
Il Teatro alla Scala sta proponendo in scena in queste settimane autunnali, la ripresa dell’allestimento del Rigoletto di Verdi, firmato da Mario Martone, produzione che fece il suo debutto alla Scala nel 2022, quando si decise di dismettere il classico allestimento di Gilbert Deflo che tra il 1994 e 2019 è tornato in scena 12 volte tra riprese e tournée. Per questa ripresa la Scala ha riproposto lo stesso protagonista, il baritono Amartuvshin Enkhbat, contornato da nuovi protagonisti, diretti stavolta da Marco Armiliato.
Lo spettacolo di Mario Martone si ispira al celebre film Parasite di Bong Joon-ho e si gioca tutto sulla dicotomia tra ricchi ed emarginati: due mondi apparentemente opposti che si alternano sulla scena, mostrandoci l’altra faccia della medaglia. Rigoletto ne è in parte il collegamento e fa la spola tra queste due realtà: denigratore e buffone in mezzo ai ricchi, padre amorevole nel mondo degli emarginati, fino a quando i due mondi si incontrano e le due realtà si scontrano, arrivando ad un finale totalmente sulla falsariga di quella del film in cui il mondo degli emarginati si vendica sul mondo dei ricchi compiendo una strage. L’idea drammaturgica di fondo funziona, seppur con qualche incongruenza che in certi momenti lascia lo spettatore un po’ disorientato (è il caso per esempio del rapimento di Gilda della fine dell’atto secondo). Inoltre a nostro parere il riferimento al film si è in parte affievolito, complice il fatto che oggi la pellicola premio Oscar del 2020 è sicuramente meno famosa di quando questo allestimento è andato in scena la prima volta.
Dal punto di vista musicale questa ripresa non ha del tutto soddisfatto le aspettative. Alla testa di un’orchestra scaligera in questa occasione non in ottima forma, Marco Armiliato propone un Rigoletto con volumi in certi casi troppo elevati e poca ricerca nell’interpretazione o nei colori orchestrali.
Come già detto il protagonista era anche questa volta Amartuvshin Enkhbat, baritono dal colore vocale vellutato, dizione impeccabile e ottimo volume. Rispetto però alla prima messinscena, il fraseggio è sembrato meno efficace e soprattutto meno sentito a livello interpretativo. E’ mancato al pubblico il coinvolgimento emotivo che invece c’era stato nel 2022 in seguito al lungo periodo di prove e di confronto con Martone. A sostituire l’indisposto Dmitry Korchak è arrivato Galeano Salas nei panni del Duca di Mantova. Il giovane tenore sfoggia una bella voce lirica, fresca, ben timbrata e con buono squillo. A livello interpretativo è parso meno dissoluto di quanto la regia lo avrebbe voluto, forse anche a causa dell’arrivo all’ultimo minuto in sostituzione del collega. Regula Mühlemann interpretava invece Gilda. Il soprano svizzero ha voce leggera che si estende con facilità nel registro più acuto. Le manca però il peso vocale e il fraseggio per un ruolo drammatico verdiano come Gilda, aspetto che pesa soprattutto ad esempio nell’aria Tutte le feste al tempio. Sonoro lo Sparafucile di Gianluca Buratto e fascinosa la Maddalena di Martina Belli. Tra i numerosi comprimari da segnalare il Monterone di Fabrizio Beggi, fondamentale non solo vocalmente, ma anche scenicamente in questo allestimento.
Completavano il cast Carlotta Vichi (Giovanna), Wonjun Jo (Marullo), Pierluigi D’Aloia (Matteo Borsa), Xhieldo Hyseni (Il Conte di Ceprano), Desirée Giove (La Contessa di Ceprano), Guillermo Esteban Bussolini (un usciere) e Maria Martin Campos (il paggio). Puntuale l’apporto del Coro, guidato come sempre dal maestro Alberto Malazzi. Al termine della recita applausi per tutti gli artisti coinvolti. Le recite di questa produzione di Rigoletto proseguono fino al 28 ottobre, incrociandosi con le recite de La Fille du régiment di Donizetti, in scena fino al 7 novembre.
Teatro alla Scala
Milano | 16 ottobre 2025
Rigoletto
Melodramma in tre atti
libretto di Francesco Maria Piave
tratto dal dramma Le Roi s’amuse di Victor Hugo
musica di Giuseppe Verdi
Il Duca di Mantova | Galeano Salas
Rigoletto | Amartuvshin Enkhbat
Gilda | Regula Muhlemann
Sparafucile | Gianluca Buratto
Maddalena | Martina Belli
Giovanna | Carlotta Vichi
Il Conte di Monterone | Fabrizio Beggi
Marullo | Wonjun Jo
Matteo Borsa | Pierluigi D’Aloia
Il Conte di Ceprano | Xhieldo Hyseni
La Contessa | Désirée Giove
Usciere | Guillermo Esteban Bussolini
Paggio della Duchessa | Maria Martin Campos
Orchestra e Coro del Teatro alla Scala
direttore | Marco Armiliato
maestro del coro | Alberto Malazzi
regia | Mario Martone
ripresa da Marco Monzini
scene | Margherita Palli
costumi | Ursula Patzak
luci | Pasquale Mari
coreografia | Daniela Schiavone
ph. Brescia e Amisano