Il Tancredi di Rossini all’Opera di Roma

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Tra le nuove produzioni più attese del cartellone del Teatro dell’Opera di Roma, quella del Tancredi occupava un ruolo di rilievo, affidata alla bacchetta del direttore musicale del teatro Michele Mariotti, mentre la regia è stata firmata da uno dei nomi più importanti del panorama teatrale odierno come Emma Dante. Scritta nel 1813,  Tancredi è stata la prima opera seria di Gioachino Rossini a riscuotere un successo tale da permettergli di raggiungere fama nazionale e internazionale, senza contare che la celeberrima Di tanti palpiti è diventata una delle arie rossiniane più conosciute, tanto da essere più volte utilizzata come modello per canzoni popolari italiane.Per tutti questi motivi Tancredi è considerata un’opera fondamentale del catalogo operistico rossiniano. Ben ne è consapevole Michele Mariotti che ha scelto questo titolo, da lui mai affrontato precedentemente, come prima opera di Rossini da dirigere Teatro dell’Opera di Roma, nei cui annali ricordiamo che su annoverano due storiche esecuzioni (nel 1977 diretta Gabriele Ferro con Marilyn Horne e Margherita Rinaldi e nel 2004 diretta da Gianluigi Gelmetti con Daniela Barcellona e Mariella Devia). Per l’occasione ha deciso di proporre il finale tragico che si conclude con la morte di Tancredi, scritto da Rossini per Ferrara alcuni mesi dopo la prima esecuzione a Venezia, accolto con riservo dal pubblico dell’epoca, ma spesso scelto nelle riprese contemporanee. 

L’allestimento firmato da Emma Dante trasforma la vicenda di Tancredi in una grande opera dei pupi, inserendo il dramma rossiniano in un immaginario popolare, artigianale e dichiaratamente teatrale. All’inizio dello spettacolo i protagonisti appaiono come pupari e manovratori della scena, figure che sembrano controllare il destino dei personaggi; con l’avanzare della recita essi stessi finiscono per trasformarsi in marionette, diventando inconsapevoli protagonisti del proprio spettacolo e vittime del destino. Un’idea interessante, che tuttavia in scena fatica a trovare una piena coerenza drammaturgica. La lettura della Dante risulta infatti meno incisiva rispetto ad altri suoi lavori recenti (che negli ultimi anni hanno regalato ad alcuni teatri italiani produzioni di straordinaria forza) e in troppi momenti l’attenzione dello spettatore si divide tra i protagonisti veri e il loro doppio; meglio riusciti risultano infatti quelle scene dove i protagonisti si trovano soli in palcoscenico, come ad esempio il duetto del primo atto tra Amenaide e Tancredi o la tragica scena del finale, due momenti di grande intensità emotiva che ben si rispecchiano nell’allestimento di Dante. A compensare le fragilità prima espresse intervengono le splendide scenografie di Carmine Maringola, che donano allo spettacolo un’affascinante atmosfera da teatro artigianale, quasi sospesa tra racconto cavalleresco e tradizione popolare siciliana. Fondali dipinti, elementi lignei e macchine sceniche volutamente semplici costruiscono uno spazio dal sapore antico, capace di evocare il mondo dell’opera dei pupi senza trasformarlo in una semplice citazione folkloristica. Ugualmente riusciti i costumi firmati dalla stessa Emma Dante insieme a Chicca Ruocco: armature, copricapi piumati e silhouette rigide trasformano i personaggi in autentici pupi siciliani.

Come già detto precedentemente sul podio abbiamo trovato Michele Mariotti che, com’è noto, si dedica da molti anni alla direzione di Rossini. Il direttore pesarese ha proposto una lettura del capolavoro rossiniano caratterizzata da nitidezza e leggerezza, riuscendo a dare risalto ai numerosi dettagli orchestrali dell’accompagnamento e trovando un’ottima intesa con i solisti in palcoscenico. A proposito dei protagonisti, Mariotti ha scelto un controtenore per la parte di Tancredi, scritta e solitamente affidata ad un mezzosoprano en travesti. In questo caso invece il ruolo del titolo era ricoperto da Carlo Vistoli che ha affrontato questa sfida vincendola. Il controtenore romagnolo sfoggia voce ben omogenea, di bel colore, con agilità precise, un’esecuzione al totale servizio dell’interpretazione: ogni nota e ogni parola era usata per trasmettere un’emozione, un crescendo culminato nel tragico finale. Al suo fianco abbiamo trovato la giovane Martina Russomanno impegnata come Amenaide: voce corposa, ben proiettata, coloratura accurata, pianissimi eterei e un fraseggio curato. Grande è stata l’intesa tra i due, facendo così dei due duetti tra loro i momenti più intensi di questa recita. Nel temibile ruolo di Argirio c’era Enea Scala, tornato a questa produzione dopo una bronchite che gli ha impedito di cantare alla prima rappresentazione. Il tenore siciliano affronta con baldanza una scrittura vocale molto complessa e, sebben si segnilano alcune forzature nel registro acuto, l’esecuzione rimane di grande intensità. Ottimo è stato il basso Luca Tittoto nei panni del cattivo Orbazzano. Di pregio le due comprimarie: la Isaura di Ekaterine Buachidze e il Roggiero di Maria Elena Pepi.

Grande successo per il maestro Mariotti e per gli artisti, con il teatro esaurito e festante, prossimo appuntamento con la stagione d’opera romana sarà la ripresa de La Traviata di Giuseppe Verdi nell’allestimento di Sofia Coppola.


Teatro dell’Opera
Roma 24 maggio 2026

Tancredi
dramma eroico in due atti
libretto di Gaetano Rossi
musica di Gioachino ROssini

Argirio | Enea Scala
Tancredi | Carlo Vistoli
Orbazzano | Luca Tittoto
Amenaide | Martina Russomanno
Isaura | Ekaterine Buachidze
Roggiero | Maria Elena Pepi

Orchestra e Coro del Teatro dell’Opera di Roma

direttore | Michele Mariotti
maestro del coro | Ciro Visco
regia | Emma Dante
scene | Carmine Maringola
costumi | Emma Dante e Chicca Ruocco
luci | Luigi Biondo
movimenti coreografici Manuela Lo Sicco



 

ph. Fabrizio Sansoni – Teatro dell’Opera di Roma

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