
In queste settimane la Opernhaus di Zurigo sta riproponendo in scena il Fidelio di Beethoven, diretto da Axel Kober, nell’allestimento di Andreas Homoki che ha debuttato nel dicembre 2013 con Klaus Florian Vogt nel ruolo di Florestan e Gabriela Scherer in quello di Fidelio/Leonore.
Questo Fidelio firmato da Andreas Homoki nacque all’inizio del suo mandato come Intendant dell’Opernhaus Zürich come frutto della stretta collaborazione con l’allora direttore musicale Fabio Luisi. Una produzione che, fin dalla sua concezione, si pone come una rilettura radicale dell’unica opera di Beethoven, intervenendo non solo sull’impianto drammaturgico, ma anche sulla struttura musicale dell’opera. Homoki e Luisi costruiscono infatti uno spettacolo segnato da numerosi tagli e da una riorganizzazione dell’ordine dei numeri musicali: l’opera si apre direttamente nel cuore del secondo atto, nel momento culminante in cui Don Pizarro tenta di assassinare Florestan. Qui però il corso della vicenda viene improvvisamente alterato: prima dell’arrivo salvifico di Don Fernando, Leonore viene uccisa. A questo punto l’orchestra attacca una versione ridotta della Leonore III, che diventa una vera e propria frattura narrativa, quasi un passaggio verso una dimensione diversa. Da lì l’opera riprende il suo corso “tradizionale” (priva però dei dialoghi e con ulteriori interventi di sfoltimento sulla partitura) fino al consueto lieto fine, destinato tuttavia a rivelarsi una menzogna. Solo nelle ultime battute scopriamo infatti che Leonore è realmente morta e che quanto abbiamo visto potrebbe essere il sogno, il ricordo o la fantasia estrema di un mondo impossibile, immaginato nell’istante della morte. La regia insiste così sul carattere profondamente mentale della vicenda. La scena, volutamente scarna, è composta da una semplice scatola che occupa il proscenio: uno spazio chiuso, astratto, che può richiamare una prigione, forse per l’appunto una prigione della mente, più che una reale. Su questa struttura vengono proiettate di volta in volta didascalie lette dagli stessi protagonisti, un espediente che introduce un costante effetto di straniamento e che spezza la tensione drammatica con momenti vagamente comici. Dopo 13 anni dalla prima rappresentazione e numerose riprese, questa produzione lascia lo spettatore con alcuni interrogativi: se da un lato si tratta di un’operazione che rivendica la centralità della musica sulla drammaturgia e sul libretto, dall’altro non permette all’ascoltatore di immergersi nel capolavoro di Beethoven, apprezzandone le diverse anime che lo compongono.
Dal punto di vista musicale, in buca alla testa dell’Orchestra della Oper Zürich abbiamo trovato Axel Kober che ha diretto questa partitura rivista secondo quanto deciso da Homoki e Luisi. I tempi scelti sono molto sostenuti, ne scaturisce una lettura molto veemente della partitura che ne mette in secondo piano le raffinatezze, costringendo solisti e coro (qui preparato da Klaas-Jan de Groot) a cantare spesso troppo forte. Nei panni di Leonore abbiamo trovato una commossa Gabriela Scherer. Il soprano zurighese (con un passato da mezzosoprano) sfoggia voce solida con un fraseggio ben scolpito, anche se il registro acuto risulta a volte un po’ forzato. Florestan è stato invece Klaus Florian Vogt, tenore dalla voce luminosa che anche in questa occasione riesce a coinvolgere e ad emozionare grazie soprattutto ad un ottimo fraseggio. Ben caratterizzato anche il Rocco di Christof Fischesser dalla voce di basso ben timbrata ed espressiva. Ottimo Yannick Debus come Don Fernando dalla voce baritonale nobile e sonora, mentre corretto è stato il Don Pizarro di Brian Mulligan. Meno centrata vocalmente Anna El-Khashem come Marzelline, la cui voce risulta un po’ metallica e con difficoltà nel registro acuto. Buono invece il contributo di Andrew Owens come Jaquino.
Buon successo di pubblico per questa ripresa, accolta con grande partecipazione e calorosi applausi da parte degli spettatori, le riprese proseguono in cartellone fino al prossimo 16 maggio.
Opernhaus Zurich
Zurigo | 3 maggio 2026
Fidelio
Opera in due atti
libretto di Joseph Ferdinand Sonnleithner e Georg Friedrich Treitschke
musica di Ludwig van Beethoven
Don Fernando | Yannick Debus
Don Pizarro | Brian Mulligan
Florestan | Klaus Florian Vogt
Leonore | Gabriela Scherer
Rocco | Christof Fischesser
Marzelline | Anna El-Khashem
Jaquino | Andrew Owens
Orchester der Oper Zürich
Chor der Oper Zürich
Zusatzchor und SoprAlti der Oper Zürich
direttore | Axel Kober
maestro del coro | Klaas-Jan de Groot
regia | Andreas Homoki
ideazione scenica | Ulrich Senn
scene | Henrick Ahr
costumi | Barbara Drosihn
luci | Franck Evin
video | Alexander du Prel
drammaturgia | Werner Hintze
ph. Herwig Prammer