
In queste settimane, tra i Giochi olimpici e paralimpici, il Teatro alla Scala di Milano porta a compimento uno dei progetti più ambiziosi per un teatro operistico: la nuova produzione di Der Ring des Nibelungen di Richard Wagner: quattro serate operistiche che dopo essere state fruite separatamente nel corso delle stagioni vengono invece proposte consecutivamente, come chiesto dal compositore, nel corso di una settimana. A 150 anni dalla prima rappresentazione integrale del ciclo, avvenuta nell’agosto del 1876 a Bayreuth e a 12 anni dall’ultima rappresentazione scaligera, diretta da Daniel Barenboim nel giugno 2013, il Teatro alla Scala giunge proprio in questi giorni alla conclusione del progetto proponendo due cicli interi nell’arco di due settimane. Annunciato ormai tre anni fa, il progetto si è nel frattempo trasformato, perdendo quasi subito uno dei suoi tasselli fondamentali, la direzione musicale di Christian Thielemann. Al tempo stesso si è però arricchito delle bacchette di Simone Young e Alexander Soddy, che si sono alternati alla guida delle singole produzioni e anche nei due cicli conclusivi.
Lo spettacolo di David McVicar si pone in continuità con quanto sviluppato anni fa dallo stesso McVicar in occasione del Ring wagneriano firmato per l’Opera di Strasburgo, senza proporre una vera e propria interpretazione, ma accompagnando la narrazione in maniera abbastanza didascalica e fedele al libretto, senza una connotazione temporale precisa, ma alludendo attraverso elementi e dettagli ad un mondo post apocalittico, senza luce e senza speranza. La narrazione visiva pesca a piene mani dall’immaginario fantasy anglosassone dei nostri giorni (con richiami alle produzioni più recenti dedicate al Signore degli Anelli) e da quello steampunk (le valchirie con i loro cavalli ne sono l’esempio più lampante).
Il Ring di McVicar alla Scala è stato senza dubbio un percorso cresciuto ed evolutosi progressivamente fin dal debutto di Das Rheingold nell’ottobre 2024. Un cammino che, pur offrendo immagini affascinanti e soluzioni sceniche interessanti in ciascun capitolo della Tetralogia (dalla grande scala di pietra simbolo del Walhalla in Das Rheingold alla suggestiva resa delle Valchirie in Die Walküre) raggiunge i suoi esiti più convincenti nella seconda parte del ciclo. È con Siegfried, infatti, che lo spettacolo trova la sua forma più compiuta, rivelandosi probabilmente l’allestimento meglio riuscito dell’intera impresa. In Götterdämmerung si tocca poi il momento emotivamente più intenso di queste quattro produzioni: dopo la morte dell’eroe, su un palcoscenico quasi completamente vuoto e immerso nell’oscurità, assistiamo alla struggente visione di Siegmund e Sieglinde che piangono il corpo del figlio, affiancati da un Wotan annientato dal dolore. Se le scene (firmate dallo stesso McVicar insieme a Hannah Postlethwaite) risultano funzionali a una lettura di taglio “neo-fantasy”, così come i costumi di Emma Kingsbury, decisamente meno convincenti appaiono invece le proiezioni video di S. Katy Tucker, che finiscono per risultare l’elemento più debole dell’intero impianto visivo.
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Il primo ciclo del Ring è stato diretto da Alexander Soddy. Il direttore britannico ha già al suo attivo un ciclo completo realizzato presso il teatro di Mannheim di cui è stato direttore musicale fino al 2022 ed negli anni ha affiancato Simone Young e Kirill Petrenko proprio nella preparazione dei rispettivi Ring ad Amburgo e Bayreuth. Soddy è riuscito a conferire grande coerenza alle quattro serate, proponendo una direzione vivace, improntata ad un lirismo che è sfociato in una grande teatralità. Questo lo si è evinto nelle scene d’insieme, ma ancora di più nei passaggi più intimi che costellano la partitura del Ring. Soddy è inoltre stato attentissimo alle dinamiche, nonché capace di mantenere alta l’attenzione del pubblico, sempre di più nel prosieguo delle serate, in un crescendo da un incipit del Rheingold un po’ problematico fino ad un ottimo Götterdmmerung, passando per una Walküre e un Siegfried molto emozionanti. Nel complesso l’orchestra ha ben seguito Soddy lungo tutta la Tetralogia, seppur con qualche imprecisione da parte della sezione degli ottoni nella Walküre. Ottimo il contributo del Coro del Teatro alla Scala preparato da Alberto Malazzi impegnato solamente in Götterdmmerung.
