
La stagione 2025/26 del Teatro alla Scala di Milano, l’ultima sotto la direzione musicale di Riccardo Chailly – che, come annunciato nei mesi scorsi, passerà il testimone a Myung-Whun Chung – si è aperta lo scorso 7 dicembre con una nuova produzione dell’unica opera di Dmitrij Šostakovič, Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk. Lo spettacolo ha segnato il debutto scaligero dell’acclamato regista russo Vasily Barkhatov, mentre la guida musicale è stata affidata, come da tradizione per l’apertura di stagione, alla bacchetta di Chailly, giunto quest’anno alla sua dodicesima inaugurazione. Il direttore milanese è da sempre grande estimatore del repertorio russo e in particolare di quello di Šostakovič che ha a lungo studiato e approfondito anche insieme all’Orchestra scaligera e da tempo sperava di portare in scena alla Scala. Una Lady Macbeth non aveva infatti mai inaugurato una stagione scaligera. Si tratta di un’opera dalla forte forza dirompente, estremamente moderna, ma con tanti rimandi ed echi alla tradizione russa e tedesca. È un’opera violenta, di grande fascino, che ci fa scoprire lo Šostakovič che verrà, ma anche quello che potenzialmente poteva essere: il compositore russo non continuò infatti la sua carriera da operista, dopo che il regime 1936 bocciò quest’opera, tacciandola come caos invece di musica. Šostakovič non compose così più nessuna opera, né continuò il suo progetto della trilogia dedicata alla donna russa, di cui Una Lady Macbeth era l’incipit.
Lo spettacolo firmato da Vasily Barkhatov ha indubbiamente sparigliato i pronostici. La fama che precede il regista russo – noto per un approccio provocatorio e per letture spesso audaci e non convenzionali – in questo caso non trova piena conferma. La regia concepita per questo 7 dicembre si limita infatti a collocare la vicenda entro una cornice narrativa di forte impronta cinematografica, trasformando gli eventi dei primi tre atti in una sorta di lungo flashback, o deposizione, in cui Katerina, Sergej e i vari inservienti ricostruiscono davanti a un sergente di polizia i frammenti della tragedia. In questo modo anche i momenti più scabrosi in realtà vengono mediati dal racconto e non vissuti in diretta dai personaggi in palcoscenico, con un effetto che ingrandisce l’aspetto grottesco a scapito di quello drammatico.
L’ambientazione dell’opera è trasposta all’interno di un grande hotel dal gusto modernista/sovietico che, tuttavia, sembra evocare più l’Europa mitteleuropea che la Russia di Šostakovič. I toni volutamente smorzati e il marcato accento sugli aspetti più umoristici e ironici richiamano, anche grazie alle sontuose scene firmate da Zinovy Margolin, un’estetica di matrice cinematografica che guarda esplicitamente a Wes Anderson e, in particolare, a Grand Budapest Hotel. Ne risulta uno spettacolo imponente e sfarzoso, pienamente in linea con ciò che ci si attende da una serata inaugurale scaligera: visivamente appagante e di grande impatto, ma al tempo stesso apparentemente più intento ad accompagnare la partitura che a offrirne una lettura realmente nuova, limitandosi ad un efficace – ma sostanzialmente decorativo – spostamento spazio-temporale della vicenda. Un contrasto importante per una partitura di rottura come quella di Šostakovič.
Sicuramente più interessante la parte musicale, grazie soprattutto alla direzione di Riccardo Chailly. Come già anticipato prima, il direttore milanese è esperto conoscitore del lavoro di Šostakovič e, in quest’occasione, ce lo dimostra proponendo una direzione di estremo equilibrio dinamico, che non indulge mai nell’eccesso, anche nei momenti più violenti e scabrosi, riuscendo ad ottenere un’ottima sintonia con quanto avveniva in palcoscenico. Chailly sceglie di curare il dettaglio, mettendo in luce i numerosi rimandi intrinsechi in questa partitura, aspetto che gli è concesso anche grazie ad un’eccelsa prova dell’orchestra del Teatro alla Scala, compresa la numerosa banda in palcoscenico. Di grande livello, anche la prova del Coro del Teatro alla Scala, preparato come di consueto con grande perizia dal maestro Alberto Malazzi.
Al centro di quest’opera sta la prova della protagonista, il soprano statunitense Sara Jakubiak che vocalmente non teme le numerose difficoltà di questo ruolo, grazie una voce di grande potenza drammatica ottimamente proiettata e dal fraseggio penetrante. A livello interpretativo, Jakubiak si allinea alla regia di Vasily Barkhatov, risultando a tratti meno coinvolgente di quanto la musica richiederebbe. Al suo fianco Alexander Roslavets nei panni di Boris ha voce da basso a tratti un po’ rozza, adatta per il personaggio, interpretativamente però ci è sembrato più autoritario che viscido come invece ce lo si immagina. Corretto lo spregevole Sergej di Najmiddin Mavlyanov dalla voce ben proiettata, così come ben caratterizzato è stato lo Zinovij di Yevgeny Akimov. Segnaliamo anche l’ottima Aksin’ja di Ekaterina Sannikova, così come il contadino di Alexander Kravets. Meno a fuoco la Sonetka di Elena Maximova. Numerosissimi gli ottimi comprimari, alcuni appartenenti al Coro del Teatro o all’Accademia del Teatro alla Scala.
Al termine della recita, il pubblico che affollava il teatro ha tributato calorosi applausi ai cantanti, ma il vero trionfatore della serata è stato il maestro Chailly, che, dopo il malore che lo aveva costretto a sospendere la recita del 10 dicembre, può legittimamente annoverare il successo di questa prima come un risultato personale.
Teatro alla Scala
Milano | 19 dicembre 2025
Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk
opera in quattro atti e nove quadri
libretto di Aleksandr Prejs e Dmitrij Šostakovič dall’omonimo racconto di Nikolaj Leskov
musica di Dmitrij Šostakovič
Boris Timofeevič Izmailov | Alexander Roslavets
Zinovij Borisovič Izmailov | Yevgeny Akimov
Katerina L’vovna Izmajlova | Sara Jakubiak
Sergej | Najmiddin Mavlyanov
Aksin’ja | Ekaterina Sannikova
Un Caporeparto | Ivan Shcherbatykh*
Un Guardiano | Jirí Rajniš
Primo Lavorante | Antonio Murgo*
Secondo Lavorante | Joon Ho Pak*
Terzo Lavorante | Flavio D’ambra*
Un Contadino Cencioso | Alexander Kravets
Un Cocchiere | Haiyang Guo
Un Operaio Del Mulino | Chao Liu
Un Insegnante | Vasyl Solodkyy
Un Prete | Valery Gilmanov
Un Sergente Di Polizia | Oleg Budaratskiy
Un Poliziotto | Huanhong Li
Un Ospite Ubriaco | Massimiliano Di Fino*
Un Sergente | Xhieldo Hyseni**
Una Guardia | Chao Liu
Sonetka | Elena Maximova
Un Vecchio Forzato | Goderdzi Janelidze
Una Forzata | Laura Lolita Perešivana
Fantasma Di Boris | Timofeevič Coro
Orchestra e Coro del Teatro alla Scala
*artisti del Coro del Teatro alla Scala
** allievo dell’Accademia Teatro alla Scala
direttore | Riccardo Chailly
maestro del coro | Alberto Malazzi
regia | Vasily Barkhatov
scene | Zinovy Margolin
costumi | Olga Shaishmelashvili
luci | Alexander Sivaev
ph. Brescia e Amisano