La Cenerentola di Rossini alla Scala

Dopo la pausa estiva al Teatro alla Scala è tornata l’opera con una ripresa del celeberrimo allestimento di Jean-Pierre Ponnelle de La Cenerentola di Gioachino Rossini, questa volta nell’ambito del Progetto Accademia che, anno dopo anno, propone un titolo operistico nella stagione lirica con protagonisti i ragazzi dell’Accademia del Teatro alla Scala, affiancati da professionisti già in carriera. Mentre lo scorso anno era stato proposto il poco rappresentato Il cappello di paglia di Firenze di Nino Rota, quest’anno la scelta è ricaduta su uno dei titoli più iconici del repertorio rossiniano in uno degli allestimenti che ha fatto la storia del Teatro, qui diretto da Gianluca Capuano. 

Dello spettacolo di Ponnelle già si è scritto e detto molto da quando debuttò al Piermarini nel 1973 e rimane oggi un classico che non può non piacere allo spettatore. Non ci si può però non chiedersi oggi cosa rimane, ripresa dopo ripresa, di quel mitico allestimento che ha stregato il pubblico con la sua comicità precisa e calibrata. 

Gianluca Capuano, direttore d’orchestra milanese di nascita e di formazione, non aveva mai diretto alla Scala prima d’ora e l’ha fatto con un titolo da lui molto frequentato, anche accanto a Cecilia Bartoli. Capuano propone una sua Cenerentola,  molto brillante, con  tempi in alcuni casi vertiginosi e con variazioni interessanti e diverse da quello a cui la tradizione ci ha abituato. Non sempre però i giovani musicisti dell’Orchestra dell’Accademia del Teatro alla Scala, nonché i solisti in palcoscenico sono riusciti a seguirlo con successo. L’orchestra ha infatti riscontrato più di una difficoltà nell’esecuzione, mentre di ottimo livello è stato l’interessante accompagnamento al clavicembalo e fortepiano (rispettivamente suonati da Daniele Di Teodoro e Marco Gatti). 

In palcoscenico l’esecuzione è stata purtroppo discontinua. Ottima è stata la prova del baritono Marco Filippo Romano, interprete già professionista che ha portato in palcoscenico un solido Don Magnifico, dalla voce ben proiettata, preciso nel canto di coloratura e spassoso a livello interpretativo. La protagonista è invece un’ex allieva dell’Accademia del Teatro alla Scala, Aya Wakizono. Il mezzosoprano giapponese è  dotato di una voce dal registro acuto saldo e sonoro, mentre invece il registro centrale e quello grave risultano più deboli, con un colore vocale meno ricco. Wakizono non teme però le colorature mirabolanti che le valgono un grande successo al termine del rondò finale, Non più mesta. Chuang Wang dava invece voce ad un corretto Don Ramiro con voce leggera e buona dizione. Sung-Hwan Damien Park, ascoltato lo scorso anno come Figaro ne Il barbiere di Siviglia, era qui invece Dandini. Scenicamente il baritono sudcoreano ci è sembrato sopra le righe, vocalmente meno centrato che in Figaro, con un registro grave poco sonoro. Perfettibile l’Alidoro di Hwanhong Li, a tratti in difficoltà durante la sua grande aria Là del cielo nell’arcano profondo. Spumeggianti le due sorellastre, entrambe allieve dell’Accademia del Teatro alla Scala, María Martín Campos e Dilan Şaka, rispettivamente Clorinda e Tisbe. 

Nonostante tutto i giovani dell’Accademia assieme a tutti gli artisti coinvolti in questa ripresa de La Cenerentola sono stati capaci di conquistare il pubblico scaligero che riempiva il teatro, che gli ha accolti al termine della recita con scroscianti applausi. Le recite proseguono fino al 19 settembre prossimo, sostanzialmente già tutte sold out. 


Teatro alla Scala
Milano | 9 settembre 2025


La Cenerentola
dramma giocoso in due atti
libretto di Jacopo Ferretti
musica di Gioachino Rossini

Don Ramiro | Chuan Wang
Dandini | Sung-Hwan Damine Park
Don Magnifico | Marco Filippo Romano
Clorinda | Maria Martin Campos
Tisbe | Dilan Saka
Angelina | Aya Wakizono
Alidoro | Huanhong Li

Orchestra e Coro dell’Accademia Teatro alla Scala

direttore | Gianluca Capuano
maestro del coro | Salvo Sgrò
regia, scene e costumi | Jean-Pierre Ponnelle
ripresa da Federica Stefani
luci | Andrea Giretti



 

 

ph. Brescia e Amisano

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