
Dopo il lungo focus verdiano che ha caratterizzato il cartellone di novembre e dicembre del Teatro Municipale di Piacenza, la scorsa settimana ha debuttato sul palco piacentino la nuova produzione del Don Giovanni di Mozart firmata da Andrea Bernard e diretta da Enrico Pagano.
Lo spettacolo pensato per Piacenza da Andrea Bernard colloca la vicenda al di fuori di coordinate spazio-temporali precise. I costumi firmati da Elena Beccaro suggeriscono una contemporaneità a noi vicina, mentre il cupo impianto scenico di Alberto Beltrame ci introduce in uno spazio che progressivamente si rivela non essere un luogo fisico, ma una sorta di prigione mentale. È qui che Don Giovanni, come in un immenso archivio, accumula ricordi ed esperienze, persone e relazioni, che poco a poco svelano la natura profonda e sfaccettata della sua ossessione per le donne. Un’ossessione che affonda le radici nell’infanzia, quando la madre possessiva (che scopriremo essere Donna Elvira) vieta al piccolo Don Giovanni di conoscere e frequentare la giovane Donna Anna. Quest’ultima diventerà, nel corso della vicenda, il simbolo di quel desiderio proibito che il protagonista si porta dietro per tutta la vita, mentre si trova a cercare conquiste in ogni luogo e allo stesso tempo ad inseguire il mito di una vita normale provando ad esempio a conquistare la giovane Zerlina. Lo spettacolo si sviluppa come un intricato gioco di scatole cinesi, richiamando per certi versi suggestioni cinematografiche alla Christopher Nolan (come Inception), e svela scena dopo scena, attraverso botole e porte, i segreti che Leporello custodisce gelosamente e archivia per il suo padrone. Una messinscena non priva di difetti quella di Bernard, che ha tuttavia il pregio di proporre spunti di riflessione interessanti e vie di lettura vicine alla nostra contemporaneità del capolavoro di Mozart e Da Ponte.
Alla testa dell’Orchestra Filarmonica Italiana invece era impegnato il giovane maestro Enrico Pagano che propone una lettura solida e ben equilibrata, che sceglie di mettere in primo piano gli aspetti più cupi della partitura, in linea con la regia di Andrea Bernard. Non c’è gioco o scherzo in questa lettura, ma tutto concorre a ricreare un’atmosfera drammatica e cupa, dove ad ogni abbellimento corrisponde una nota dell’anima dei personaggi in scena. A parte qualche piccola sbavatura, lo segue bene la OFI, così come ottimo è stato il contributo del Coro del Teatro Municipale, come di consueto preparato da Corrado Casati.
Di grande interesse il cast presentato, a cominciare dal trio femminile. Carmela Remigio ha vestito in questa occasione ancora una volta i panni di Donna Elvira, uno dei ruoli da lei più interpretati nel corso della sua carriera. Ne scaturisce una Elvira veemente, in questo caso madre soffocante e imperiosa, vocalmente scolpita e di grande fascino. Claudia Pavone è stata invece una Donna Anna di grande eleganza, vocalmente a suo agio nei passaggi più lirici. Ottima la Zerlina di Désirée Giove dotata di voce luminosa e di grande musicalità. Fa altrettanto bene al suo fianco Alberto Petricca come Masetto dalla voce sonora e solida, nonché ottima presenza scenica. Molto bene fa Marco Ciaponi come Don Ottavio, conquistandosi gli applausi più convinti della serata grazie ad un’interpretazione molto raffinata, con pianissimi di grande bellezza e un grande controllo del fiato. Tommaso Barea vestiva invece i panni di Leporello, con voce brunita e fraseggio ben delineato, capace di restituire a livello interpretativo un servo stanco della sua vita sotto padrone, in decisa opposizione quindi a Don Giovanni. Quest’ultimo era Markus Werba, cantante dalla lunga carriera internazionale. La voce è sembrata un po’ stanca, ma sempre solida e tecnicamente precisa, nonché di colore chiaro che ben si abbinava per contrasto a quella di Barea come Leporello. Interpretativamente ha proposto un Don Giovanni meno esuberante, ma più in balia delle sue ossessioni, forse lui stesso stanco della sregolatezza, ma vittima della vita che si è creato. Chiudeva il cast il Commendatore non troppo riuscito di Renzo Zan.
Al termine della recita di domenica 25 gennaio, il pubblico ha reagito in modo contrastante, alternando calorosi applausi a contestazioni che, a nostro avviso, sono apparse ingiuste nei confronti del maestro Pagano e dei due protagonisti maschili. Il prossimo appuntamento con la stagione lirica del Teatro Municipale di Piacenza sarà L’italiana in Algeri di Rossini, in scena il 27 febbraio e il 1° marzo.
Teatro Municipale
Piacenza | 25 gennaio 2026
Don Giovanni
dramma giocoso in due atti KV527
libretto di Lorenzo Da Ponte
musica di Wolfgang Amadeus Mozart
Don Giovanni | Markus Werba
Il Commendatore | Renzo Ran
Donna Anna | Claudia Pavone
Don Ottavio | Marco Ciaponi
Donna Elvira | Carmela Remigio
Leporello | Tommaso Barea
Masetto | Alberto Petricca
Zerlina | Désirée Giove
Orchestra Filarmonica Italiana
Coro del Teatro Municipale di Piacenza
direttore | Enrico Pagano
maestro del coro | Corrado Casati
maestro al cembalo | Andres Jesus Gallucci
regia | Andrea Bernard
scene | Alberto Beltrame
costumi | Elena Beccaro
luci | Marco Alba