Bayreuther Festspiele 2026 | Rienzi

In occasione del centocinquantesimo anniversario dalla prima edizione del Festival, Rienzi viene eseguita per la prima volta a Bayreuth, accolta con favore anche da parte dei wagneriani più ortodossi. Sulla falsa riga del Grand-Opéra, fu eseguita per la prima volta al Teatro di Corte di Dresda (l’odierno Semperoper) il 20 ottobre 1842. 

Caratterizzata da melodie accattivanti, linguaggio magniloquente, numeri chiusi, concertati lunghi ed esaltanti, quest’opera è la summa delle caratteristiche da Wagner stesso considerate esteriori e prive della dignità dei drammi musicali per l’esecuzione dei quali sarebbe stato concepito e poi istituito il Festival di Bayreuth. Lo stesso Olandese volante, la cui prima esecuzione è di poco successiva e risale al 2 gennaio 1843, sarebbe arrivato sulla sacra collina solo molto più tardi (il 22 luglio 1901) verosimilmente come progetto pilota per differenziare l’offerta. Idea che avrà evidentemente animato anche l’odierno management diretto da Katharina Wagner che nel 2023 ha annunciato che sarebbe presto arrivato per Bayreuth di schiudere le porte anche a Rienzi. 

Per il  team registico la scelta è ricaduta su Alexandra Szemerédy e Magdolna Parditka, in linea con il loro percorso di carriera dato il successo del Ring a Saarbrücken e di Ruslan e Ljudmila ad Amburgo, a proprio agio dunque sia con Wagner che col Grand-Opéra. Trovarsi di fronte a un titolo con una trama debole e ricca di momenti statici non è gratificante per i registi. Sopravvive il balletto nel secondo atto che vede la coreografia sostituita da una pantomina e si anticipa dall’inizio dell’apertura del quinto a quella del quarto atto per cercare di compensare lo sbilanciamento di durata. Le registe, che curano anche scene e costumi, si concentrano sul delirio di onnipotenza del protagonista, che finisce con l’essere vittima del suo stesso modo contorto di pensare. Considerando la vicenda complessivamente debole, scelgono di focalizzarsi sul rapporto a loro parere incestuoso che lega Rienzi e Irene, legame accresciuto dal trauma comune dovuto all’uccisione del loro fratello minore da parte dei Colonna. Irene è delineata in modo piatto e distaccato anche dal punto di vista del gesto; questo collide in modo evidente soprattutto nel finale quando la ragazza, pur invocando Dio di darle la forza di resistere ad Adriano (rampollo dei Colonna, di lei perdutamente innamorato), rifiuta di fuggire scegliendo di morire al fianco di Rienzi. L’impostazione delle registe è coerente con il loro modo di concepire la vicenda; tuttavia, quando questa concezione entra in evidente contrasto con il testo cantato da un personaggio, sarebbe forse opportuno interrogarsi sull’opportunità di rivederla. Dal punto di vista scenico, non c’è un’epoca storica predefinita né colore locale che definisca Roma né altra località evidenziando quando i deliri di onnipotenza siano universali. Lo spazio scenico è caratterizzato da ambienti interni chiusi di carattere borghese, tribune e edifici in stile civile le cui tinte predominanti sono il grigio e il nero. Belli i contributi video di Leonard Koch, che si aggiungevano alla trasmissione di dettagli ripresi nel corso della recita che mettevano in risalto le abilità attoriali sia dei solisti (della fazione dei Colonna in particolare) sia del coro.    

Nathalie Stutzmann dirige con grande perizia esaltando il magnifico lirismo della partitura. Opta per tempi celeri e funzionali garantendo un ottimo afflato col coro diretto da Thomas Eitler-de Lint. Magnus Vigilius, al suo debutto a Bayreuth, risolve il ruolo del titolo con disinvoltura riuscendo a superare in modo convincente i numerosi scogli previsti dalla scrittura che troppo spesso insiste sulla tessitura di passaggio. Dei due soprani in scena Gabriela Scherer (Irene) vince a mani basse su Jennifer Holloway (Adriano, ruolo en travesti), mentre ideale si rivela il tris di bassi composto da Andreas Bauer Kanabas (Stefano Colonna), Vitalij Kowaljow  (Raimondo) e Michael Kupfer-Radecky (Cecco del Vecchio). Bene gli altri.  

Accoglienza festosa per tutti con punte di calore per la Stutzmann e per Vigilius che non è riuscito a trattenere le lacrime.


Richard Wagner Festspielhaus 
Bayreuth 19 agosto 2026

Rienzi, der Letzte der Tribunen
Opera in tre atti
musica e libretto di Richard Wagner

Rienzi |  Magnus Vigilius
Irene | Gabriela Scherer
Stefano Colonna | Andreas Bauer Kanabas
Adriano | Jennifer Holloway
Paolo Orsini | Michael Nagy
Raimondo | Vitalij Kowaljow
Baroncelli | Matthias Stier
Cecco del Vecchio | Michael Kupfer-Radecky
Un messo per la pace | Victoria Randem

Direttrice, Nathalie Stutzmann
Regia, Scene e Costumi, Alexandra Szemerédy e Magdolna Parditka
Luci, Bernd Gallasch
Video, Leonard Koch
Drammaturgia, Markus Kiesel
Maestro del Coro, Thomas Eitler-de Lint

ph. Bayreuther Festspiele / Enrico Nawrath



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