Il Tannhäuser di Wagner a Zurigo

Opera, Teatro, Musica, Home Page, Recensione12 hours ago

La stagione 2026/2027 della Opernhaus di Zurigo è iniziata tra gli altri titoli con la ripresa della produzione del Tannhäuser di Richard Wagner firmata da Thorleifur Örn Arnarsson che aveva debuttato proprio a fine della stagione 25/26, mentre per questa prima ripresa la direzione musicale è stata affidata a Markus Poschner.

Lo spettacolo del regista islandese è pensato interamente come un unico flashback, infatti durante l’ouverture vediamo svolgersi una scena che solo alla fine comprenderemo essere l’esito dell’ultima scena, quanto Tannhäuser, tornando da Roma distrugge la statua di Elisabeth, chiudendo un cerchio che il regista ha pensato come un sogno nel quale il protagonista è condannato a compiere sempre gli stessi errori. L’idea tuttavia resta poco sviluppata e difficilmente intellegibile. La dimensione onirica non si percepisce con chiarezza e anche sul piano visivo lo spettacolo non presenta grandi eccezioni. Il momento più riuscito è senz’altro quando le pareti della Wartburg si restringono fino a lasciare un solo spiraglio di luce. Un immagine semplice, ma tra le poche capace di emozionare.

L’esecuzione musicale ha soddisfatto ben di più le aspettative grazie ad un cast all’altezza e alla direzione di Markus Poschner. Il direttore tedesco propone un Tannhäuser sontuoso, che segue la tradizione tedesca, con grande equilibrio e grande rigore, ma anche con una ricerca solennità, che ben si adatta specialmente al primo e al terzo atto. Il suono dell’orchestra risulta compatto e di grande bellezza, grazie all’ottima prova dell’Orchester der Oper Zürich. Non da meno la prova dell’ottimo Coro preparato da Klaas-Jan de Groot. Quasi tutto il cast coinvolto aveva partecipato al debutto di questa produzione lo scorso giugno, a cominciare da Eric Cutler come Tannhäuser. Il tenore americano ha voce ben proiettata e piglio eroico, acuti saldi, ma anche spavalderia interpretativa, culminata nella drammatica Romerzählung. Anche Christina Nilsson tornava con successo nel ruolo di Elisabeth: la voce è luminosa, la tenuta perfetta, il registro acuto ben timbrato, mentre l’interpretazione riesce a ridare la delicatezza di una ragazza innamorata. Il suo contraltare, Venus, è stato invece interpretato da Rachael Wilson: il mezzosoprano americano ha voce potente, omogenea e un fraseggio prezioso. La regia non le permette di offrire un’interpretazione coinvolgente come il ruolo richiederebbe, ma la presenza scenica risulta ad ogni qual modo magnetica. In questa ripresa invece Wolfram von Eschenbach era interpretato da Andrè Schuen: la voce baritonale ha un bel colore vellutato, il fraseggio raffinato e l’interpretazione che ne scaturisce è molto umana e coinvolgente.  Completava il quintetto dei protagonisti Christof Fischesser che, nei panni di Hermann, ha sfoggiato una voce di basso profonda e sonora, nonché un’ottima presenza scenica, resa caricaturale dall’impostazione registica del personaggio. Non da meno sono stati i quattro cantori mancanti: Andrew Moore (un sicuro Biterolf), Nathan Haller (un convincente Heinrich der Schreiber), Johan Krogius (un delicato Walther von der Vogelweide) e Brent Michael Smith (un corretto Reinmar von Zweter). Completava il cast il giovane contadino di Thalia Cook-Hansen. 


Opernhaus Zürich
Zurigo | 4 ottobre  2026

Tannhäuser
Opera in tre atti – Versione di Dresda (1845/1860)
Libretto e musica di Richard Wagner

Hermann, Landgraf von Thüringen | Christof Fischesser
Tannhäuser | Eric Cutler
Elisabeth | Christina Nilsson
Venus | Rachael Wilson
Wolfram von Eschenbach | Andrè Schuen
Biterolf | Andrew Moore
Heinrich der Schreiber | Nathan Haller
Walther von der Vogelweide | Johan Krogius
Reinmar von Zweter | Brent Michael Smith
Ein junger Hirt | Thalia Cook-Hansen

Orchester der Oper Zürich
Chor der Oper Zürich
SoprAlti der Oper Zürich

Direttore | Markus Poschner
Maestro del coro | Klaas-Jan de Groot
Regia | Thorleifur Örn Arnarsson
Scene | Erna Mist
Costumi | Teresa Vergho
Luci | Martin Gebhardt
Coreografia | Sebastian Zuber
Drammaturgia | Jana Beckmann e Roman Reeger


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