Lohengrin per Osterfestspiele di Baden-Baden 2026

Si è conclusa lo scorso 6 aprile l’edizione 2026 dell’Osterfestspiele di Baden-Baden, la prima edizione senza la partecipazione dei Berliner Philarmoniker, che sono tornati alla storica residenza al festival pasquale di Salisburgo, dopo averlo abbandonato nel 2013 in favore proprio del neonato festival di Baden-Baden. Per questo nuovo capitolo artistico del Festival di Pasqua della cittadina termale in mezzo alla Foresta Nera è stata invitata la Mahler Chamber Orchestra, diretta da Joana Mallwitz, collaborazione che proseguirà anche nel 2027, quando in occasione del prossimo festival pasquale l’orchestra nomade fondata da Claudio Abbado, sempre diretta da Joana Mallwitz, sarà impegnata in una nuova produzione del Fidelio di Beethoven e nel Requiem di Mozart.

Per questa prima edizione è stata presentata una nuova produzione del Lohengrin di Richard Wagner, con la direzione musicale affidata, come già accennato, a Joana Mallwitz e la regia firmata da Johannes Erath.

Lo spettacolo di Erath (che aveva già curato la regia di Lohengrin per l’Opera di Oslo nel 2015) non segue fedelmente la trama originale, né propone una lettura univoca del libretto wagneriano. Al contrario, il regista sembra voler lasciare volutamente lo spettatore in uno stato di ambiguità, aprendo a molteplici interpretazioni. Vengono così enfatizzati gli aspetti più onirici dell’opera: l’intera vicenda appare infatti come un sogno (o, più precisamente, come il desiderio) di Elsa di essere salvata da un eroe dalla condanna a morte cui sembrava destinata. L’azione scenica, apparentemente ambientata in un bosco, assume i contorni di un’allucinazione, come se prendesse forma davanti a una televisione sempre accesa, elemento che contribuisce a creare una dimensione metafisica, sospesa tra realtà e immaginazione. 

Lo spettacolo è costellato di momenti visivamente suggestivi. Tra questi spicca l’ingresso in scena di Lohengrin, presentato come una sorta di rockstar, avvolto in una pelliccia bianca e collocato al centro di una grande scalinata luminosa. Nel terzo atto, invece, lo spettatore viene catapultato in una sorta di “dietro le quinte”, dove i tecnici, intenti a movimentare le scene, convivono con gli artisti, struccati e in attesa di rientrare in scena. Un quadro di forte impatto visivo che, tuttavia, risulta di non facile comprensione all’interno dell’economia complessiva dello spettacolo. Le scene di Herbert Murauer, insieme ai costumi di Gesine Völlm, rafforzano l’atmosfera di ambiguità e inquietudine che attraversa l’intera produzione. Dalla grande scalinata rotante, che ritorna ciclicamente nel corso dello spettacolo, fino ai cigni/pedalò (che offrono uno dei rari momenti di felicità per Elsa) ogni elemento contribuisce a costruire un universo visivo tanto affascinante quanto inquietante.

Più chiaro è stato il risultato musicale di questa produzione, grazie innanzitutto alla direzione di Joana Mallwitz alla testa della Mahler Chamber Orchestra. Nonostante un numero di orchestrali leggermente ridotto rispetto a quanto accade solitamente nelle esecuzioni wagneriane, la compagine fondata da Claudio Abbado nel 1997 si è distinta per una grande precisione esecutiva, sostenuta da Joana Mallwitz che ha saputo valorizzare molti dettagli orchestrali, capaci di emergere dalla partitura. La direttrice tedesca ha proposto una direzione pulita ed energica, fatta di grandi contrasti cromatici, da un lato drammatica, ma dall’altro anche eterea e quasi impalpabile, capace inoltre di ben sostenere quanto accadeva in palcoscenico. Ottimo l’importante contributo dei due cori ospiti (il Czech Philharmonic Choir di Brno diretto da Petr Fiala e il Philharmonia Chor di Vienna diretto da Walter Zeh).

Di ottimo livello anche il cast vocale coinvolto, a partire dal Lohengrin di Piotr Beczała. Il tenore polacco è ormai interprete di riferimento per questo ruolo e anche in questa occasione è stato fautore di un’ottima esecuzione: la voce è piena e pastosa, omogenea, capace di pianissimi di grande bellezza, senza dimenticare un fraseggio elegante e nobile. Il pubblico gli ha tributato un grande successo al termine della recita, culminata con un emozionante In fernem Land. Al suo fianco abbiamo ascoltato Rachel Willis-Sørensen come Elsa. Il soprano americano sfoggia una voce lirica, dotata di grande espressività e con acuti saldi e sonori che non hanno mancato di impressionare piacevolmente il pubblico. Di grande esperienza il Telramund di Wolfgang Koch con un fraseggio molto eloquente e una caratterizzazione attoriale molto coinvolgente. Altrettanto lo è stata la malvagia Ortrud di Tanja Ariadne Baumgartner, drammatica e spietata. Nobile il re di Kwangchul Youn dotato di voce vellutata e fraseggio molto raffinato. Completava il cast il sonoro Heerrufer di Samuel Hasselhorn. 

Al termine della recita della domenica di Pasqua, l’ultima delle tre in programma, grande successo per tutti gli artisti, con tanti applausi e il pubblico di tutta la sala in piedi ad acclamare il cast e la direttrice Joana Mallwitz.


Osterfestspiele 2026
Festspielhaus Baden-Baden
Baden-Baden | 5 aprile 2026

Lohengrin
opera romantica in tre atti
poema e musica di Richard Wagner

Lohengrin | Piotr Beczała
Elsa von Brabant | Rachel Willis-Sørensen
Friedrich von Telramund | Wolfgang Koch
Ortrud | Tanja Ariadne Baumgartner
Heinrich der Vogler | Kwangchul Youn
Der Heerrufer des Königs | Samuel Hasselhorn

Mahler Chamber Orchestra
Philharmonia Chor Wien
Czech Philharmonic Choir of Brno

direttrice | Joana Mallwitz
maestri dei cori | Walter Zeh, Thomas Bottcher, Petr Fiala,  Eduardo Kostelnik, Miriam Zuzialkova
regia | Johannes Erath
scene | Herbert Murauer
costumi | Gesin Vollm
luci | Joachim Klein
video | Bibi Abel

 

 

 

ph.Martin Sigmund



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