
Al Teatro Municipale di Piacenza si è concluso con la recita de La Traviata di domenica 9 novembre il progetto della Trilogia Popolare che ha portato in scena nell’arco di due settimane due cicli completi delle tre opere verdiane più amate ed eseguite al mondo: Rigoletto, Il Trovatore e La Traviata, l’intero progetto è stato diretto per la parte musicale dal maestro Francesco Lanzillotta, mentre la regia è stata affidata a Roberto Catalano.
Come abbiamo già accennato precedentemente, Catalano è riuscito ad individuare un filo conduttore che unisce le tre opere, riconducendolo alla maledizione lanciata da Monterone in Rigoletto. Quella maledizione, come un’ombra ineluttabile, perseguita i figli dei protagonisti fino a trovare il proprio scioglimento solo nel sacrificio di Violetta, al termine di La Traviata. Nei tre spettacoli, la “Maledizione” prende corpo in una cenere nera che invade e contamina ogni spazio scenico, simbolo visivo di una colpa che tutto pervade. Assume però allo stesso tempo anche forma umana: un attore (Marco Caudera) nato dalle parole di Monterone, destinato a morire abbracciato a Violetta, suggellando così la fine del maleficio e la redenzione finale. Il regista siciliano punta l’attenzione sulle figure genitoriali presenti nelle tre opere, un elemento che le contraddistingue e che contraddistingue la produzione verdiana: tre genitori dalle forti volontà che plasmano la vita dei propri figli, spesso in opposizione ad essi. Da Rigoletto con Gilda a Germont con Alfredo passando per Azucena con il suo Manrico: tre storie di genitori che per il bene dei figli si impongono, segnando però la loro infelicità e diventando la loro maledizione. L’impianto scenico, comune alle tre opere e firmato da Mariana Moreira, si basava su un fondale tridimensionale bianco scandito da tre porte, elemento neutro, ma duttile che, di volta in volta, si è trasformato nel salone del palazzo del Duca di Mantova, nel castello del Conte di Luna e nell’abitazione di Violetta. A definire più compiutamente gli ambienti hanno contribuito alcuni oggetti e dettagli scenografici, insieme ai costumi, sobri ma efficaci, disegnati da Veronica Pattuelli. A rendere davvero viva e suggestiva la scena è stato però l’eccellente disegno luci di Silvia Vacca, capace di mutare gli spazi con sensibilità pittorica, donando alle atmosfere una drammaticità e una profondità sorprendente. Una trilogia capace di coniugare semplicità e intensità espressiva, al termine della quale possiamo dire che la più compiuta a livello scenico e registico è stata La Traviata, grazie a dei momenti visivamente molto toccanti e una più profonda vicinanza tra l’impianto borghese e la storia raccontata.
A livello musicale la direzione di Francesco Lanzillotta di Traviata è stata delle tre la più misurata, con dinamiche estremamente calibrate, senza eccessi e con una grande attenzione a quanto avviene in palcoscenico. In crescita anche la prova dell’Orchestra Sinfonica di Milano, seppur al netto di qualche imprecisione. Di buon livello la prova del Coro del Teatro Municipale di Piacenza, preparato come sempre da Corrado Casati.
Purtroppo la maledizione invocata da Monterone pare abbia colpito in parte il cast fino al termine delle recite, dopo il forfait di Maria Novella Malfatti nella prima di Rigoletto, Francesco Meli si è infatti trascinato un malanno stagionale fino all’ultima recita. In questa Traviata il tenore genovese è stato eroico come Alfredo: a parte qualche difficoltà nella cabaletta O mio rimorso è riuscito nonostante il malanno a fraseggiare elegantemente e a dare spessore e credibilità al suo Alfredo. Il pubblico lo ha premiato tributandogli un grande successo. Al netto di qualche problemino di memoria, Maria Novella Malfatti è qui stata una Violetta convincente. Vocalmente il soprano toscano supera le difficoltà del primo atto, dando il meglio nel secondo e nel terzo atto, dove la voce di colore scuro ha ben trasmesso la drammaticità di quanto vissuto da Violetta. A livello interpretativo Malfatti risulta più comunicativa rispetto alla prova nel Trovatore, ma pensiamo che un personaggio complesso come quello di Violetta meriti ancora approfondimento. Nei panni di Germont abbiamo qui ritrovato Ernesto Petti che dopo la buona prova nel Trovatore conferma le sue doti vocali con voce baritonale duttile e ben timbrata, molto espressiva e capace di piegarsi alle esigenze del personaggio.
Di ottimo livello anche i comprimari coinvolti, a cominciare dalla energica Flora di Irene Savignano e la delicata Annina di Francesca Palitti, per continuare con Simone Fenotti (Gastone), Davide Maria Sabatino (Il barone Douphol), Nicola Zambon (Il marchese d’Obigny), Omar Cepparolli (Grenvil), Lorenzo Sivelli (Giuseppe) e Massimo Pagano (Un domestico di Flora e un commissario).
Con la Traviata si è chiuso lo speciale progetto dedicato alla Trilogia Popolare verdiana, accolto al termine da calorosi applausi rivolti agli interpreti e al Teatro Municipale di Piacenza, che si conferma in grado di realizzare iniziative di notevole respiro e capaci di accontentare pubblica e critica.
Teatro Municipale
Piacenza | 9 novembre 2025
La Traviata
melodramma in tre atti
libretto di Francesco Maria Piave
dal dramma La Dame aux camélias di Alexandre Dumas
musica di Giuseppe Verdi
Violetta | Maria Novella Malfatti
Flora | Irene Savignano
Annina | Francesca Palitti
Alfredo | Francesco Meli
Giorgio Germont | Ernesto Petti
Gastone | Simone Fenotti
Il barone Douphol | Davide Maria Sabatino
Il marchese d’Obigny | Nicola Zambon
Il dottor Grenvil | Omar Cepparolli
Giuseppe | Lorenzo Sivelli
Un domestico di Flora / Un commissario | Massimo Pagano
Orchestra Sinfonica di Milano
Coro del Teatro Municipale di Piacenza
direttore | Francesco Lanzillotta
maestro del coro | Corrado Casati
regia | Roberto Catalano
scene | Mariana Moreira
costumi | Veronica Pattuelli
luci | Silvia Vacca
movimenti coreografici | Marco Caudera
ph.