
La stagione del Teatro alla Scala di Milano è ripresa dopo la pausa estiva con la consueta produzione del Progetto Accademia, giunto quest’anno alla venticinquesima edizione. Un appuntamento che coinvolge tutte le forze dell’Accademia del Teatro alla Scala, affiancate da ex allievi ormai affermati. La scelta è caduta su L’elisir d’amore di Gaetano Donizetti, affidato alla direzione musicale di Marco Alibrando e alla regia di Maria Mauti (entrambi al debutto scaligero), con la partecipazione di Misha Kiria, ex allievo dell’Accademia, nel ruolo di Dulcamara.
L’allestimento di Maria Mauti si distingue per un’estrema semplicità, con una scena dominata da un unico elemento: un campo di spighe di grano che scompare nel secondo atto, lasciando il palcoscenico praticamente vuoto. Se l’immagine iniziale funziona, creando un insieme visivamente affascinante, col passare del tempo lo svuotamento della scena e la totale assenza di oggetti di scena finisce per impoverire la narrazione. Questa scelta potrebbe essere probabilmente legata alla necessità di adattare l’allestimento alla versione ridotta dell’opera destinata al progetto Grandi Opere per Piccoli, ma proprio quest’ultima sicuramente avrebbe beneficiato della presenza di qualche elemento scenico in più, capace di dare maggiore concretezza all’azione. Ambientato in un generico, ma non ben identificato West americano degli anni Cinquanta, lo spettacolo alterna immagini suggestive a soluzioni che rimangono appena abbozzate. Alcuni quadri sembrano richiamare la pittura impressionista, come nella scena in cui Adina, vestita di bianco e con un ombrellino, passeggia tra le spighe di grano, mentre altre soluzioni evocano un immaginario teatrale riconducibile a Strehler. Suggestioni che, pur offrendo momenti visivamente eleganti, non sempre riescono da soli a tradursi in uno spettacolo pienamente convincente. Il lavoro di regia sembra inoltre limitarsi a indicazioni di movimenti scenici, senza purtroppo provare a dare spessore o carattere ai personaggi che vengono così lasciati all’interpretazione dei giovani cantanti.
Sul versante musicale l’Orchestra dell’Accademia della Scala è parsa in ottima forma nelle mani di Marco Alibrando. Il direttore siciliano propone una direzione estremamente dinamica e duttile, capace di penetrare nei vari aspetti di questa partitura. Offre al pubblico una versione senza i tagli di tradizione e affida ai cantanti interessanti variazioni. Sceglie per lo più tempi spediti, allentando la presa quando la partitura lo richiede, senza però risultare mai eccessivo. Di buon livello la prova del Coro dell’Accademia del Teatro alla Scala preparato da Salvo Sgrò.
Abbiamo avuto modo di ascoltare il primo cast tra i due coinvolti in questa produzione scaligera, il cui anello di congiunzione era rappresentato dalla presenza di Misha Kiria come Dulcamara. Il baritono georgiano sfoggia voce profonda e ben proiettata, il fraseggio è curato e il sillabato sicuro e preciso, una performance accompagnata da una presenza scenica che catalizza l’attenzione del pubblico. Al suo fianco abbiamo trovato il Nemorino di Zizhao Chen che sfoggia una voce tenorile dal bel timbro e un’ottima dizione. Il registro acuto non è però sempre saldo e manca un po’ di incisività interpretativa. Noemi Muschetti è stata invece una disinvolta Adina: le agilità non sono sempre precise e qualche acuto risulta non a fuoco, ma nel complesso convince grazie ad una voce corposa e ad un fraseggio curato. Buona la prova del basso Chao Liu, dalla voce profonda e ben timbrata, scenicamente un po’ troppo caricaturale. Corretta la Giannetta di Saori Sugiyama.
Al termine calorosi applausi per tutti gli interpreti. Il prossimo anno il Progetto Accademia proporrà una rarità del repertorio di inizio Ottocento, la Leonora di Ferdinando Paër in un allestimento firmato dal giovane regista Daniele Menghini e diretto da Roland Böer.
Progetto Accademia
Teatro alla Scala
Milano | 16 settembre 2026
L’elisir d’amore
melodramma giocoso in due atti
libretto di Felice Romani
musica di Gaetano Donizetti
Adina | Noemi Muschetti
Nemorino | Zizhao Chen
Belcore | Chao Liu
Il dottor Dulcamara | Misha Kiria
Giannetta | Saori Sugiyama
Fortepiano | Daniele di Teodoro
Orchestra e Coro dell’Accademia Teatro alla Scala
direttore | Marco Alibrando
maestro del coro | Salvo Sgrò
regia | Maria Mauti
scene | Marco Rossi
costumi | Nicoletta Ceccolini
luci | Peter van Praet
Movimenti coreografici | Stefania Ballone
ph. Brescia Amisano