
Il cartellone di fine stagione del Teatro alla Scala di Milano si è arricchito di un concerto straordinario della Cappella Mediterranea che, sotto la direzione del maestro Leonardo García Alarcón – fondatore e anima dell’ensemble – ha riportato sul palcoscenico scaligero una rarità per i palcoscenici italiani come Les Indes Galantes di Rameau, proposta in forma di concerto. L’opéra-ballet del compositore francese conta un solo precedente al Piermarini: nel novembre 2008, infatti, l’opera era stata eseguita – sempre in forma di concerto – sotto la bacchetta di William Christie alla guida de Les Arts Florissants, con una giovane Sonya Yoncheva nel cast.
Les Indes Galantes debuttò nel 1735 come ballet héroïque articolato in un prologo e due atti. La tiepida accoglienza spinse Rameau a intervenire immediatamente sulla partitura, aggiungendo un terzo atto (presentato in questa occasione in versione ampiamente ridotta). Per la ripresa dell’anno seguente, tuttavia, il compositore rielaborò completamente tale atto e aggiunse una quarta entrée, riutilizzando musica scritta circa dieci anni prima per Les Sauvages, una danza di nativi americani destinata a diventare il celebre rondeau conclusivo, con coro e solisti. Grazie a questa revisione l’opera rimase in repertorio per quasi quarant’anni, prima di cadere nell’oblio fino alla ripresa del 1952.
Come accennavamo all’inizio alla Scala è approdata una produzione in forma di concerto de Les Indes Galantes di Rameau, ben rodata e tagliata a dovere per conquistare il pubblico contemporaneo, che soprattutto nella prima parte della serata ha visto il coro e alcuni dei solisti occupare e appropriarsi di diversi spazi del teatro, dal palco reale ai palchi di proscenio, fino ad arrivare alla platea, riuscendo a coinvolgere il pubblico anche senza una messinscena e sfruttando unicamente la potenza della musica di Rameau. Leonardo García Alarcón ha finalmente debuttato sul podio della Scala. Nel 2021, infatti, in occasione del primo concerto della Cappella Mediterranea al Piermarini, il maestro era stato costretto al forfait a causa del Covid. Per questo debutto il maestro argentino ha proposto una lettura di grande forza espressiva, valorizzando al massimo la bravura e la coesione del suo ensemble, che, dopo la tappa milanese, è partito per una tournée a San Paolo del Brasile. Ne è scaturito un suono vigoroso, pieno, talvolta perfino graffiante: lontano forse dalle interpretazioni più eleganti e leggere spesso associate alla musica di Rameau, ma proprio per questo capace di metterne in risalto gli aspetti più drammatici e seducenti, nonché teatrali della partitura, forse i più interessanti al nostro orecchio.
Fondamentale l’apporto del Choeur de Chambre de Namur, preparato da Thibaut Lenaerts: un complesso perfettamente in sintonia con l’orchestra e con la lettura di Alarcón, al punto da diventare quasi un quinto personaggio, tanto per il peso vocale quanto per la presenza scenica. Questa fusione così riuscita tra orchestra e coro ha forse finito per mettere in secondo piano l’ottima prova dei quattro solisti impegnati nei diversi ruoli delle quattro entrées: quattro cantanti specializzati Laurène Paternò, Ana Quintans, Mathias Vidal e Andreas Wolf.
La pirotecnica esecuzione presentata alla Scala da Alarcón e dalla sua Cappella Mediterranea ha riscosso un successo travolgente: il teatro, completamente sold-out, al termine della recita è esploso in ovazioni festose, ricambiate con un bis del rondeau da Les Sauvages. Ci si augura che un’accoglienza così calorosa possa favorire un ritorno stabile dell’opera barocca nel palinsesto scaligero.
Teatro alla Scala
Milano | 16 novembre 2025
Les Indes Galantes
Opéra-ballet in un prologo e quattro entrées
libretto di Louis Fuzelier
musica di Jean-Philippe Rameau
Cappella Mediterranea
Choeur de Chambre de Namur
direttore | Leonardo García Alarcón
maestro del coro | Thibaut Lenaerts
Laurène Paternò | Amour, Phani, Fattime, Zima
Ana Quintans | Hébé, Emilie, Zaire, Atalide
Mathias Vidal | Valère, Don Carlos, Tacmas, Damon
Andreas Wolf | Bellone, Osman, Huascar, Ali, Don Alvar, Adario
ph. Brescia & Amisano