Turandot a Monaco: la visionaria produzione di La Fura dels Baus

Teatro, Recensione, Opera, Musica, Home Page4 months ago

La ormai celebre produzione di Turandot firmata da Carlus Padrissa de La Fura dels Baus continua a dimostrare, a distanza di 15 anni dal debutto, una sorprendente capacità di affascinare il pubblico attraverso un linguaggio scenico che fonde opera, tecnologia e immaginazione visiva. L’impressione iniziale è quella di entrare in una gigantesca installazione multimediale. Le scenografie di Roland Olbeter, le proiezioni video di Franc Aleu e le luci di Urs Schönebaum trasformano il palcoscenico del Nationaltheater in una Cina futuristica sospesa tra tradizione, fantascienza e dimensione onirica. Il mondo crudele di Turandot prende forma attraverso immagini monumentali, macchine sceniche ed effetti visivi continui che amplificano il carattere simbolico e visionario della fiaba pucciniana. Ciò che rende questa produzione particolarmente riuscita è però la capacità di non lasciare mai che l’apparato tecnologico soffochi la musica. Al contrario, l’impianto visivo sembra nascere direttamente dalla partitura, accompagnandone le tensioni drammatiche. La regia di Padrissa mantiene infatti sempre vivo il nucleo centrale dell’opera: il conflitto tra gelo e amore, tra crudeltà e fragilità umana.

Sul podio, Henrik Nánási (chiamato a sostituire il maestro Zubin Mehta) guida orchestra e coro con equilibrio e solidità. I momenti spettacolari non mancano, ma ciò che convince maggiormente è l’attenzione alla costruzione drammatica e alla cura del dettaglio sonoro, senza indulgere in eccessi puramente enfatici.

Olga Maslova offre una Turandot di grande impatto vocale e scenico. La voce possiede tutta la potenza necessaria per affrontare la scrittura impervia del ruolo, ma riesce anche a suggerire le progressive incrinature emotive della principessa, restituendo un personaggio meno monolitico e più umano. Accanto a lei, Jonas Kaufmann affronta Calaf con l’intelligenza interpretativa che da sempre lo contraddistingue. Il timbro, oggi più scuro e maturo rispetto agli anni della piena freschezza vocale, dona al personaggio una dimensione meno eroica e più introspettiva. Il celebre “Nessun dorma” viene accolto da un entusiasmo inevitabile, ma è soprattutto nella costruzione complessiva del ruolo che il tenore tedesco convince pienamente. La vera anima emotiva della serata è però Ermonela Jaho. La sua Liù conquista per autenticità e intensità espressiva. Ogni frase sembra nascere da una necessità drammatica autentica e il personaggio diventa rapidamente il centro affettivo dell’opera. Le sue arie raggiungono momenti di rara commozione, confermando ancora una volta le qualità di un’interprete che ha fatto della partecipazione emotiva il proprio tratto distintivo. Molto solido anche il Timur di Dmitry Ulyanov, mentre il trio delle maschere formato da Armand Rabot (Ping), Tansel Akzeybek (Pang) e Samuel Stopford (Pong) restituisce con efficacia quei momenti di sospensione lirica e malinconica riflessione che Puccini inserisce sapientemente all’interno della vicenda. Efficaci inoltre gli interventi di Kevin Conners nel ruolo dell’Imperatore Altoum e del coro preparato da Christoph Heil, protagonista fondamentale di una partitura che richiede potenza, precisione e grande presenza scenica.

La forza di questa Turandot risiede proprio nell’equilibrio tra spettacolo e sostanza. La Fura dels Baus dimostra ancora una volta come l’innovazione tecnologica possa dialogare con il teatro musicale senza tradirne l’essenza, ma anzi amplificandone la forza visionaria.

Al termine della serata il pubblico del Nationaltheater ha tributato lunghi applausi a tutti gli interpreti. Un successo meritato per uno spettacolo che continua a rappresentare uno degli esempi più convincenti di come il grande repertorio operistico possa parlare al presente senza rinunciare alla propria identità.


Bayerische Staatsoper
Monaco di Baviera | 6 giugno 2026

Turandot
dramma lirico in tre atti
libretto di Giuseppe Adami e Renato Simoni
musica di Giacomo Puccini

principessa 1 | Virginija Skiriute
principessa 2 | Jennifer Crohns
Turandot | Olga Maslova
Altoum | Kevin Conners
Timur | Dmitry Ulyanov
Calaf | Jonas Kaufmann
Liù | Ermonela Jaho
Ping | Armand Rabot
Pang | Tansel Akzeybek
Pong | Samuel Stopford
Un mandarino | Bálint Szabó
Il principe di Persia | Samuel Stopford

Bayerisches Staatsorchester
Chorus, extra chorus and children’s chorus of the Bayerische Staatsoper

direttore | Henrik Nánási
regia | Carlus Padrissa – La Fura dels Baus
scene | Roland Olbeter
costumi | Chu Uroz
video | Franc Aleu
luci | Urs Schönebaum
dramaturgie | Andrea Schönhofer e Rainer Karlitschek
coro | Christoph Heil


 

 

 

ph. © Geoffroy Schied

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