Bayreuther Festspiele 2026 | Der Ring des Nibelungen

In occasione del centocinquantesimo anniversario il Festival di Bayreuth propone tre Cicli della Tetralogia Der Ring des Nibelungen per la direzione di Christian Thielemann: un progetto dal carattere celebrativo che trova una soluzione solo nell’aspetto musicale mentre l’aspetto scenico si rivela non più che una esecuzione in forma di concerto arricchita da proiezioni. 

Marcus Lobbes, il curatore del progetto tecnico-artistico si interroga su quanto un processo di meccanizzazione virtuale possa rivelarsi compiuto dal punto di vista artistico. Il processo da lui attuato prevede che in un sistema intelligenza artificiale confluiscano documenti che riguardano tutte le produzioni del Ring andate in scena a Bayreuth tra il 1876 e il 2025: foto, bozzetti, figurini dei costumi, articoli di giornale e progetti e quant’altro. A questi si aggiunge altro materiale sugli eventi d’attualità all’epoca del debutto di ciascuna produzione. I solisti occupano uno spazio scenico di medie dimensioni compreso tra due superficie sulle quali vengono proiettate le immagini. 

Ai costumi, concepiti volutamente per omologare tutti i personaggi coinvolti nell’azione, sono collegati sensori che, in base alla tipologia e alla velocità dei movimenti compiuti da ciascuno, attivano algoritmi capaci di determinare la selezione, gli abbinamenti e la durata dei contenuti proiettati e visibili agli spettatori. Questa scelta di annullare deliberatamente l’individualità dei personaggi, attraverso costumi imponenti il cui carattere scultoreo richiama più la figura di rapaci che quella di esseri umani, finisce per penalizzare fortemente i solisti. La loro identità scenica risulta infatti difficilmente riconoscibile, tanto che molti spettatori riescono a distinguerli soltanto grazie a una profonda conoscenza del testo. 

Mosso da un briciolo di onestà intellettuale lo stesso Lobbes dichiara che si tratta solo di un progetto pilota che pone l’attenzione su come la tecnologia possa essere da supporto al teatro. Spiega di come Wagner all’epoca fosse deluso dall’esito dell’allestimento scenico a causa della penuria del supporto tecnologico e di quelle che sono le potenzialità di un sistema che tra due anni potrà offrire risultati molto più convincenti. Il vero problema di questa produzione non è la bruttezza del corredo scenico ma la totale assenza di regia. 

Ammesso che nel 2026 a livello tecnico non ci sarebbe stata la possibilità di fare convivere sette produzioni nell’ambito della stessa edizione del Festival (Il Ring, Parsifal, Olandese volante e Rienzi) un risultato del genere non può essere ammesso. Un processo di creazione artistica non può essere ridotto a una banca dati il cui unico spunto di interesse è l’auspicio che il prodotto migliori recita dopo recita. Unica consolazione si rivelano le contestazioni feroci da parte del pubblico e la certezza che questa produzione non sarà più ripresa.  

Venendo alla parte musicale, il registro cambia completamente perché ci si trova di fronte a un direttore che nonostante gli anni di frequentazione riesce sempre a trasmettere qualcosa di nuovo ad ogni ripresa del Ring. A impressionare in questa occasione sono gli scarti dinamici, la ricchezza del suono e lo scavo nel mettere in luce i particolari più preziosi che l’acustica della sala non può che favorire. I tempi sono più celeri del previsto e l’equilibrio sonoro tra orchestra e solisti in questa occasione sfavorisce le voci per via della posizione nella quale i solisti sono relegati. Ciò nonostante, il cast è nel complesso ragguardevole e omogeneo anche dal punto di vista generazionale. Ottimo si conferma l’ormai veterano Klaus Florian Vogt, di cui il prossimo anno si festeggerà il ventesimo anniversario dal debutto a Bayreuth (straordinariamente impegnato nei tre ruoli di Loge, Siegmund e Siegfried) mentre eccellente è Michael Volle (Wotan e Il Viandante), il Wotan degli ultimi anni. Se Elza van den Heever (Sieglinde) al netto di acuti un po’ affaticati, risulta penalizzata dall’assenza di recitazione), a risaltare è la giovane Anna Kissjudit (promossa da Erda a Fricka) che, a dispetto di qualche fissità, si rivela la vera scoperta di questa edizione. Erda è l’inossidabile Christa Mayer mentre Camilla Nylund, pur se sottoposta a uno sforzo ragguardevole data la natura lirica della voce, ha al tempo stesso la possibilità di completare con Brünnhilde il proprio percorso di carriera a Bayreuth, avendovi cantato tutti i ruoli femminili ammessi salvo Senta (Olandese volante) e Irene (Rienzi), sostenuti in altre sedi. Mika Kares si conferma sorprendentemente valido sia come Hunding che come e Hagen (nonostante la tessitura del secondo ruolo insista molto sul registro acuto); Jochen Schmeckenbecher (Alberich) e Gerhard Siegel (Mime) cantano i rispettivi ruoli abbandonando ogni inflessione parlata che certa tradizione ha spesso imposto. Benissimo Peter Rose (Fafner) e Michael Kupfer-Radecky (Gunther) così come il nutrito stuolo di altri interpreti.

