
In occasione del Caracalla Festival 2025, il tradizionale festival estivo del Teatro dell’Opera di Roma ha raddoppiato i suoi palcoscenici, portando due produzioni operistiche all’interno della millenaria cornice dei resti della Basilica di Massenzio. Grazie alla fine dei lavori di restauro che per cinque anni hanno interessato l’intera area mettendo in sicurezza e consolidando i resti, da quest’anno la Basilica di Massenzio è stata restituita alla comunità. In particolare il progetto di valorizzazione dell’aula centrale ha riportato il monumento ad essere uno dei più suggestivi palcoscenici di Roma, nella speranza che possa essere sfruttato appieno ancora nel futuro.
Noi abbiamo avuto la fortuna di assistere a La Resurrezione di Händel, prima produzione del Festival 2025 in questa cornice, un oratorio composto da Händel proprio a Roma, in occasione della Pasqua del 1708. Il giovanissimo Händel aveva da qualche tempo lasciato la Germania per raggiungere l’Italia dove avrebbe approfondito le sue conoscenze musicali dell’opera italiana. Si stabilì per tempo a Roma, dove riuscì ad entrare facilmente nelle grazie di importanti famiglie romane, tra cui i Pamphilj, i Colonna e anche in quelle del marchese Francesco Maria Ruspoli. E’ proprio a lui che il Papa Clemente XI commissionò un oratorio per la Pasqua del 1708 musicato poi da un ventitreenne Händel e sontuosamente allestito a Palazzo Valentini.
L’oratorio racconta gli eventi tra venerdì santo e la domenica di Pasqua, con la vittoria di Cristo sulla morte grazie alla sua resurrezione, celebrata tra il dolore dei personaggi coinvolti, Maddalena, Cleofe e San Giovanni, l’annuncio dell’angelo e la sconfitta di Lucifero. Lo spettacolo presentato dalla regista Ilaria Lanzino si distanzia totalmente dal soggetto religioso, decidendo invece di raccontare una storia compatibile con la drammaturgia dell’oratorio, ma totalmente nuova. In scena vediamo infatti una famiglia contemporanea formata da padre, madre e nonna alle prese con la morte del figlio, un bambino scomparso prematuramente. I tre, come fanno la Maddalena, Cleofe e San Giovanni, reagiscono in maniera diversa al lutto. Il padre accetta la morte del figlio, scegliendo ad un certo punto di rifarsi una vita e di avere un altro figlio da un’altra donna. La madre entra invece in un vortice di disperazione che la porterà all’alcolismo e al suicidio, cercando così di ricongiungersi con il figlio morto. A lei sono affidati i momenti più dolenti, sia dal punto di vista musicale, sia da quello drammaturgico. Il dolore della Maddalena, solo così apparentemente astratto, diventa così estremamente vero e palpabile. Ad accompagnare la vicenda ci sono un Angelo e Lucifero, rappresentazioni del bene e del male, ma, in questo caso, personaggi molto ambigui, a cavallo entrambi tra le due categorie e rappresentati in modo pop. Uno spettacolo ricco, visivamente pieno di spunti (le scenografie sono di Dirk Becker, mentre il disegno luci è a cura di Marco Filibeck) che creano rimandi al quotidiano di un qualsiasi spettatore, ma anche uno spettacolo che arriva in maniera diretta, grazie anche alla recitazione dei cantanti estremamente curata.
Dal punto di vista musicale, alla testa dell’ottima Orchestra Nazionale Barocca dei conservatori c’era George Petrou, specialista del repertorio barocco e di Händel in particolare. Difficile poter apprezzare le raffinatezze di questa partitura a causa dell’amplificazione, necessaria, ma allo stesso tempo penalizzante per la bellezza del suono. Petrou comunque riesce bene a trasmettere le sfaccettature della partitura, dai momenti più dolenti a quelli più vivaci. Ottime le voci femminili coinvolte: Sara Blanch, un angelo che riesce a far fronte ad una scrittura vocale che è una vera e propria montagna russa, Ana Maria Labin, una dolente e coinvolgente Maddalena, e Teresa Iervolino, una Cleofe dalla voce ambrata e dal fraseggio elegante. Corretti invece il San Giovanni di Charles Workman e il Lucifero di Giorgio Caoduro.
Buon successo al termine dell’ultima recita del 5 luglio, con applausi per tutti gli artisti impegnati. Il cartellone del Caracalla Festival 2025 prosegue fino al 7 agosto con West Side Story, La Traviata e con un doppio appuntamento dedicato alla danza alle Terme di Caracalla, mentre la Basilica di Massenzio ospiterà una nuova produzione del Don Giovanni.
Caracalla Festival 2025
Basilica di Massenzio
Roma | 5 luglio 2025
La Resurrezione
oratorio in due parti
libretto di Carlo Sigismondo Capece
musica di Georg Friedrich Händel
Angelo | Sara Blanch
Maddalena | Ana Maria Labin
Cleofe | Teresa Iervolino
San Giovanni | Charles Workman
Lucifero | Giorgio Caoduro
Orchestra Nazionale Barocca dei conservatori
direttore | George Petrou
regia | Ilaria Lanzino
scene | Dirk Becker
costumi | Annette Braun
luci | Marco Filibeck
ph. Fabrizio Sansoni-Opera di Roma