Oper Frankfurt | Due amori in bilico

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L’Oper Frankfurt ha riportato in scena, in questi giorni, due allestimenti ormai divenuti parte integrante della propria identità artistica: il Tristan und Isolde di Richard Wagner nella regia di Katharina Thoma e il Werther di Jules Massenet nell’allestimento di Willy Decker.

Due storie di amore tragico e impossibile, entrambe profondamente radicate nella cultura e nella letteratura tedesca (sebbene Werther resti uno dei vertici del repertorio operistico francese). Proprio quest’ultimo titolo mantiene un legame speciale e quasi simbolico con la città di Francoforte: fu infatti tra le mura della casa paterna situata al Großer Hirschgraben che Goethe scrisse il suo capolavoro giovanile, I dolori del giovane Werther, destinato a consacrarlo sulla scena letteraria europea.

Riproporre questi due spettacoli consequenzialmente significa, per il teatro di Francoforte, non solo valorizzare due produzioni storiche del proprio repertorio, ma anche interrogare, attraverso due capolavori assoluti, il tema universale dell’amore nella sua dimensione più estrema, tra passione, destino e autodistruzione.

Tristan und Isolde di Wagner è proposto nell’allestimento firmato dalla regista bavarese Katharina Toma e andato per la prima volta in scena nel gennaio 2020, poco prima della chiusura dei teatri a causa della pandemia. Tristan und Isolde è un’opera che pone grosse sfide a chi decide di metterla in scena. Sono pochi gli accadimenti all’interno delle quattro ore di musica, mentre tanto spazio è lasciato al racconto e ai pensieri dei personaggi. Katharina Thoma sceglie di accompagnare lo spettatore nella vicenda, senza proporre interpretazioni alternative, ma puntando su un ottimo lavoro della parte recitativa e scegliendo un impianto scenico minimalista (firmato da Johannes Leiacker), che gioca sui contrasti tra bianco e nero, tra luce e oscurità, contrasti che assumono un forte valore simbolico, richiamando l’opposizione tra giorno e notte e tra amore e morte. Elemento centrale della scena è una grande pedana nera che, mutando posizione nel corso dei tre atti, diventa emblema della passione che travolge i due protagonisti. Di grande impatto sono le luci di Olaf Winter, capaci di accentuare questi contrasti e creare effetti suggestivi: emblematico il finale dell’opera, con Isolde sola al centro del palcoscenico, immersa nel vuoto di una stanza bianca inondata da una luce accecante, che sembra inghiottirla sulle note del celebre Liebestod. L’unico tocco di colore, in questo universo dominato dal bianco e nero, è affidato ai costumi di Irina Bartels, che veste i personaggi con abiti di foggia contemporanea.

 

Il contrasto tra colori e tra chiaro e scuro sono elementi centrali anche nel Werther di Massenet nell’ormai celeberrimo allestimento firmato da Willy Decker andato in scena per la prima volta a Francoforte nel 2005, ma nato nel 1996 per la De Nationale Opera di Amsterdam, e negli anni approdato anche in Italia (a Roma nel 2015 e a Napoli nel 2007, dove tornerà in scena il mese prossimo). Lo spazio scenico è concepito come due ambienti nettamente distinti: da un lato, in prossimità del proscenio, un interno domestico (prima la casa del Bailli, poi quella di Charlotte e Albert) dominato da colori scuri; dall’altro, sul fondo del palcoscenico, uno spazio esterno caratterizzato da colori chiari e vivaci. Quest’ultimo rappresenta simbolicamente tutto ciò che si colloca al di fuori della rigida logica familiare che governa la vita di Charlotte e Sophie. A separare, ma anche a connettere i due spazi, vi è una parete scorrevole, elemento scenico che diventa una vera e propria metafora visiva.   L’intero spettacolo si costruisce su un raffinato gioco di contrasti: non soltanto tra gli spazi, ma anche tra i colori dominanti, il blu e il giallo. Queste tonalità richiamano direttamente la celebre descrizione che Goethe fa di Werther nel romanzo e trovano espressione sia nella scenografia sia nei costumi, entrambi firmati da Wolfgang Gussmann. Tutto ciò che sta all’interno è caratterizzato dai colori scuri (Charlotte, Albert e tutti i membri della famiglia sono vestiti di nero e o di blu), mentre tutto ciò che sta all’esterno ha colori vivaci e chiari (Werther veste per lo più di colore giallo ocra). Uno spettacolo di grande impatto visivo ed emotivo, delicato e struggente che perfettamente accompagna lo spettatore nella tragica storia di questo amore senza speranza. Impossibile non citare alcuni momenti come ad esempio la prima volta che Werther scorge Charlotte (le appare come in un quadro, circondata dalla famiglia di cui si occupa dopo la morte della madre, presenza onnipresente grazie ad un ritratto, un ricordo della promessa che impone a Charlotte di sposare Albert) o la grande nevicata nel tragico finale. 

