L’italiana in Algeri di Rossini al Municipale di Piacenza

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Dopo il Don Giovanni mozartiano, la stagione lirica al Teatro Municipale di Piacenza è proseguita con una nuova produzione de L’Italiana in Algeri di Gioacchino Rossini, realizzata in cordata con numerosi teatri: quelli del circuito emiliano-romagnolo (Modena, Ravenna e Reggio Emilia, qui capofila), la Fondazione Haydn di Trento e Bolzano, nonché il circuito di OperaLombardia. Sul podio c’era Alessandro Cadario, mentre la regia era firmata da Fabio Cherstich. 

Nonostante mancasse da Piacenza dal 1998,  L’Italiana in Algeri è uno dei titoli più noti del repertorio buffo rossiniano, una macchina comica perfetta, dal ritmo incandescente, caratterizzata da situazioni tanto assurde quanto improbabili. La regia di Fabio Cherstich si accorda perfettamente con la partitura rossiniana, portando lo spettatore nella nostra contemporaneità, ma in un luogo non troppo preciso: una villetta in costruzione in un luogo estremamente assolato, abitato da operai e personaggi sciatti e grotteschi, con oggetti accatastati di ogni tipo che all’occorrenza si trasformano in mezzi di trasporto o troni. Sul cantiere sembra vigilare Mustafà, che cerca di mantenere in ogni modo il proprio potere, incapace però di non soccombere all’astuzia di Isabella, abile invece ad adattarsi alle assurdità di questo luogo e di rigirare la situazione a suo vantaggio. A fare da collante tra tutte le situazioni un servo muto di Mustafà (l’ottimo mimo-acrobata Julien Lambert) che studiando, spesso non visto, tutte le situazioni, gioca da deus-ex machina, scatenando situazioni sempre più paradossali. Curatissimo dal punto di vista attoriale e con un ottimo e suggestivo disegno luci (a cura di Alessandro Pasqualini), quello di Cherstich è uno spettacolo al servizio della musica, che gioca con le assurdità delle situazioni proposte da Rossini, riproponendole in chiave contemporanea con grande leggerezza.

Sul podio dell’Orchestra Regionale dell’Emilia Romagna-Arturo Toscanini abbiamo trovato Alessandro Cadario, che affronta con perizia e leggerezza la partitura rossiniana, proponendone una lettura fresca e coinvolgente, senza cali di ritmo, riuscendo anche a non perdere compattezza nei momenti più complessi (ad esempio nel celebre finale del primo atto Nella testa ho un campanello). Buona la prova dell’Orchestra dell’Emilia Romagna-Arturo Toscanini, così come ottimi gli interventi sia scenici che vocali del Coro Claudio Merulo di Reggio Emilia preparato da Martino Faggiani. 

Parlando del cast vocale non si può non partire dalla Isabella di Laura Verrecchia. Il mezzosoprano molisano sfoggia voce brunita, dal colore caldo, omogenea in tutti i registi e con agilità e colorature precise. Il fraseggio risulta inoltre ben scolpito. A livello interpretativo Verrecchia è spumeggiante, capace di far emergere un’Isabella coinvolgente, spiritosa e sicura di sé. Non le è da meno Marco Filippo Romano nei panni di Taddeo. La voce è solida e ben proiettata, tecnicamente sicuro e interpretativamente esilarante. Mustafà è stato invece un ottimo Giorgio Caoduro, fresco di debutto in questo ruolo. La voce risulta un po’ leggera per questa parte, ma questo non inficia un’esecuzione ottima sia dal punto di vista musicale che quello attoriale. Lindoro è stato invece eccezionalmente Antonino Siragusa, arrivato per sostituire un indisposto Ruzil Gatin. Nonostante il poco tempo a disposizione per prepararsi, il tenore messinese, forte della grande esperienza nel repertorio rossiniano, ha offerto una prova generosissima, con voce chiara e colorature precise, nonché è stato capace di calarsi perfettamente all’interno della regia. Corretto l’Haly di Giuseppe De Luca, così come anche la Zulma di Barbara Skira. Meno convincente dal punto di vista vocale è stata invece Gloria Tronel nella non facile parte di Elvira. Tutti e tre però sono stati interpretativamente molto convincenti. 

Al termine della recita di venerdì 27 febbraio, il pubblico ha decretato un ottimo successo a tutta la compagnia con grande entusiasmo per Laura Verrecchia e Marco Filippo Romano. La stagione lirica piacentina proseguirà a fine marzo con Cronaca di un amore, opera contemporanea commissionata dal Teatro Municipale al giovane compositore Davide Tramontano su libretto di Alberto Mattioli che racconta del rapporto tra Maria Callas e Pier Paolo Pasolini. 


Teatro Municipale
Piacenza | 27 febbraio 2026

L’Italiana in Algeri
dramma giocoso in due atti
musica di Gioachino Rossini
libretto di Angelo Anelli

Mustafà | Giorgio Caoduro
Elvira | Gloria Tronel
Zulma | Barbara Skora
Haly | Giuseppe De Luca
Lindoro | Antonino Siragusa
Isabella | Laura Verrecchia
Taddeo | Marco Filippo Romano

Orchestra dell’Emilia Romagna Arturo Toscanini
Coro Claudio Merulo Reggio Emilia

direttore | Alessandro Cadario
direttore del coro | Martino Faggiani
regia | Fabio Cherstich
scene | Nicolas Bovey
costumi | Arthur Arbesser
luci | Alessandro Pasqualini

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