescendo di egoismo, ipocrisia, sofferenza e desiderio fino al finale quando viene intonato Youkali, un brano che chiude la rappresentazione con un poco di speranza davanti alla distruzione del mondo che ci circonda. La rappresentazione è stata realizzata interamente con materiali di recupero e con budget ridotto, come già detto, durante il periodo della pandemia. Il progetto drammaturgico di Irina Brook non risulta di immediata comprensione allo spettatore, risultando a tratti slegato nelle due parti. Die sieben Todsünden e Mahagonny Songspiel condividono la stessa ambientazione e risultano quindi più unitari, mentre il secondo tempo sembra più riportare all’interno di un cabaret con le songs proposte una di seguito all’altra, con i cantanti protagonisti che di volta in volta guadagnano il centro del palco e interpretano il proprio brano. Nella sua semplicità e avendo deciso di proporre Happy End senza dialoghi, la seconda parte risulta più suggestiva, anche grazie alla bravura degli interpreti. La prima parte invece non entra appieno nella complessità delle due drammaturgie di Die sieben Todsünden e Mahagonny Songspiel, non trovando il modo di mostrarci del tutto l’attualità dei due testi scritti da Brecht.
Molto bene sono andate le cose dal punto vista musicale. L’esiguo numero di professori scaligeri impegnati in questa produzione ha saputo offrire un’ottima esecuzione orchestrale, seguendo la guida di Riccardo Chailly che, da grande conoscitore e amante del lavoro di Weill, ha saputo trasportare lo spettatore nell’universo musicale del compositore tedesco, facendone apprezzare le diverse influenze, dal jazz alla musica da ballo che si praticava nei cabaret berlinesi. Non da meno sono state le prove dei cantanti coinvolti, tutti impegnati in più ruoli. Di grande forza drammaturgica le performance di Alma Sadé, Lauren Michelle, Natascha Petrinsky e Wallis Giunta, protagoniste di alcuni dei momenti più emozionanti, da Alabama Song con Sadé e Michelle ad una fascinosa Youkali con Giunta, passando per Die Ballade von der Höllen-Lili con Petrinsky. Non da meno il comparto maschile, a cominciare dal quartetto di Die sieben Todsünden formato dall’ottimo Elliott Carlton Hines insieme a Andrew Harris, Matthäus Schmidlechner e Michael Smallwood, tutti scenicamente disinvolti e stilisticamente adatti a questo stile particolare di canto. Li abbiamo ritrovati anche in Mahagonny e in Happy End. Nei panni di Bill Cracker in quest’ultima c’era invece Markus Werba, interprete di grande esperienza che ha rubato la scena durante la sua Bilbao Song.
Calorosi applausi hanno accolto il termine della recita con tutto il cast insieme al Maestro Chailly accompagnato dalla sua orchestra: una serata che musicalmente ci fa sperare di riascoltare Weill alla Scala nel futuro, magari con una riproposizione della sua opera più nota, Aufstieg und Fall der Stadt Mahagonny che manca dalla Scala dal 1964 quando era andata in scena nella traduzione italiana di Fedele D’Amico alla Piccola Scala.
Teatro alla Scala
Milano | 23 maggio 2025
Die Sieben Todsünden
Balletto con canto in nove scene
testo di Bertolt Brecht
musica di Kurt Weill
Anna I | Alma Sadé
Anna II – ballerina | Lauren Michelle
Bruder I | Elliott Carlton Hines
Mutter | Andrew Harris
Vater | Matthäus Schmidlechner
Bruder II | Michael Smallwood
attore | Geoffrey Carey
Mahagonny Songspiel
testo di Bertolt Brecht ed Elisabeth Hauptmann
musica di Kurt Weill
Jimmy | Andrew Harris
Bobby | Elliott Carlton Hines
Billy | Michael Smallwood
Charlie | Matthäus Schmidlechner
Bessie | Alma Sadé
attore | Geoffrey Carey
The songs of happy end
Dalla commedia musicale in tre atti
testi di Bertolt Brecht
musica di Kurt Weill
Bill Cracker | Markus Werba
Sam Worlitzer | Elliott Carlton Hines
Die Fliege | Natascha Petrinsky
Lilian Holiday | Wallis Giunta
Jane | Lauren Michelle
Mary | Alma Sadé
Ein Mann | Matthäus Schmidlechner
Hannibal Jackson | Michael Smallwood
attore | Geoffrey Carey
Orchestra del Teatro alla Scala
direttore | Riccardo Chailly
regia, scene, costumi, video | Irina Brook
luci | Marc Heinz
coreografia | Paul Pui Wo Lee
ph. Brescia & Amisano