 

Di grande livello entrambe le performance musicali, dominate dall’ottima prova della   Frankfurter Opern- und Museumsorchester. Nel Tristan sul podio c’era il giovane direttore musicale dell’Oper Frankfurt, Thomas Guggeis, che si approcciava per la prima volta a questa partitura wagneriana, ottenendo un grande successo, proponendo un’esecuzione da un lato fortemente drammatica, capace di seguire il clima emotivo dei protagonisti, senza però dimenticare dall’altro lato però di far emergere le raffinatezze e i momenti più impalpabili di questa partitura. Il cast coinvolto lo ha ben assecondato, a partire dall’ottima Isolde di Miina-Liisa Värelä. Il soprano finlandese è dotato di voce di grande peso drammatico, ma allo stesso tempo capace di pianissimi di grande bellezza. Gli acuti sono inoltre ben timbrati e sicuri, mentre il registro grave è ben sonoro. Il suo Liebestod cantato guardando gli spettatori è stato il vertice della serata, grazie ad un’esecuzione di grande impatto emotivo. Marco Jentzsch vestiva invece i panni di Tristan, offrendo un’esecuzione generosa, con voce ben controllata e fraseggio raffinato, molto coinvolgente, specialmente nell’ultimo atto. Purtroppo la voce però manca un po’ di proiezione e quindi a tratti risulta difficile da sentire oltre la massa sonora dell’orchestra. A lungo applaudito e a ragione anche il Kurwenal di Nicholas Brownlee, basso dalla voce pastosa, sonora e dal fraseggio scolpito, fautore di un’interpretazione davvero coinvolgente. Claudia Mahnke interpretava invece una Brangäne dalla voce vellutata, dotata inoltre di fraseggio elegante e di un registro acuto sicuro e luminoso. Molto festeggiato anche il Marke di Andreas Bauer Kanabas con voce lirica e pastosa, elegante e nobile. Completavano il cast Taehan Kim (un corretto Melot), l’ottimo Theo Lebow (voce di un giovane marinaio e un pastore) e Pete Thanapat (un pilota). 

 

Due amori in bilico; Oper Frankfurt; Tristan und Isolde; Wagner;

Tristan und Isolde – ph. Barbara Aumüller

 

Non meno di successo è stata la recita di Werther che vedeva protagonista John Osborn, tenore americano che si conferma interprete non solo vocalmente preciso, caratterizzato da ottima dizione, timbro luminoso e un ottimo controllo del fiato, ma anche interpretativamente coinvolgente e commovente, capace di conferire al personaggio grande intensità drammatica. Non gli è stata da meno la Charlotte di Bianca Andrew. Membro dell’ensemble della Oper Frankfurt e al debutto in questo ruolo, il mezzosoprano neozelandese sfoggia una voce dal colore caldo, capace di salire verso il registro acuto in modo omogeneo, con ottimo fraseggio che l’aiuta a rendere il dramma che attraversa questo complesso personaggio. Anche Karolina Bengtsson si accostava per la prima volta al ruolo di Sophie: oltre ad un physique du rôle perfetto, il giovane soprano svedese mette la sua voce argentina e ben proiettata al servizio del personaggio, perfetta per rendere la giovinezza e l’ingenuità della giovane sorella di Charlotte. Ottimo anche il consolidato Albert di Sebastian Geyer dalla vellutata voce baritonale. Corretti Pete Thanapat e Jihun Hong (Johann e Schmidt), ottimi anche Franz Mayer (Bailli) e Rastislav Lalinsky e Jianhuan Zhu, la giovane coppia di Bruhlmann e Käthchen. Manca da riferire della direzione, stavolta affidata a Felix Bender che ha guidato l’ottima Frankfurter Opern- und Museumsorchester tra il lirismo della partitura di Massenet. Il direttore tedesco ha scelto tempi più dilatati all’inizio dell’opera per continuare in un crescendo drammatico verso il tragico epilogo finale. Grande cura è stata dedicata ai colori orchestrali, mentre in alcuni momenti il volume ha rischiato di mettere in secondo piano le voci in palcoscenico. 

In tutte e due le produzioni si è distinto per qualità il contributo corale: nel caso di Tristan, il coro maschile; nel caso di Werther, il coro di voci bianche, entrambi preparati da Alvaro Corral Matute.

Le recite, molto partecipate, si sono concluse con grande successo per gli artisti coinvolti: il pubblico entusiasta, ha tributato lunghi e calorosi applausi, accompagnati da ovazioni per i cantanti e i direttori, andando così a suggellare due serate di alto livello artistico e di grande coinvolgimento.

Tristan und Isolde

Oper Frankfurt
Francoforte sul Meno | 3 aprile 2026

Tristan und Isolde
azione in tre atti

libretto e musica di Richard Wagner

Tristan | Marco Jentzsch
Isolde | Miina-Liisa Värelä
König Marke | Andreas Bauer Kanabas
Brängane | Claudia Mahnke
Kurwenal | Nicholas Brownlee
Melot | Taehan Kim
Stimme eines Jungen Seemanns / Ein Hirte | Theo Lebow
Ein Steuermann | Pete Thanapat

Frankfurter Opern- und Museumsorchester
Herrenchor der Oper Frankfurt
Statisterie der Oper Frankfurt

direttore | Thomas Guggeis
maestro del coro | Alvaro Corral Matute
regia | Katharina Thoma
ripresa da Orest Tichonov
scene | Johannes Leiacker
costumi | Irina Bartels
luci | Olaf Winter
dramaturg | Mareike WInk

Oper Frankfurt
Francoforte sul Meno | 4 aprile 2026
Werther
dramma lirico in 4 atti
musica di Jules Massenet
Libretto di Édouard Blau, Paul Milliet e Georges Hartmann

Werther | John Osborn
Charlotte | Bianca Andrew
Sophie | Karolina Bengtsson
Albert | Sebastian Geyer
Johann | Pete Thanapat
Le Bailli | Franz Mayer
Schmidt | Jihun Hong
Bruhlmann | Rastislav Lalinsky
Käthchen | Jianhuan Zhu

Frankfurter Opern- und Museumsorchester
Kinderchor der Oper Frankfurt
Statisterie der Oper Frankfurt

direttore | Felix Bender
maestro del coro di voci bianche | Alvaro Corral Matute
regia | Willy Decker
ripresa da Alan Barnes
scene e costumi | Wolfgang Gussmann
luci | Joachim Klein

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