Lohengrin apre la stagione dell’Opera di Roma

Recensione, Teatro, Home Page, Opera, Musica9 months ago

La stagione 25/26 del Teatro dell’Opera di Roma si è aperta nelle scorse settimane con una nuova produzione del Lohengrin di Richard Wagner, diretto da Michele Mariotti, per la regia di Damiano Michieletto, frutto di una coproduzione con il Palau de les Arts di Valencia e con la Fenice di Venezia, spettacolo che ha visto il debutto wagneriano del maestro Mariotti, di Michieletto e del protagonista Dmitry Korchak.

Lo spettacolo proposto dal team registico guidato da Damiano Michieletto, composto, come di consueto, da Paolo Fantin per le scene, Carla Teti per i costumi, Alessandro Carletti per le luci e Mattia Palma per la drammaturgia, senza discostarsi in modo radicale dalla trama originale, si allontana da un lato dal tradizionale immaginario romantico, dall’altro anche dalle più consuete riletture che, negli ultimi decenni, hanno interpretato la cupa fiaba di Lohengrin come un dramma familiare borghese. L’intera vicenda è qui invece ambientata in un luogo e in un tempo non identificati, privi di connotazioni storiche o geografiche precise, ma con un vago richiamo ai dipinti espressionisti tedeschi come quelli di Ernst Ludwig Kirchner. La scena, spogliata delle immagini più convenzionali (come quella del Cigno) è invece costruita attraverso simboli archetipici. Innanzitutto, l’uovo, simbolo di vita, che qui racchiude il segreto di Lohengrin e diventa allo stesso tempo simbolo del dubbio che Ortrud instilla prima in Elsa e poi in tutta la comunità, fino a quando la protagonista finirà per romperlo, non accettando di ignorare l’identità del suo salvatore e sposo.. Un altro forte simbolo presente è quello del cerchio che delimita e protegge l’unione dei due sposi fino al momento in cui Elsa cede alla tentazione. L’intero spazio del palcoscenico è delimitato da un’enorme parete lignea ricurva in cui il coro si trova a schierarsi, pronto a giudicare Elsa e Lohengrin. Sebbene l’intero spettacolo sia ambientato in uno spazio giallo, a tratti asettico, che per la maggior parte del tempo rimane vuoto, grazie al magnifico disegno luci di Alessandro Carletti e a pochi oggetti scenici Michieletto riesce a creare immagini di grande potenza ed evocatività. Per la sua prima regia wagneriana, il regista veneziano sceglie di non sovrapporre livelli di significato alla storia, ma di lasciarla parlare nella sua universalità, curando attentamente la recitazione e puntando su un impianto scenico semplice, ma di forte impatto. 

Passando alla parte musicale, il maestro Michele Mariotti si accostava per la prima volta ad una partitura wagneriana e ha proposto un’interpretazione di grande tensione emotiva e di grande lirismo, intima nella capacità di dare rilievo ai dettagli e puntando ad una grande teatralità e grande attenzione a quanto avveniva sul palcoscenico, cercando una propria cifra stilistica. L’ha ben seguito l’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma, così come il Coro preparato da Ciro Visco, fautore di una prova di grande precisione ed incisività. 

Un po’ disomogeneo il cast impegnato sul palcoscenico. Ottima la prova dell’altro debuttante della produzione, Dmitry Korchak come Lohengrin, tenore che normalmente siamo abituati ad ascoltare in altri repertori, da quello rossiniano a quello romantico francese. Korchak riesce a tenere testa alla partitura e alle sue difficoltà, il canto risulta sfumato ed espressivo, di grande intensità, ma sempre fondato sulla lezione del canto all’italiana nella partitura wagneriana. Ben misurata la Ortrud di Ekaterina Gubanova, veterana invece del repertorio wagneriano, dotata di voce ben proiettata e con un fraseggio tagliente. Meno convincente la Elsa di Jennifer Holloway, interpretativamente molto coinvolgente, ma la cui voce non è sempre fuoco. Deludenti invece purtroppo le prove di Tomas Tomasson e di Clive Bayley, rispettivamente Telramund ed Heinrich der Vogler. Chiudevano il cast l’ottimo Andrei Bondarenko come araldo del Re e corretti i quattro nobili del Brabante (Alejo Alvarez Castillo, Dayu Xu, Guangwei Yao, Jiacheng Fan) e i quattro paggi (Mariko Iizuka, Cristina Tarantino, Silvia Pasini, Caterina d’Angelo). 

Al Termine dell’ultima recita una sala gremita ha accolto con calorosi applausi il cast e soprattutto il maestro Mariotti, che tornerà sul podio del Costanzi a maggio per il Tancredi di Rossini.


Teatro dell’Opera
Roma | 7 dicembre 2025

Lohengrin
opera romantica in tre atti
poema e musica di Richard Wagner

Heinrich der Vogler | Clive Bayley
Lohengrin | Dmitry Korchak
Elsa von Brabant | Jennifer Holloway
Friedrich von Telramund | Tomas Tomasson
Ortrud | Ekaterina Gubanova
Der Heerrufer des Königs | Andrei Bondarenko
Vier Brabantische edle | Alejo Alvarez Castillo*, Dayu Xu*, Guangwei Yao*, Jiacheng Fan*
Vier Edelknaben | Mariko Iizuka, Cristina Tarantino, Silvia Pasini, Caterina d’Angelo

Orchestra e Coro del Teatro dell’Opera di Roma

direttore | Michele Mariotti
maestro del coro | Ciro Visco
regia | Damiano Michieletto
scene | Paolo Fantin
costumi | Carla Teti
luci | Alessandro Carletti
drammaturgo | Mattia Palma

*Dal progetto “Fabbrica” – Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma

Nuovo allestimento Teatro dell’Opera di Roma
in coproduzione con Palau de les Arts Reina Sofia di Valencia e Teatro La Fenice di Venezia



 

ph. Fabrizio Sansoni

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