Siegfried di Wagner al Teatro alla Scala

Il Teatro alla Scala prosegue in queste settimane il progetto del nuovo Ring wagneriano (progetto che si concluderà nella prima parte della prossima stagione con il debutto del Götterdämmerung e la successiva messinscena dell’intera tetralogia nell’arco di una settimana) con il debutto del Siegfried diretto da Simone Young, per la regia di David McVicar.

Giunti ormai a questa terza tappa del progetto si ha la sensazione che il team di regia di David McVicar (formato da Hannah Postlethwaite per le scene, Emma Kingsbury per i costumi, David Finn per le luci e Gareth Mole per le coreografie) abbia preso più dimestichezza con l’enorme spazio del palcoscenico scaligero, proponendo quello che ci è parso, finora, il miglior capitolo di questa tetralogia, restando pur sempre fedeli all’idea dark/fantasy molto didascalica impostata con Rheingold. Per il primo atto di questo Siegfried lo spettatore è catapultato dentro la caverna dove Mime sta cercando senza successo di forgiare una nuova spada per Siegfried; la dettagliatissima scenografia ripropone con precisione una forgia che sembra voler richiamare quella presente nella recente seconda stagione di The Rings of Power (la serie tv basata sulle appendici del Signore degli Anelli di Tolkien). Affascinante anche il secondo atto dove vediamo apparire sulla scena una imponente foresta formata da tre grandi querce nate da altrettante figure giganti intrappolate in una sorta di metamorfosi. Ben riuscita anche la scena del duello con Fafner, dove il drago è reso con un monumentale scheletro mosso da alcuni performer vestiti di nero. Per il terzo atto, torniamo invece nuovamente alla roccia di Brünnhilde ricreata da un grande volto scomposto e dal palmo d’una mano, dove riposa la valchiria. Come già successo in Rheingold e Walküre, anche in questo caso McVicar continua a riproporre le idee che già aveva percorso nel suo Ring a Strasburgo, puntando in questo caso specifico più sulla spettacolarità, risultando così in qualche modo più riuscito, sebbene rimanga, come già anticipato precedentemente, molto didascalico. 

Sul podio abbiamo ritrovato Simone Young di cui avevamo avuto modo di ascoltare sia Rheingold che Walküre. In questa seconda giornata del Ring la direttrice australiana mantiene un ottimo equilibrio tra buca e palcoscenico, riuscendo a dare maggior risalto e a trovare maggior compattezza nei momenti più sinfonici della partitura, mentre qualche piccola indecisione si è riscontrata nei momenti più squisitamente di conversazione. Nel complesso quindi abbiamo assistito ad una lettura salda, in continuità con quanto fatto con successo soprattutto in Walküre. 

Dopo essere stato Siegmund in Walküre, Klaus Florian Vogt vestiva qui i panni di Siegfried, ruolo in cui avevamo avuto modo di ascoltarlo nel Ring di Zurigo. Con voce tenorile chiara, espressiva nel fraseggio e ben timbrata, lontana dall’idea eroica che spesso si ha di Siegfried, Vogt riesce invece a trasmettere la spavalderia goliardica del personaggio, la sua giovinezza e anche la sua ingenuità. Ritroviamo anche altri interpreti già ascoltati con successo negli scorsi appuntamenti del Ring, a cominciare da Michael Volle, impegnato come Wotan/Wanderer, dalla voce sonora e dal fraseggio solenne. Wolfgang Ablinger-Sperrhacke è stato invece ancora una volta un ottimo Mime: la voce tenorile acuta e dal fraseggio molto incisivo si abbina a grandi doti attoriali che riescono perfettamente a rendere l’ambivalenza di questo personaggio fondamentale in Siegfried. Olafur Sigurdarson vestiva ancora una volta invece i panni di Alberich con voce pastosa ed intensa. Camilla Nylund era invece Brünnhilde e riesce a risolvere con grande successo un ultimo atto di grande intensità, sia dal punto di vista vocale grazie ad acuti ben sostenuti e timbrati, ma anche dal punto di vista interpretativo, riuscendo a mostrarci le fragilità della valchiria divenuta mortale, non subito pronta ad accogliere l’amore di Siegfried. Bene anche il contributo di Christa Mayer come Erda, mentre la voce di Ain Anger come Fafner, è risultata imprecisa nell’emissione. Concludeva il cast Francesca Aspromonte, sonora e argentina voce dell’uccello della foresta, molto brava anche scenicamente a rendere i movimenti del piccolo animale. 

Al termine della prima il pubblico della Scala ha accolto con calorosi applausi i cantanti impegnati sul palcoscenico e la direttrice Simone Young, mentre per il team di regia (tra i quali mancava il regista David McVicar) c’è da segnalare un accoglienza più fredda, accompagnata da alcune plateali proteste. Le recite proseguiranno fino al 21 giugno e come già accaduto per i due precedenti titoli del progetto le ultime recite saranno dirette dal maestro Alexander Soddy.


Teatro alla Scala
Milano | 6 giugno 2025

Siegfried
seconda giornata in tre atti
Versi e musica di Richard Wagner

Siegfried | Klaus Florian Vogt
Mime | Wolfgang Ablinger-Sperrhacke
Der Wanderer (Wotan) Michael Volle
Alberich | Olafur Sigurdarson
Fafner | Ain Anger
Erda | Christa Mayer
Brünnhilde | Camilla Nylund
Stimme des Waldvogels | Francesca Aspromonte

Orchestra del Teatro alla Scala

direttrice | Simone Young
regia | David McVicar
scene | David McVicar e Hannah Postlethwaite
costumi | Emma Kingsbury
luci | David Finn
video e proiezioni | Katy Tucker
coreografia | Gareth Mole
maestro arti marziali | David Greeves

 

 

 

ph. Brescia & Amisano

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