
Il 2026 del Teatro Regio di Parma si è aperto con una prestigiosa nuova produzione di Orfeo ed Euridice di Gluck, diretta dal maestro Fabio Biondi e affidata alla regia della celebre artista iraniana Shirin Neshat. L’Orfeo ed Euridice mancava dalle scene parmigiane dall’aprile del 1986; va tuttavia ricordato come la pur breve storia esecutiva dell’opera a Parma rivesta un’importanza tutt’altro che marginale. Prima di quella data, infatti, il titolo era stato rappresentato soltanto due volte: nel 1784, con Ferdinando Paër nel ruolo di Amore, in occasione della visita del re di Svezia Gustavo III (sovrano che quasi un secolo più tardi sarebbe divenuto protagonista della prima versione di Un ballo in maschera di Verdi), e ancora prima nel 1769, sotto la diretta supervisione dello stesso Gluck. In quell’occasione il compositore fu chiamato dalla corte di Parma a organizzare uno spettacolo per i festeggiamenti delle nozze tra Ferdinando di Borbone e Maria Amalia d’Asburgo. Per l’evento Gluck rimaneggiò profondamente l’opera, già debuttata a Vienna nell’ottobre del 1762: oltre a significativi tagli (Orfeo ed Euridice divenne per l’occasione il terzo atto de Le Feste d’Apollo) la parte di Orfeo venne trasposta per voce sopranile.
Lo spettacolo di Shirin Neshat sposta la vicenda di Orfeo ed Euridice nella contemporaneità, inserendo l’azione in un mondo rigorosamente in bianco e nero che richiama con forza l’estetica dell’artista iraniana e, al tempo stesso, integra alcuni dei suoi linguaggi espressivi più consueti, primo fra tutti il cinema. Grazie all’intervento drammaturgico di Yvonne Gebauer, Neshat introduce un antefatto che fornisce una nuova chiave di lettura alla morte di Euridice: come rivelato dal video iniziale, la giovane si è suicidata a causa del trauma profondo per la perdita di un figlio e dell’indifferenza del marito di fronte al dolore che sta attraversando. A partire da questa premessa, il viaggio di Orfeo negli inferi si trasforma in un’allucinazione, in un percorso interiore all’interno della sua coscienza, attraversata da colpa, amore e sofferenza. Non a caso, nel regno dei morti Orfeo si ritrova al centro di un’aula di tribunale, chiamato a essere giudicato. Nel finale dello spettacolo, quando grazie all’intervento soprannaturale di Amore Euridice torna definitivamente in vita, la giovane è inizialmente sopraffatta dal dolore per la perdita del figlio, ma riesce infine ad accettarlo, trovando una forma di pacificazione. L’impianto scenico di Helke Vollmer si distingue per la sua forte carica visiva e per l’efficacia delle immagini create, tra cui spicca l’enorme porta bianca degli inferi, potente simbolo di soglia e di passaggio.
Per questa occasione si è scelta la più tradizionale versione del 1762, quella in italiano andata in scena per la prima volta a Vienna e di cui si è precedentemente parlato. Fabio Biondi alla testa di una buona Filarmonica Toscanini sceglie di fare un lavoro di adattamento, adeguando timbrica e volumetria dell’opera di Gluck al contesto delle odierne orchestre e della sala del Regio di Parma, non scegliendo quindi di proporre un’esecuzione storicamente informata. Ne scaturisce una direzione asciutta e senza abbandoni, di grande equilibrio, aspetto che si rifà direttamente alla compostezza gluckiana. Molto coinvolgenti invece sono state le interpretazioni dei protagonisti, a partire dal protagonista, Carlo Vistoli. Il controtenore romagnolo si è perfettamente calato nei panni di Orfeo, sia dal punto di vista vocale, sia da quello interpretativo. La voce è omogenea in tutti i registri, ben timbrata e il fraseggio risulta scolpito e sempre votato a dare espressione ai sentimenti del personaggio. Impossibile non rimanere colpiti e coinvolti dalla sua esecuzione, capace di trascinare lo spettatore nelle pieghe della disperazione di Orfeo per la perdita dell’amata e per il senso di colpa. Accanto a lui vero co-protagonista è stato il Coro del Teatro Regio di Parma, compatto e molto attento alle dinamiche, ottimamente preparato da Martino Faggiani. Il cast era inoltre completato dall’ottima Euridice di Francesca Pia Vitale, dalla voce luminosa e fraseggio prezioso, interpretativamente molto coinvolgente. Buona anche la prova di Theodora Raftis come Amore.
Al termine dell’ultima recita, grande successo per tutti gli artisti. Per chi avesse perso le date di Parma, la produzione andrà in scena dal 10 al 12 aprile al Teatro Valli di Reggio Emilia.
Teatro Regio
Parma | 31 gennaio 2026
Orfeo ed Euridice
azione teatrale per musica in tre atti
composta intorno al muto di Orfeo
libretto di Ranieri de’ Calzabigi
musica di Christoph Willibald Gluck
Orfeo | Carlo VIstoli
Euridice | Francesca Pia Vitale
Amore | Theodora Raftis
Filarmonica Arturo Toscanini
Coro del Teatro Regio di Parma
direttore | Fabio Biondi
maestro del coro | Martino Faggiani
regia | Shirin Neshat
scene | Helke Vollmer
costumi | Katharina Schlipf
luci | Valerio Tiberi
coreografia | Claudia Greco
drammaturgia | Yvonne Gebauer
direttore della fotografia | Rodin Hamidi
ph. Roberto Ricci