
La stagione 25/26 del Teatro Regio di Torino si è aperta con una nuova produzione della Francesca da Rimini di Riccardo Zandonai firmata da Andrea Bernard e diretta dal direttore musicale del teatro Andrea Battistoni, alla sua prima apertura di stagione dopo l’incarico iniziato nel gennaio scorso. Opera del 1914, Francesca da Rimini è stato il lavoro operistico di più grande successo di Zandonai, nato da una riduzione del libretto approntata da Tito Ricordi dalla gigantesca pièce teatrale che Gabriele D’Annunzio scrisse per Eleonora Duse come parte di una trilogia (mai compiuta) sui Malatesta. Musicalmente Zandonai guarda a Wagner, soprattutto al Tristan und Isolde (molto apprezzato dallo stesso D’Annunzio) e a Strauss, ma anche al simbolismo musicale francese di Debussy, lasciando ampio spazio all’orchestra, che si fa vera e propria narratrice di alcuni dei momenti più significativi dell’opera e non più solo mera accompagnatrice delle voci. Utilizza Leitmotiv come tipico dell’estetica wagneriana, ma allo stesso tempo non rinuncia alla tradizione melodica dell’opera italiana. Ne emerge un’opera unica nel suo genere che ci porta dentro al mondo della musica italiana di inizio Novecento.
La regia di Andrea Bernard propone una rilettura originale e incisiva dell’opera, spostando l’ambientazione nella seconda metà dell’Ottocento. L’intera vicenda si svolge all’interno di una sala chiusa, uno spazio claustrofobico che da un lato riflette la condizione soffocante vissuta dalla protagonista, Francesca, dall’altro rappresenta il suo rifugio, l’unico luogo in cui lei si sente protetta. In questo ambiente opprimente che solo raramente si apre verso l’esterno, la giovane donna si trova circondata da figure maschili dominate dalla brutalità: gli uomini che dominano la sua vita sono rappresentati come violenti, privi di scrupoli e incapaci di empatia. La scelta registica sottolinea con forza il tema della sopraffazione e dell’isolamento, mettendo in risalto la fragilità e il coraggio di Francesca in un mondo dominato dalla prevaricazione. Di grande impatto visivo le scenografie di Alberto Beltrame, capaci di creare momenti molto riusciti, come ad esempio l’emozionante e riuscito finale dell’atto primo che vede l’ingresso in scena di Paolo: la musica racconta questo momento, mentre in palcoscenico la stanza di Francesca si apre, facendo apparire un prato primaverile pieno di fiori, che poi tornerà successivamente nel corso del terzo atto, quando i due giovani decideranno di dare seguito ai loro sentimenti.
Alla testa dei complessi del Teatro Regio c’era Andrea Battistoni, neo direttore musicale, alla sua prima inaugurazione di stagione. Il direttore veronese ha ben saputo tenere le fila di questa intensa partitura, proponendone una lettura teatrale e drammatica, volta a sottolineare il ruolo di primo piano dell’orchestra e facendo apprezzare le mille sottigliezze e rimandi di quest’opera. Ottimo il contributo del Coro del Teatro Regio preparato da Ulisse Trabacchin.
Nel ruolo del titolo, affrontato nel passato da grandi primedonne come ad esempio Magda Olivero, abbiamo trovato Barno Ismatulleva che avevamo ascoltato proprio al Regio come protagonista di Madama Butterfly. Il soprano uzbeko ha voce corposa, omogenea in tutti i registri e sfodera acuti sicuri e penetranti, mentre a livello interpretativo potrà sicuramente ancora crescere nel coinvolgimento emotivo. Roberto Alagna era impegnato invece nei panni impervi di Paolo Malatesta: la voce è sontuosa e di grande espressività, il fraseggio cesellato, lo squillo non manca e dona eroicità al suo appassionato Paolo. Ottimo inoltre il brutale Gianciotto di George Gagnidze dalla voce cavernosa e ben proiettata. Matteo Mezzaro era impegnato invece nel terzo dei fratelli, il Malatestino, una parte di grande complessità vocale e spregevole a livello drammaturgico che Mezzaro impersona con voce tenorile squillante e ambiguità interpretativa, capace di inquietare lo spettatore. Silvia Beltrami con la sua voce brunita, ma delicata ha invece ben impersonato Smaragdi.
Molto lunga la locandina dei comprimari di quest’opera, tutti di ottimo livello, a cominciare dalle quattro ragazze di Francesca: Valentina Mastrangelo (Biancofiore), Albina Tonkikh (Garsenda), Martina Myskohlid (Altichiara) e Sofia Koberidze (Donella). Ben caratterizzato l’Ostasio di Devid Cecconi e toccante la Samaritana di Valentina Boi. Chiudono il cast il Ser Toldo Berardengo di Enzo Peroni, il giullare di Janusz Nosek, il balestriere di Daniel Umbelino, il torrigiano di Eduardo Martinez e un prigioniero di Bekir Serbest.
Grande successo, con il pubblico presente che ha dedicato calorosi applausi per tutti gli artisti coinvolti, le recite di Francesca da Rimini proseguono fino al 23 ottobre, mentre la prossima produzione della stagione, Il ratto dal serraglio di Mozart, debutterà l’8 novembre.
Teatro Regio di Torino
Torino | 12 Ottobre 2025
Francesca da Rimini
Tragedia in quattro atti di Gabriele D’Annunzio
ridotta da Tito Ricordi
musica di Riccardo Zandonai
Francesca | Barno Ismatulleva
Paolo | Roberto Alagna
Gianciotto | George Gagnidze
Samaritana | Valentina Boi
Ostasio | Devid Cecconi
Malatestino | Matteo Mezzaro
Biancofiore | Valentina Mastrangelo
Garsenda | Albina Tonkikh
Altichiara | Martina Myskohlid
Donella | Sofia Koberidze
La schiava Smaragdi | Silvia Beltrami
Ser Toldo Berardengo | Enzo Peroni
Il giullare | Janusz Nosek
Il balestriere | Daniel Umbelino
Il torrigiano | Eduardo Martinez
Un prigioniero | Bekir Serbest
Orchestra e Coro del Teatro Regio Torino
direttore | Andrea Battistoni
maestro del coro | Ulisse Trabacchin
regia | Andrea Bernard
scene | Alberto Beltrame
costumi | Elena Beccaro
coreografia | Marta Negrini
luci | Marco Alba
direttore dell’allestimento | Antonio Stallone
ph. Gaido Ratti © Teatro regio Torino