Death in Venice al Grande di Brescia

La stagione lirica del Teatro Grande di Brescia si è aperta con una nuova produzione di Death in Venice di Benjamin Britten: un’occasione importante perché proposta a 50 anni dalla morte del compositore inglese e perché non era mai andata in scena precedentemente a Brescia. Alla guida dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali abbiamo trovato Daniel Smith, mentre la regia è stata firmata da Rodula Gaitanou. 

Iniziamo parlando proprio della regia di Rodula Gaitanou che torna a Brescia dopo aver firmato nel 2023 la regia di Madama Butterfly: la regista ateniense sceglie per Death in Venice una grande essenzialità, affidando a pochi elementi scenici, di volta in volta funzionali ai vari episodi del racconto, il compito di definire gli spazi e accompagnare la trama. Lo spettacolo propone delle immagini abbozzate di Venezia che sembrano nascere dalla mente di Aschenbach. Determinante per questo il rapporto tra luci e video, le grandi pareti semitrasparenti che chiudono il fondo della scena alterano le proiezioni video, creando immagini instabili, talvolta sfuggenti, che come detto sembrano scaturire dalla mente del protagonista. Venezia perde così ogni consistenza concreta per trasformarsi poco a poco in uno spazio mentale. L’effetto onirico, che percorre l’intero spettacolo, non è mai puramente decorativo, ma accompagna l’intera vicenda di Aschenbach. I costumi firmati da Takis mantengono invece un riferimento più netto all’ambientazione di inizio Novecento della novella di Thomas Mann. Proprio questa riconoscibilità contribuisce a rendere ancora più evidente il contrasto tra il tormento interiore del protagonista e la leggerezza del mondo che continua a vivere attorno a lui: la vitalità dei giovani, la villeggiatura, i rituali della spiaggia e dell’hotel proseguono quasi inconsapevoli, mentre la malattia si avvicina e Venezia si trasforma progressivamente in un luogo di morte.

Death in Venice è l’ultima opera di Benjamin Britten, andata in scena nel 1973, pochi anni prima dalla sua morte. Questa composizione rappresenta bene la summa dei temi al centro del lavoro di Britten: la bellezza, l’omosessualità, ma anche la morte, che purtroppo durante gli anni di composizione di quest’opera incombeva sul compositore che soffriva di un’importante condizione cardiaca. La partitura è complessa, sia dal punto di vista dell’orchestrazione che porta a compimento le sperimentazioni condotte da Britten nella sua carriera e che dà grande spazio alle percussioni e al pianoforte, sia dal punto di vista della scrittura vocale. Britten propone un’orchestrazione rarefatta: pochi suoni, poche melodie, l’essenziale per accompagnare la decadente vicenda di Aschenbach alle prese con l’infatuazione per il giovane Tadzio. Quest’ultimo è interpretato da un danzatore (qui Filippo Polli), spesso accompagnato dalle percussioni.

Il direttore australiano Daniel Smith è riuscito a guidare l’Orchestra I Pomeriggi Musicali attraverso le complessità di questa partitura, mantenendo una grande pulizia sonora, ottenendo un ottimo equilibrio che ha messo in risalto le voci senza mai sovrastarle. Due sono in sostanza gli interpreti impegnati per più tempo in palcoscenico. Stiamo parlando innanzitutto di Aschenbach, il protagonista, qui interpretato da Toby Spence. Aschenbach è perennemente in scena e lo spettatore segue i suoi numerosi soliloqui e i brevi dialoghi con alcuni personaggi secondari, entrando nella sua mente, scena dopo scena. Spence offre un’esecuzione estremamente misurata, dando rilievo al fraseggio e alla parola scenica, in un crescendo di intensità drammatica. Il baritono Dominic Sedgwick invece interpretava sette piccoli ruoli, dal barbiere al gondoliere, dal direttore di hotel alla voce di Dioniso: ruoli differenti tra loro, con caratteristiche molto peculiari che il baritono britannico è riuscito a ben caratterizzare con voce pastosa e sonora, nonché un’ottima fraseggio. Meno a fuoco la prova invece del controtenore Danilo Pastore come Apollo. Numerosissimi i comprimari coinvolti: dalla venditrice di fragole alla guida turistica, dalla madre russa al parroco di San Marco, tutti di buon livello. Ottimo, scenicamente e vocalmente è stato il contributo del coro di OperaLombardia preparato da Diego Maccagnola. 

Buon successo di pubblico per questa apertura di stagione del Grande di Brescia, affollato nonostante il titolo poco conosciuto per il pubblico della città. Lo spettacolo è una coproduzione dei teatri di OperaLombardia con il Teatro Alighieri di Ravenna e il Teatro Valli di Reggio Emilia, e sarà in tournée tra Como, Pavia, Cremona, Reggio Emilia e Ravenna fino alla metà di febbraio 2027.


Teatro Grande
Brescia | 27 settembre 2026

Death in Venice
opera in due atti
libretto di Mary Myfanwy Piper
tratto dalla novella “Morte a Venezia” di Thomas Mann
musica di Benjamin Britten

Gustav von Aschenbach | Toby Spence
Traveller/Elderly Fop/Old gondolier/Hotel manager/Hotel barber/Leader of the players/Voice of Dionysus | Dominic Sedgwick
Voice of Apollo | Danilo Pastore
Hotel porter | Xin Zhang
A guide/English clerk | Eugenio Maria Degiacomi
Strawberry seller/Danish lady | Serena Pulpito
Lido boatman/Polish father/Restaurant waiter | Dario Battaglia
Lace seller/Russian mother | Chiara La Porta
Russian nanny/Beggar woman | Ilaria Molinari
Glass maker/Strolling player (boy) | Fabio Sabadini
French girl/Strolling player (girl) | Federica Cassetti
Newspaper seller/French mother | Chiara Torosani
Russian father/Gondolier 2 | Marcello Zinzani
Priest in St. Mark’s/German father | Renato Cadel
Ship’s steward/Hotel waiter | Marco Tomasoni
American 2/Gondolier 1 | Davide Cucchetti
American 1/Gondolier 3 | Jacopo Grenti
English lady | Letizia Egaddi
German mother | Isabella Di Pietro

Orchestra I Pomeriggi Musicali
Coro OperaLombardia

Direttore | Daniel Smith
Maestro del coro | Diego Maccagnola
Regia | Rodula Gaitanou
Scene e Costumi | Takis
Coreografie | Mattia Agatiello
Luci | Fiammetta Baldiserri
Assistente light designer | Veronica Varesi Monti
Video designer | Dick Straker



ph. Umberto Favretto

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