Nel suo insieme il cast vocale è stato di ottimo livello, composto da cantanti di esperienza in questi ruoli wagneriani. Michael Volle è stato un Wotan/Wanderer dalla voce solida, pastosa, contrassegnato soprattutto da un fraseggio ben definito ed espressivo, capace di suonare imperioso in Rheingold, ma allo stesso tempo dolce e sofferto in Walküre, mettendo quindi in risalto le sfaccettature di questo personaggio. Dopo averli ascoltati nel Ring in scena a Zurigo, Klaus Florian Vogt e Camilla Nylund hanno vestito i panni di Siegfried e Brühnnilde anche nella Tetralogia scaligera. I due hanno voci non convenzionali per questi ruoli, ma questo aspetto ha permesso ad entrambi di far emergere aspetti diversi dei rispettivi personaggi. Il tenore tedesco sfoggia voce tenorile chiara, ben proiettata e con un fraseggio sempre chiaro e pertinente. Ne emerge un Siegfried giovanile, a tratti un po’ goffo, un antieroe che mostra agli ascoltatori anche le sue debolezze. Il soprano finlandese ha voce lirica con un registro acuto sicuro e ben timbrato, fraseggio molto vario e preciso, capace di essere piegato alle esigenze interpretative del personaggio. Centro focale della narrazione del Ring, nei panni di Brühnnilde Nylund è capace di accompagnare l’ascoltatore attraverso l’evoluzione del personaggio e di incarnare vocalmente e interpretativamente la sua risolutezza nel prendere decisioni sofferte, ma necessarie.
A Günther Groissböck sono stati invece affidati i due personaggi più spregevoli di tutto il Ring: Hunding in Walküre e Hagen in Götterdämmerung, entrambi ben caratterizzati nella loro malvagità, vocalmente più a suo agio come Hunding. Ólafur Sigurdarson è stato invece un ottimo Alberich in Rheingold e Siegfried, caratterizzato da voce cavernosa e ottimo fraseggio, interpretativamente perfetto nel trasmettere le ambivalenze che caratterizzano il personaggio. In Götterdämmerung Alberich è stato invece un autorevole Johannes Martin Kränzle. Wolfgang Ablinger-Sperrhacke, Mime in Rheingold e in Siegfried, ha voce tenorile chiara, un fraseggio minuzioso ed espressivo, nonché un’eccellente capacità attoriale. Sperrhacke è interpretativamente perfetto nei panni viscidi e astuti del malefico nano, pienamente in linea con quanto richiestogli dalla regia di questa produzione. David Butt Philip è stato invece un corretto Siegmund, con voce lirica dotata di buono squillo. La sua Sieglinde è stata una commovente Vida Miknevičiūtė: voce piena e potente, con un’ottima proiezione, un registro acuto tagliente come una lama, ma in grado di piegarsi a trasmettere le indicibili sofferenze di questo personaggio e le sue dolcezze. Al soprano lituano al termine di Walküre è stato giustamente tributato una delle ovazioni più grandi delle quattro serate. Da non dimenticare anche l’ottima prova di Okka von der Damerau come Fricka, con voce controllata e fraseggio imperioso.
Tra le altre voci ricorrenti da segnalare l’ottima prova vocale e interpretativa di Olga Bezsmertna (impegnata come Freia, Ortlinde, terza Norna e Gutrune), nonché Christa Mayer che è stata una drammatica Erda, nonché una potente Waltraute in Götterdämmerung a sostituzione di una indisposta Nina Stemme. Meno riuscito l’apporto di Ain Anger come Fafner, così come il Loge di Norbert Ernst. Ottimi invece il Donner di Andrè Schuen, il Froh di Siyabonga Maqungo e il Fasolt espressivo del tonante Jongmin Park impegnati in Rheingold. Completavano il numerosissimo cast da un lato il gruppo delle Figlie del Reno (Polina Pastirchak / Lea-Ann Dunbar, Svetlina Stoyanova e Virginie Verrez) le cui voci ben si sono amalgamate all’inizio e alla fine di questo lungo Ring, dall’altro quello delle Valchirie (oltre a quelle già citate, Caroline Wenborne, Catherine Carby, Freya Apffelstaedt, Kathleen O’Mara, Nadine Weissmann, Eva Vogel) che è parso meno a fuoco rispetto a quanto ascoltato nelle recite singole.
