
Il Teatro alla Scala di Milano si avvia alla conclusione del grande progetto del Ring: i due cicli completi andranno infatti in scena a partire dal 1 marzo, il primo diretto da Alexander Soddy, il seguente da Simone Young. Intanto in questi giorni sono andate in scena le repliche del Götterdämmerung, che hanno così chiuso le recite singole delle quattro opere della Tetralogia wagneriana firmata da David McVicar e nella ultima recita di martedì 17 febbraio diretta da Simone Young.
Lo spettacolo firmato da David McVicar si sviluppa in continuità con il percorso registico dei tre capitoli precedenti — Das Rheingold (novembre 2024), Die Walküre (febbraio 2025) e Siegfried (giugno 2025) — riprendendone l’estetica. Si tratta, del resto, della diretta trasposizione del Ring che il regista scozzese ha concepito per l’Opéra national du Rhin di Strasburgo tra il 2007 e il 2011, qui riproposto con poche variazioni.
L’ambientazione colloca le vicende di Siegfried, Brünnhilde e degli dei norreni in un universo a cavallo tra il fantasy e il post-apocalittico: un mondo in rovina, segnato da un’estetica cupa e metallica, dove la mitologia germanica si intreccia a suggestioni distopiche contemporanee. La regia però sembra rinunciare a una vera riflessione interpretativa sul capolavoro wagneriano: più che interrogare i grandi temi del potere, della colpa e della redenzione, McVicar preferisce accompagnare lo spettatore nel fluire dell’azione “coreografando” con precisione la musica di Wagner, ma senza spingersi verso una rilettura.
Le scene, firmate dallo stesso McVicar con la collaborazione di Hannah Postlethwaite, appaiono per buona parte dello spettacolo funzionali, ma non particolarmente memorabili (completamente da dimenticare le proiezioni video). La scena rimane spesso ingombra di elementi che, pur contribuendo a definire l’atmosfera, non sempre sostengono con pari efficacia la tensione drammatica. È però nel finale che l’impianto registico trova la sua espressione più convincente. Con la morte di Siegfried, il grande palcoscenico scaligero si svuota progressivamente, quasi a riflettere la dissoluzione dell’ordine divino e umano che ha sorretto l’intera Tetralogia. In questo spazio, il disegno luci di David Finn assume un ruolo determinante: tagli luminosi, chiaroscuri e bagliori improvvisi plasmano l’ambiente, trasformandolo in una dimensione sospesa e metafisica. Proprio in questa sottrazione scenica lo spettacolo raggiunge i suoi esiti più alti. Astratta da ogni elemento, la vicenda si trasforma in puro simbolo, e il dissolversi del tempo e dello spazio lasciano emergere la forza archetipica del mito. In quei momenti conclusivi, finalmente, la regia sembra allinearsi alla potenza della partitura.
Come già anticipato, sul podio dell’ultima replica di Götterdämmerung abbiamo ritrovato Simone Young che anche in questa occasione ha saputo guidare solidamente la buona orchestra scaligera (da segnalare solo qualche sbavatura tra gli ottoni), mantenendo un buon equilibrio a livello di volume orchestrale, prediligendo tempi spediti che hanno portato verso il drammatico finale di questa tetralogia e ben sostenendo i cantanti in palcoscenico. Di ottimo livello anche la breve prova del Coro scaligero preparato da Alberto Malazzi.
In questo Götterdämmerung abbiamo ritrovato la coppia formata da Camilla Nylund e Klaus Florian Vogt, impegnati nei rispettivi ruoli di Brünnhilde e Siegfried. Il soprano finlandese conferma le buone prove precedenti, proponendo una Brünnhilde decisa e risoluta e brillando vocalmente nei momenti più lirici, dove la sua voce si trova maggiormente a proprio agio. Il registro acuto risulta sicuro e sferzante, e il fraseggio è sempre attento e preciso. Klaus Florian Vogt sfoggia una voce lirica dal timbro chiaro, perfetta anche stavolta nell’interpretare un giovane che si ritrova a essere un eroe, un po’ suo malgrado. Nonostante qualche piccolo segno di stanchezza nell’ultimo atto, la prova del tenore tedesco ha pienamente convinto. Günther Groissböck è stato invece un Hagen dall’importante presenza scenica, con voce di basso sonora ma, a tratti, ruvida e non sempre perfettamente a fuoco; ottimo, però, il fraseggio, volto a sottolineare il carattere malvagio del personaggio. Ottimi i due fratelli Gunther e Gutrune, rispettivamente Russell Braun e Olga Bezsmertna (lei impegnata anche come terza Norna). Il primo sfoggia una voce luminosa e baldanza interpretativa; la seconda, già nota al pubblico scaligero come protagonista di Rusalka, esibisce una voce lirica ben controllata ed espressiva, che non teme le salite nel registro più acuto. Impossibile non citare poi la Waltraute di Nina Stemme, applauditissima dopo il primo atto, con una vocalità incisiva e un fraseggio scolpito. Ben riuscito anche l’intervento di Johannes Martin Kränzle nei panni di Alberich. Chiudevano il cast le Norne, Christa Mayer e Szilvia Vörös, che insieme a Olga Bezsmertna hanno ben aperto l’opera, tirando i fili del destino, e il riuscito gruppo delle ondine, formato da Lea-Ann Dunbar, Svetlina Stoyanova e Virginie Verrez, le cui voci si sono ben amalgamate.
Buon successo al termine dell quasi 5 ore e mezza, con numerosi e calorosi applausi per tutti gli artisti coinvolti in questo grandioso sforzo produttivo, in attesa ora che tra il 1 e il 15 marzo vadano in scena due cicli completi dell’intera Tetralogia.
Teatro alla Scala
Milano 17 febbraio 2026
Götterdämmerung
Terza giornata in un prologo e tre atti
Siegfried | Klaus Florian Vogt
Gunther | Russell Braun
Hagen | Günther Groissböck
Alberich | Johannes Martin Kränzle
Brünnhilde | Camilla Nylund
Gutrune | Olga Bezsmertna
Waltraute | Nina Stemme
Die erste Norn | Christa Mayer
Die zweite Norn | Szilvia Vörös
Die dritte Norn | Olga Bezsmertna
Woglinde | Lea-Ann Dunbar
Wellgunde | Svetlina Stoyanova
Flosshilde | Virginie Verrez
Orchestra e Coro del Teatro alla Scala
direttrice | Simone Young
maestro del coro | Alberto Malazzi
regia | David McVicar
scene | David McVicar e Hannah Postlethwaite
costumi | Emma Kingsbury
luci | David Finn
video e proiezioni | S. Katy Tucker
coreografia | Gareth Mole
maestro arti marziali/prestazioni circensi | David Greeves
ph. Brescia e Amisano