I puritani di Bellini al Regio di Torino

Musica, Home Page, Recensione, Teatro, Opera4 months ago

Il Teatro Regio di Torino ha proposto nelle scorse settimane una nuova produzione de I puritani, ultima opera di Vincenzo Bellini, per l’occasione la parte musicale è stata affidata a Francesco Lanzillotta, mentre la regia è stata firmata da Pierre-Emmanuel Rousseau.

Lo spettacolo firmato da Pierre-Emmanuel Rousseau trasferisce la vicenda de I puritani dall’Inghilterra cromwelliana a un’ideale epoca vittoriana che, come suggerisce lo stesso regista nelle note di sala, dovrebbe collocarsi attorno al 1835, anno della composizione dell’opera. L’allestimento si apre con una lunga sequenza muta che funge da antefatto psicologico: Elvira rivive da lontano il suicidio della madre, episodio destinato a diventare la chiave di lettura della sua fragilità mentale. Un prologo che però finisce per rallentare subito il ritmo teatrale e appesantire l’avvio dell’opera. Da quel momento lo spettacolo procede senza particolari riletture drammaturgiche, limitandosi sostanzialmente a trasportare la trama originale entro la cornice elegante e oppressiva di un grande e tetro palazzo. Le scene, continuamente movimentate da cambi, sono firmate dallo stesso Rousseau, autore anche dei costumi, e costruiscono un ambiente dominato da tonalità scure e quasi monocrome, tra carte da parati floreali, boiseries nere e saloni austeri che evocano un mondo cupo e irrigidito all’interno delle convenzioni sociali. L’unica vera eccezione è la camera di Elvira, spazio centrale dell’intero impianto scenico, decorata con una tappezzeria illustrata da scene amorose che vorrebbe forse suggerire un contrasto tra il desiderio e la costrizione sociale. Qui compare anche l’unico tocco di colore dell’allestimento: il nome di Arturo scritto in rosso sulle pareti da Elvira, segno della sua ossessione sentimentale e del progressivo avanzare della sua pazzia. L’idea di trasformare la vicenda in una sorta di racconto gotico potrebbe funzionare; ciò che manca, però, è un reale approfondimento di queste intuizioni. Alla lunga l’impressione è quella di un allestimento elegante, ma generico, visivamente curato, ma poco incisivo che sceglie di chiudere la vicenda in maniera tragica, uccidendo Arturo e lasciando Elvira in preda alla sua pazzia. La sontuosa macchina scenica sembra procedere quasi indipendentemente dalla musica, e il risultato finale è un allestimento che con pochi cambi, potrebbe adattarsi a molti altri titoli del repertorio romantico.

Sul fronte musicale la recita ha avuto risultati migliori. Il merito è innanzitutto di Francesco Lanzillotta, sul podio dell’ottima Orchestra del Regio di Torino. Il direttore romano sceglie la versione di Parigi del 1835, scritta da Bellini per il Théâtre Italien, ripristinando quindi i tagli di tradizione e scegliendo così di non includere Se il destino a te m’invola nel terzetto del finale del primo atto e poi la cabaletta finale di Elvira Ah! Sento, o mio bell’angelo. Lanzillotta dà prova di sentirsi perfettamente a suo agio in questo repertorio, che riesce a valorizzare, facendo apprezzare all’ascoltatore le lunghe linee melodiche belliniane. La sua direzione si caratterizza per la scelta di tempi energici, ma senza per questo perdere equilibrio nelle dinamiche, nonché per una grande attenzione a ciò che accade in palcoscenico, aspetto centrale in opere complesse come I puritani. Ottimo l’apporto del Coro del Teatro Regio preparato da Gea Garatti Ansini. 

I puritani è opera di grandi voci: Bellini la scrisse per quattro dei cantanti più influenti e di successo del suo tempo, scegliendo quindi inserire peripezie vocali con lo scopo preciso di metterne in luce le eccezionali capacità vocali. A Torino si è potuto contare su un ottimo cast vocale che ha contribuito largamente al successo della serata. Dopo i recenti successi come Tonio e Hamlet, John Osborn vestiva qui i temibili panni di Arturo, uno dei ruoli tenorili più temibili. Il tenore americano sfoggia un registro acuto e sovracuto solido e ben timbrato, ma alla sua esecuzione non manca un fraseggio di grande raffinatezza e un grande coinvolgimento interpretativo. Al suo fianco abbiamo invece trovato Gilda Fiume, che con questa produzione debuttava nel ruolo di Elvira. La voce del soprano salernitano è corposa, omogenea in tutti i registri e un’ottima tecnica permette a Gilda Fiume di far fronte alle numerose difficoltà di questa partitura, riuscendo a sfruttare le colorature e le agilità come mezzi espressivi per far trasparire le emozioni di Elvira. Molto applauditi anche Simone Del Savio e Nicola Ulivieri nei panni di Sir Riccardo Forth e di Sir Giorgio Valton. Entrambi hanno voci brunite, di bel colore, con agilità ben scolpite e sono capaci di dar voce alle intenzioni dei due personaggi: spavaldo Sir Riccardo e amorevole Sir Giorgio. A tratti è mancata ad entrambi un po’ di proiezione vocale, risultando così poco udibili. Di buon livello i tre comprimari che chiudevano il cast: Andrea Pellegrini (Lord Gualtiero Valton), Chiara Tirotta (Enrichetta) e Saverio Fiore (Sir Bruno Roberton).

Si è conclusa con un caloroso successo l’ultima recita di domenica 17 maggio, accolta da lunghi applausi e convinti consensi per tutti gli artisti coinvolti. La stagione del Regio si chiuderà con la nuova produzione della Tosca di Puccini in scena nell’allestimento di Stefano Poda dal 12 al 21 giugno.


Teatro Regio
Torino | 17 maggio 2026

I puritani
Opera seria in tre atti
libretto di Carlo Pepoli dal dramma storico Têtes rondes et cavaliers di Jacques-François Ancelot e Joseph-Xavier Boniface “Saintine”

Elvira | Gilda Fiume
Lord Arturo Talbo | John Osborn
Sir Giorgio Valton | Nicola Ulivieri
Sir Riccardo Forth | Simone Del Savio
Lord Gualtiero Valton | Andrea Pellegrini
Enrichetta di Francia | Chiara Tirotta
Sir Bruno Roberton | Saverio Fiore

Orchestra e Coro Teatro Regio Torino

direttore | Francesco Lanzillotta
maestro del coro | Gea Garatti Ansini
regia, scene e costumi | Pierre-Emmanuel Rousseau
coreografia | Carlo D’Abramo
luci | Gilles Gentner
assistente alla regia | Achille Jourdain
assistente alle scene | Guillemine Burin des Roziers
direttore dell’allestimento | Antonio Stallone



 

 

ph.  Mattia Gaido

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