Contestazioni al termine della Ciclo rivolte al team creativo e ovazioni all’indirizzo di Thielemann e dei solisti. Collegandosi al sito ufficiale del festival è già possibile compilare i formulari per richiedere i biglietti per la prossima edizione del Festival che prevederà un nuovo Lohengrin inaugurale e le riprese di Parsifal, Meistersinger e Tannhäuser.

Richard Wagner Festspielhaus 

Bayreuth | 12-13-15-16 agosto 2026
Der Ring des Nibelungen

 

Direttore | Christian Thielemann

Curatore | Marcus Lobbes

Scene | Wolf Gutjahr

Costumi | Pia Maria Mackert

Dramaturgie | Andri Hardmeier

Maestro del Coro | Thomas Eitler-de Lint

Concetto tecnico-artistico | Marcus Lobbes, Nils Corte

Storytelling digitale | Roman Senkl

Creative Code / Visual Art | Nils Corte, Phil Hagen Jungschlaeger

 

Das Rheingold

Wotan | Michael Volle

Donner | Alexander Grassauer

Froh| Siyabonga Maqungo

Loge| Klaus Florian Vogt

Fricka | Anna Kissjudit

Freia | Evelin Novak

Erda | Christa Mayer

Alberich | Jochen Schmeckenbecher

Mime | Gerhard Siegel

Fasolt | Mika Kares

Fafner | Peter Rose

Woglinde | Katharina Konradi

Wellgunde | Natalia Skrycka

Floßhilde | Marie Henriette Reinhold

 

Siegmund | Klaus Florian Vogt

Hunding | Mika Kares

Wotan | Michael Volle

Sieglinde | Elza van den Heever

Brünnhilde | Camilla Nylund

Fricka | Anna Kissjudit

Gerhilde | Martina Welschenbach

Ortlinde | Brit-Tone Müllertz

Waltraute | Karis Tucker

Schwertleite | Freya Apffelstaedt

Helmwige | Magdalena Hinterdobler

Siegrune | Alexandra Ionis

Grimgerde | Marie Henriette Reinhold

Rossweisse | Natalia Skrycka

Siegfried | Klaus Florian Vogt

Mime | Gerhard Siegel

Der Wanderer | Michael Volle

Alberich | Jochen Schmeckenbecher

Fafner | Peter Rose

Erda | Christa Mayer

Brünnhilde | Camilla Nylund

Waldvogel | Victoria Randem

 

Siegfried | Klaus Florian Vogt

Gunther | Michael Kupfer-Radecky

Alberich | Jochen Schmeckenbecher

Hagen | Mika Kares

Brünnhilde | Camilla Nylund

Gutrune | Magdalena Hinterdobler

Waltraute | Christa Mayer

1. Norn | Anna Kissjudit

2. Norn | Alexandra Ionis

3. Norn | Magdalena Hinterdobler

Woglinde | Katharina Konradi

Wellgunde | Natalia Skrycka

Floßhilde | Marie Henriette Reinhold

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