
Come ogni anno novembre segna l’arrivo del Donizetti Opera Festival, il Festival internazionale dedicato al compositore bergamasco che inizia quest’anno un nuovo corso con una nuova direzione artistica. Il titolo di punta di questa edizione è Caterina Cornaro, diretta dall’attuale direttore artistico del Festival Riccardo Frizza, mentre la regia è stata firmata dall’ex direttore artistico Francesco Micheli.
Caterina Cornaro è l’ultima opera italiana di Donizetti, ma anche l’unica opera che il compositore bergamasco non ha potuto vedere eseguita nella sua vita. La storia compositiva è molto complessa. Donizetti iniziò a comporla per il Kärtnerthortheater di Vienna, ma il progetto naufragò a causa di un’opera tedesca di stesso soggetto presentata nello stesso teatro qualche mese prima. Successivamente Donizetti decise di inviare la partitura a Napoli dove però non poté seguire l’allestimento a causa di importanti problemi di salute e dove l’opera venne pesantemente rimaneggiata in seguito alle indicazioni della censura. La prima messinscena napoletana fu purtroppo un fiasco, ma Donizetti non smise di lavorarci: credeva ancora di poterla portare in scena a Vienna, città e pubblico per cui lui l’aveva sin dall’inizio concepita. Purtroppo questo progetto non poté realizzarsi, ma andò in scena nuovamente in una versione rivista a Parma, dove ancora una volta però Donizetti non poté essere presente. La salute non gli permise di vederla mai andare in scena. Al Festival Caterina Cornaro è presentata in una nuova edizione critica firmata da Eleonora Di Cintio che ha cercato di ricostruire le volontà del compositore, permettendoci oggi di ascoltare la versione di Caterina più vicina possibile a quello che Donizetti avrebbe voluto: l’opera prima dei rimaneggiamenti drammaturgici dettati dalla censura napoletana insieme alle modifiche di cui siamo a conoscenza apportate successivamente per la versione di Parma.
In questa produzione passato e presente convivono sia nelle persone che ne sono i fautori (Riccardo Frizza e Francesco Micheli) sia sulla scena. Lo spettacolo ideato da Francesco Micheli e dal suo team ambienta l’intera opera a cavallo tra il nostro presente e l’ambientazione originale dell’opera di Donizetti. All’inizio dell’opera incontriamo Caterina, una donna incinta seduta nella sala d’attesa di un ospedale, mentre il marito Lusignano sta lottando tra la vita e la morte. Durante questa angosciosa attesa la sua mente inizia a vagare e a fantasticare, sul suo matrimonio, sul bel medico che sta operando il marito e sul viaggio di nozze a Venezia, proprio in quel Ca’ Corner della Regina, palazzo della “nostra” Caterina Cornaro. Caterina si astrae dalla dura realtà che sta vivendo, rivivendo le sorti della Cornaro, la cui vicenda si specchia nella sua: entrambe hanno perso il padre, entrambe hanno un marito che soffre e che rischia di morire, entrambe sono incinte, entrambe soffrono, ma allo stesso tempo si fanno forza. La doppia storia che così viene raccontata riesce a portare lo spettatore a riflettere sulla malattia, sulla solitudine e sulla sofferenza che travolge coloro che assistono persone malate e sulla necessità di evadere e di credere nei sogni. Una produzione che centra a nostro parere l’obiettivo, seppur in qualche occasione con qualche ridondanza. Di impatto le scenografie a cura di Matteo Paoletti Franzato (che richiamano tra le altre cose la facciata di Ca’ Corner), ben valorizzate dal disegno luci di Alessandro Andreoli. I bei costumi di Alessio Rosati rimandano in parte alla contemporaneità in parte al Rinascimento veneziano con richiami, anche per i costumi rinascimentali al mondo ospedaliero attuale.
Alla testa dell’Orchestra Donizetti Opera Riccardo Frizza, esperto conoscitore del repertorio belcantistico e donizettiano, è riuscito, con ritmo sostenuto e grande equilibrio tra buca e palcoscenico, a far emergere dalla partitura gli elementi più romantici qui presenti, quelli che già di gran lunga anticipano Verdi. Ben coeso il coro dell’Accademia del Teatro alla Scala preparato da Salvo Sgrò.
Molto applaudito tutto il cast coinvolto. A vestire i panni delle due Caterine c’era Carmela Remigio che a fronte di una voce lirica, ma non drammatica, riesce a dare grande drammaticità e profondità al personaggio grazie ad un fraseggio scolpito e penetrante unito ad un’ottima tecnica vocale. Al suo fianco due ottimi protagonisti maschili, a cominciare da Vito Priante, interprete di Lusignano. Il baritono napoletano dona grande umanità al suo personaggio grazie ad una voce elegante, solida e ben proiettata. L’altro protagonista, Gerardo, è Enea Scala, tenore che dona al personaggio il giusto piglio eroico grazie ad una voce di colore brunito con un registro acuto ben timbrato e fraseggio curato. Il quartetto dei protagonisti si chiude con l’ottimo Mocenigo di Riccardo Fassi dalla voce scura e potente, perfetta per ridare la malvagità del personaggio. Da segnalare anche gli ottimi Francesco Lucii (Strozzi e un cavaliere) e Vittoria Vimercati (Matilde).
Ottimo successo di pubblico, coronato da numerosi applausi per il cast e per il maestro Frizza al termine della recita. L’ultima occasione per vedere in scena a Bergamo questa Caterina Cornaro sarà domenica 30 novembre, giorno conclusivo del festival 2025.
DONIZETTI OPERA FESTIVAL
Teatro Donizetti
Bergamo | 22 novembre 2025
Caterina Cornaro
Tragedia lirica in un prologo e due atti di Giacomo Sacchero
musica di Gaetano Donizetti
Caterina Cornaro | Carmela Remigio
Andrea Cornaro | Fulvio Valenti
Gerardo | Enea Scala
Lusignano | Vito Priante
Strozzi | Francesco Lucii
Mocenigo | Riccardo Fassi
Un cavaliere del re | Francesco Lucii
Matilde | Vittoria Vimercati
Orchestra Donizetti Opera
Coro dell’Accademia Teatro alla Scala
direttore | Riccardo Frizza
maestro del coro | Salvo Sgrò
regia | Francesco Micheli
scene | Matteo Paoletti Franzato
costumi | Alessio Rosati
lighting design | Alessandro Andreoli
dramaturg | Alberto Mattioli
visual design | Matteo Castiglioni
assistente alla regia Paola Brunello
assistente ai costumi | Stefania Coretti
ph. Gianfranco Rota