
Il Teatro alla Scala di Milano sta presentando in queste settimane una nuova agognata produzione della Norma di Vincenzo Bellini, titolo che mancava da quasi 50 anni, complici i (non poco ingombranti) fantasmi dei passati successi di Maria Callas. Per questa attesa occasione il teatro milanese ha chiamato Olivier Py alla regia, mentre la direzione dei complessi scaligeri è stata affidata alla bacchetta del maestro Fabio Luisi.
Lo spettacolo di Olivier Py (duramente contestato dal pubblico scaligero alla prima del 27 giugno) è riuscito nell’ardua impresa di mettere d’accordo tutti, attirandosi critiche trasversali, per la sua mancanza di idee, o meglio per l’incapacità di presentare al pubblico una lettura chiara e coerente. Il tentativo di evocare (ma allo stesso tempo anche di esorcizzare) i fantasmi della storia della Norma scaligera sul palco non ha portato i risultati sperati, quello che ne è nato è stato uno spettacolo labirintico (in più di una scena mentre la parte centrale del palcoscenico ruota e i figuranti salgono e scendono su scale e piattaforme, si ha l’impressione di entrare in un quadro di Escher) che si perde nel tentativo di proporre molteplici letture. L’ambientazione vorrebbe essere risorgimentale, ma questo si intuisce quasi esclusivamente dai costumi di alcuni personaggi, le scene (firmate da Pierre-André Weitz, autore anche dei costumi) richiamano la Scala grazie ad una gigantografia della celebre incisione del 1789 della facciata del teatro realizzata dal Morazzoni, impostando una seconda lettura metateatrale che ci porta nei camerini dei cantanti, dove Norma altri non sarebbe che una diva alle prese con le rappresentazioni di Medea (anche in questo caso il richiamo diretto a Medea è dato solo dal nome di Medea scritto a grandi lettere sullo specchio del camerino che compare in scena). La narrazione è poi accompagnata e raddoppiata dalla presenza di danzatori e mimi, un elemento che continua a confondere lo spettatore.
Dal punto di vista musicale le cose sono andate in parte meglio. Come già detto, alla testa dei complessi scaligeri abbiamo trovato Fabio Luisi, un grande conoscitore del repertorio belcantistico che qui propone l’edizione critica a cura di Roger Parker. Il direttore genovese è stato fautore di una prova a nostro parere discontinua, caratterizzata da estremi ritmici, scegliendo di alternare momenti di estremo lirismo a momenti di eccessivo vigore, optando per un volume orchestrale talvolta talmente importante da rischiare di coprire le voci. Ottima la prova del Coro del Teatro alla Scala, di grande impatto e preparato come sempre con grande perizia dal M° Alberto Malazzi.
L’onore (e anche l’onere) di interpretare Norma in questa produzione così attesa è andato a Marina Rebeka che da qualche anno ha questo ruolo nel suo repertorio. Forte di un’ottima tecnica, il soprano lettone ha convinto grazie ad un’esecuzione raffinata, con fraseggio chiaro, acuti ben saldi e colorature precise. La voce solitamente ben proiettata perde un po’ di volume quando scende verso le note più gravi, risultando così meno efficace dal punto di vista drammaturgico. A livello interpretativo a nostro parere subisce un po’ le scelte registiche, risultando un po’ fredda. Applauditissima Vasilisa Berzhanskaya nei panni di Adalgisa. Il giovane mezzosoprano russo sfoggia voce dal colore caldo, di grande espressività, omogenea in tutti i registri, con pianissimi di grande bellezza e agilità ben snocciolate. Molto contestato invece è stato il Pollione di Freddie De Tommaso, tenore statunitense dalla buona dizione italiana a cui non manca una estensione ampia nel registro acuto. Peccato però che gli manchino le carte per approcciare un ruolo belcantistico per cui ci vorrebbe più canto sfumato e precisione stilistica. Completava il quartetto dei protagonisti Michele Pertusi come Oroveso. Nonostante la lunga carriera e qualche stanchezza appena percettibile nella voce, il basso parmigiano offre ancora una volta una lezione di stile ed espressività, nonché di partecipazione interpretativa. Ottimo il contributo di Paolo Antognetti come Flavio e di Laura Lolita Peresivana come Clotilde.
Al termine della recita del 4 luglio, dobbiamo registrare un buon successo per tutti gli artisti, anche se la vera trionfatrice della serata è stata Vasilisa Berzhanskaya, accolta da ovazioni, mentre Freddie De Tommaso è stato contestato a scena aperta dopo la sua aria del I atto e anche agli applausi finali. Le recite proseguono fino al 17 luglio.
Teatro alla Scala
Milano | 4 luglio 2025
Norma
tragedia lirica in due atti
libretto di Felice Romani
musica di Vincenzo Bellini
Pollione | Freddie De Tommaso
Oroveso | Michele Pertusi
Norma | Marina Rebeka
Adalgisa | Vasilisa Berzhanskaya
Clotilde | Laura Lolita Peresivana
Flavio | Paolo Antognetti
Orchestra e Coro del Teatro alla Scala
direttore | Fabio Luisi
maestro del coro | Alberto Malazzi
regia | Olivier Py
scene e costumi | Pierre-André Weitz
luci | Bertrand Killy
coreografia | Ivo Bauchiero
ph. Brescia & Amisano