Con la conclusione del secondo ciclo diretto da Simone Young (il prossimo 15 marzo) si chiude questo ambizioso progetto del Ring, che per anni ha impegnato il Teatro alla Scala e ha riscosso un significativo successo di pubblico.
Teatro alla Scala
Milano | 1-3-5-7 marzo 2026
Der Ring des Nibelungen
Das Rheingold
Prologo in un atto
Versi e musica di RIchard Wagner
Wotan | Michael Volle
Donner | Andrè Schuen
Froh | Siyabonga Maqungo
Loge | Norbert Ernst
Alberich | Ólafur Sigurdarson
Mime | Wolfgang Ablinger-Sperrhacke
Fasolt | Jongmin Park
Fafner | Ain Anger
Fricka | Okka von der Damerau
Freia | Olga Bezsmertna
Erda | Christa Mayer
Woglinde | Polina Pastirchak
Wellgunde | Svetlina Stoyanova
Flosshilde | Virginie Verrez
Orchestra del Teatro alla Scala
Con la partecipazione del Coro di Voci bianche dell’Accademia Teatro alla Scala
direttore | Alexander Soddy
regia | David McVicar
collaboratore del regista | Greg Eldridge
scene | David McVicar e Hannah Postlethwaite
costumi | Emma Kingsbury
luci | David Finn
video | S. Katy Tucker
Coreografia | Gareth Mole
Die Walküre
Prima giornata in tre atti
Versi e musica di Richard Wagner
Siegmund | David Butt Philip
Hunding | Günter Groissböck
Wotan | Michael Volle
Sieglinde | Vida Miknevičiūtė
Brünnhilde | Camilla Nylund
Fricka | Okka von der Damerau
Gerhilde | Caroline Wenborne
Ortlinde | Olga Bezsmertna
Waltraute | Catherine Carby
Schwertleite | Freya Apffelstaedt
Helmvige | Kathleen O’Mara
Siegrune | Virginie Verrez
Grimgerde | Nadine Weissmann
Rossweisse | Eva Vogel
Orchestra del Teatro alla Scala
direttore | Alexander Soddy
regia | David McVicar
collaboratore del regista | Greg Eldridge
scene | David McVicar e Hannah Postlethwaite
costumi | Emma Kingsbury
luci | David Finn
video | S. Katy Tucker
coreografia | Gareth Mole
Siegfried
Seconda giornata in tre atti
Versi e musica di Richard Wagner
Siegfried | Klaus Florian Vogt
Mime | Wolfgang Ablinger-Sperrhacke
Der Wanderer (Wotan) | Michael Volle
Alberich | Ólafur Sigurdarson
Fafner | Ain Anger
Erda | Christa Mayer
Brünnhilde | Camilla Nylund
Stimme des Waldvogels | Francesca Aspromonte
Orchestra del Teatro alla Scala
direttore | Alexander Soddy
regia | David McVicar
collaboratore del regista | Greg Eldridge
scene | David McVicar e Hannah Postlethwaite
costumi | Emma Kingsbury
luci | David Finn
video | S. Katy Tucker
coreografia | Gareth Mole
Gotterdammerung
Terza giornata in un prologo e tre atti
Versi e musica di Richard Wagner
Siegfried | Klaus Florian Vogt
Gunther | Russell Braun
Hagen | Günter Groissböck
Alberich | Johannes Martin Kränzle
Brünnhilde | Camilla Nylund
Gutrune | Olga Bezsmertna
Waltraute | Christa Mayer
Die erste Norn | Christa Mayer
Die zweite Norn | Szilvi Vörös
Die dritte Norn | Olga Bezsmertna
Voglinde | Lea-Ann Dunbar
Wellgunde | Svetlina Stoyanova
Flosshilde | Virgine Verrez
Orchestra e Coro del Teatro alla Scala
direttore | Alexander Soddy
maestro del coro | Alberto Malazzi
regia | David McVicar
collaboratore del regista | Greg Eldridge
scene | David McVicar e Hannah Postlethwaite
costumi | Emma Kingsbury
luci | David Finn
video | S. Katy Tucker
coreografia | Gareth Mole
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