Cardillac di Hindemith in scena all’Opernhaus di Zurigo

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Fabio Luisi dirige una nuova produzione del Cardillac di Hindemith in scena all’Opernhaus di Zurigo fino al 10 marzo. Si tratta di un’occasione carica di valore perché ricade nell’anno del centenario dal debutto della prima versione, quella in tre atti, tenutosi a Dresda il 9 novembre 1926. Quale migliore circostanza dunque per riproporre la versione originale, in luogo di quella in quattro atti, che proprio a Zurigo ha visto la luce il 20 giugno 1952. 

Fabio Luisi affronta Cardillac con disinvoltura e autorevolezza destreggiandosi in un linguaggio politonale che solo apparentemente strizza l’occhio agli ascoltatori. Si tratta infatti di un’opera moderna (per l’epoca) articolata però in forme classiche chiuse in chiaro contrasto della tendenza che nei decenni precedenti aveva visto aspirare alla forma aperta, sulla base di  un’ estetica la cui eccellenza si era identifica con l’assenza di soluzione di continuità. L’organico previsto da Hindemith è peculiare; oltre a un pianoforte a “rinforzo” dell’orchestra, prevede un lungo stuolo di percussioni e vede singolarmente schierati appena 18 archi a fronte di ben 17 fiati. Luisi si destreggia senz’alcuno sforzo esaltando la scrittura cameristica novecentesca non trascurando il lirismo dei singoli numeri nei quali l’opera è suddivisa.

Il regista Kornél Mundruczo, celebre per Pieces of a woman e Underdog trasporta la vicenda dalla Parigi di Luigi XIV alla nostra contemporaneità con riferimenti che spaziano dal Diamond Discrict di New York ad Anversa, centro pulsante per ciò che riguarda le pietre preziose. Le scene descrivono due ambienti interni principali più simili ad un centro commerciale di lusso che ad una gioielliere. Nonostante la brevità dell’opera, 100′ di musica, l’opera è presentata con un intervallo dopo il primo atto per ragioni sceniche. L’impianto scenico può essere così ricomposto e mostrando il punto di vista di Cardillac che dalla propria bottega osserva con disgusto chi tanto lo ammira. Da libretto, il protagonista è un uomo sostanzialmente apatico e distonico rispetto alla realtà che lo circonda. Sopraffatto dall’ossessione di essere abbandonato, idealizzando i gioielli che produce come le sole cose  che non potrebbero tradirlo, uccide i suoi clienti per riappropriarsi dei preziosi monili. Il furto e l’omicidio sono motivati da ragioni identitarie perché si tratta di oggetti unici, la cui compiutezza si sintetizza solo nel possesso da parti dell’artista-creatore. In una ambientazione contemporanea però  tutto ciò perde molto di significato perché oggigiorno, in un mondo in cui le opere d’arte su committenza sono sempre di meno, anche il gioielliere è più un venditore al dettaglio che un artista. Le scene di Monika Korpa sono giustamente opulente e vedono nel soffitto un elemento di in dubbio impatto visivo. Le luci di Elfried Roller sono tendenzialmente molto forti e chiare contravvenendo un po’ al carattere notturno e sinistro suggerito dalla musica. 

Venendo al cast non si possono profondere che lodi per la bravura nello schierare una compagnia che abbina doti sceniche significative a quelle più strettamente vocali. Gábor Bretz è un protagonista di tutto rispetto  e si distingue per il fraseggio  curato e dolente senza però ricorrere ai tratti patetici. Ne risulta un personaggio afflitto ma allo stesso tempo proattivo nel compimento di una inesorabile serie di malefatte.  Se Sebastian Kohlhepp (Il Cavaliere) ci è noto da diverso tempo, un’ottima sorpresa si rivela  Stanislav Vorobyov (Il commerciante d’oro) che speriamo di riascoltare presto nuovamente in ruolo di maggiore rilievo.  La protagonista femminile Anett  Fritsch (La figlia) pur offrendo una prova positiva non ha nella rotondità della voce il suo tratto d’eccellenza e risulta a tratti un po’ spigolosa. Bene infine Dorottya Láng (La Dama), Brent Michael Smith (Il comandante della prévôté) e Michael Laurenz (L’ufficiale) e menzione d’onore per il coro diretto da Klaas-Jan de Groot. Grande successo al termine della rappresentazione del 21 febbraio, alla quale abbiamo assistito.  Prossime repliche in programma per il 6 e il 10 marzo alle ore 19. 


Opernhaus
Zurigo | 21 febbraio 2026

Cardillac
opera in tre atti
libretto di Ferdinand Lion
da E.T.A. Hoffmann
musica di Paul Hindemith

Cardillac | Gábor Bretz
La figlia | Anett Fritsch
L’ufficiale | Michael Laurenz
Il commerciante d’oro | Stanislav Vorobyov
Il cavaliere | Sebastian Kohlhepp
La Dama | Dorottya Láng
Il comandante della prévôté |Brent Michael Smith

Chor der Oper Zürich
Orchester der Oper Zürich
Statistenverein am Opernhaus Zürich

direttore | Fabio Luisi
regia | Kornél Mundruczó
scene | Monika Korpa
maestro del coro | Klaas-Jan de Groot
luci | Elfried Roller
drammaturgia | Kathrin Brunner e Kata Wéber

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